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Frane sempre più frequenti, cresce l’allarme sul dissesto

I dati Ispra fotografano una fragilità diffusa

Frane sempre più frequenti

Frane sempre più frequenti, cresce l’allarme sul dissesto (foto di repertorio)

Oltre 684mila frane censite, quasi 1,3 milioni di persone esposte a rischio e più di 742mila edifici potenzialmente coinvolti. I numeri aggiornati dell’Inventario dei fenomeni franosi in Italia restituiscono l’immagine di un Paese fragile, in cui il dissesto idrogeologico non è più un’eventualità ma una condizione strutturale.

Secondo i dati elaborati dall’Ispra, le frane interessano ormai gran parte del territorio nazionale. Le uniche aree relativamente risparmiate restano la Pianura Padana e la Puglia, mentre il resto della penisola convive con movimenti del terreno frequenti e spesso imprevedibili. Un rischio che riguarda il 2,2% della popolazione italiana, una quota tutt’altro che marginale.

I fenomeni franosi colpiscono soprattutto le zone collinari e montane, lungo gli Appennini e le Alpi, dove le caratteristiche geologiche e morfologiche favoriscono instabilità di varia natura. Non tutte le frane sono uguali: cambiano per dimensioni, velocità e capacità distruttiva, ma condividono un elemento comune, la difficoltà di essere previste con precisione.

Nel 33% dei casi si tratta di scivolamenti, la stessa dinamica osservata a Niscemi, dove il cedimento del terreno ha riportato l’attenzione su un problema che si ripete ciclicamente in contesti diversi. Un altro 18,3% dei fenomeni è rappresentato da colamenti lenti, tipici di aree come l’Appennino Emiliano, la Basilicata e la Liguria: movimenti progressivi, spesso sottovalutati, che nel tempo compromettono infrastrutture, abitazioni e viabilità.

Più rare, ma estremamente pericolose, sono le frane a colamento rapido, che rappresentano il 12,1% del totale. Si innescano soprattutto in seguito a piogge intense su terreni argillosi e possono trasformarsi in eventi devastanti. La memoria corre a tragedie come Sarno e Quindici nel 1998, la Valtellina nel 1987, o a episodi più recenti in Liguria, Umbria, Piemonte, Toscana e Molise.

Un fattore aggravante sempre più rilevante è rappresentato dagli incendi boschivi. Nei territori colpiti dal fuoco, la scomparsa della vegetazione elimina una barriera naturale fondamentale. La pioggia colpisce il suolo con maggiore violenza, favorendo erosione, colate di fango e trasporto di detriti che possono raggiungere rapidamente i centri abitati. È quanto accaduto anche in Val di Susa, a Bussoleno, nel 2018, in seguito a un vasto incendio avvenuto l’anno precedente.

Il quadro che emerge è quello di una vulnerabilità diffusa, in cui eventi estremi, cambiamento climatico e fragilità del territorio si intrecciano. Niscemi, in questo contesto, non appare come un caso isolato ma come l’ennesima manifestazione di un problema nazionale, che continua a ripresentarsi con dinamiche simili in luoghi diversi.

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