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La Voce degli animali

Una storia a lieto fine. Il cane di Settimo Torinese che piangeva ha trovato qualcuno che gli vuole bene

Segnalazioni, sopralluoghi e impegno civico: Bella, il breton tolto dall'isolamento e stato affidato alla Lida per cure, sterilizzazione e futura adozione responsabile

Una storia a lieto fine. Quel cane che piangeva a Settimo Torinese ha ritrovato qualcuno che gli vuole davvero bene

Una storia a lieto fine. Quel cane che piangeva a Settimo Torinese ha ritrovato qualcuno che gli vuole davvero bene

La domanda, per giorni, è rimasta sospesa. Non urlata, non gridata. Semplicemente lì. Dov’è finito il Breton? Se lo chiedono in tanti. Lo chiedono sui social alla sindaca Elena Piastra di Settimo Torinese, una città letteralmente "fuori controllo".

Se lo chiedono con le lacrime agli occhi e l'indifferenza generale di chi su questo fronte continua a fare orecchie da mercante, a non vedere, a non capire...

Una domanda che non nasce dalla curiosità, ma da un’inquietudine profonda. Dentro quella domanda ci sono, infatti, notti spezzate dagli abbai, finestre aperte, residenti stanchi, preoccupati, arrabbiati e insieme impotenti. Ci sono telefonate, mail, segnalazioni ripetute. La sensazione diffusa che qualcosa non stesse andando per il verso giusto.

Oggi, finalmente, quella domanda ha una risposta. Ed è una risposta che non cancella ciò che è stato, ma che riesce almeno a rimettere ordine nel senso delle cose. E' una storia a lieto fine.

Il Breton si chiama Bella.
È una femmina di quattro anni e mezzo. E oggi Bella non è più a Settimo Torinese, la città che sta dalla parte dei "cacciatori" ed ha pure il coraggio di dirlo pubblicamente su Facebook.

È tornata a Ciriè, dal precedente proprietario. Ed è proprio lì che si è presentata Laura Masutti, guardia zoofila e responsabile della Lida di Ciriè e Valli di Lanzo, contattata direttamente dalle volontarie di Settimo Torinese dell’associazione "Una zampa per amico". Un passaggio di consegne silenzioso, ma carico di significato.

Laura Masutti non arriva in questa storia per caso. È una donna che ha dedicato una vita intera ai cani, al loro benessere, alle battaglie quotidiane che raramente fanno notizia, ma che cambiano davvero le cose.

Laura Masutti

Laura Masutti

«Mi sono presentata», racconta, «e lui mi ha detto: va bene, te la do. La do solo a te».
Da quel momento, senza clamori e senza ambiguità, Bella non è più “di qualcuno”. Adesso è della Lida.

L’ex proprietario, uno che ai cani vuole bene davvero, non ha cercato scuse. Ha confessato apertamente di non aver mai immaginato che Bella potesse finire in mezzo al degrado, sola e abbandonata, in mezzo al nulla. Nelle sue parole c’è dispiacere, non difesa. Ed è proprio per questo che ha deciso di donarla alla Lida: perché conosce l’associazione, perché sa come lavora, perché sa che lì Bella sarà seguita con serietà e competenza.

Oggi Bella è al sicuro. «Per il momento rimane con gli altri cani, con sua madre e sua sorella», spiega Laura Masutti. Sono insieme. Ci sono pasti caldi, cucce coibentate, presenza costante. Una quotidianità che per molti è scontata, ma che per un animale che ha vissuto l’isolamento rappresenta già un cambiamento profondo.

Bella verrà anche sterilizzata. «Noi non vogliamo che gli animali si riproducano senza controllo», chiarisce la responsabile della Lida. «La diffusione fuori controllo è un problema serio»

E po ancora. «Il cane ha un ruolo nella caccia, sono nati per la caccia», spiega Masutti, «ma questo non significa che possano essere tenuti in qualsiasi condizione». Una distinzione netta, che rifiuta le semplificazioni e rimette al centro la qualità della vita dell’animale.

Ora la Lida guarda avanti. Serve responsabilità. Serve consapevolezza. Chi vorrà adottare Bella dovrà farsi avanti con serietà, inviando una richiesta all’associazione. Non un gesto impulsivo, ma una scelta ponderata, perché l’adozione non è una soluzione rapida: è un impegno.

Ci sono dei punti fermi: «Non deve essere tenuta in un giardino. Non deve essere utilizzata per la caccia».

Ma per capire fino in fondo il peso di notizia, bisogna tornare indietro. A quando tutto è cominciato.

La storia parte da un orto di via Modigliani, a Settimo Torinese. Da un cane tenuto in gabbia che piange. Da abbai notturni che per giorni tengono svegli interi palazzi. I residenti osservano, ascoltano, si parlano. E iniziano a segnalare. Prima con cautela, poi con sempre maggiore insistenza. 

Non è solo una questione di rumore. È l’isolamento. È la permanenza continua in uno spazio ristretto. È la sensazione diffusa che qualcosa non torni, anche se apparentemente tutto sembra regolare. È da lì che nasce la mobilitazione.

Arrivano i volontari. Arrivano le associazioni animaliste. Arrivano le mail, le telefonate, le richieste di intervento. Fino al sopralluogo, quello che segna uno spartiacque.

Nell’orto di via Modigliani si presentano Maurizio Leone, volontario OIPA e rappresentante dell’associazione Liberigatti, e Desirée Papotti, volontaria animalista di Grugliasco. Non per sentito dire, ma per vedere con i propri occhi. Con loro arrivano anche la polizia locale, una dottoressa veterinaria dell’Asl To4 e i carabinieri, nell’ambito di un controllo già programmato.

Il gabbiotto viene ispezionato. Dal punto di vista formale, risulta conforme: dimensioni adeguate, acqua e cibo presenti. Il cane, a una valutazione visiva, appare in buone condizioni di salute. Tutto chiaro ma non sufficiente a chiudere la questione.

Perché ciò che ha spinto cittadini e associazioni a non tacere è stato il contesto. È stata la qualità della vita. È stata quella linea sottile, ma sempre più centrale, tra ciò che qualcuno pensa sia la “ norma” e la nuova Legge Brambilla.

Durante il sopralluogo il proprietario, visibilmente provato dall’attenzione mediatica e dai controlli, dichiara alle forze dell’ordine l’intenzione di restituire il cane al precedente proprietario di Ciriè. Una promessa fatta davanti a testimoni. Una promessa che  è poi stata mantenuta.

Nel corso dei controlli emergono anche irregolarità non direttamente legate alla detenzione del cane, per le quali il proprietario viene sanzionato. 

In quei giorni le associazioni parlano con cautela. Nessun trionfalismo. Solo attenzione. E ringraziamenti sinceri alle forze dell’ordine per l’intervento, ma soprattutto ai cittadini che hanno segnalato, scritto, insistito. Persone che non hanno accettato che tutto potesse essere archiviato in fretta, che hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte.

Questa storia, letta tutta insieme, racconta molto più di una singola vicenda. Racconta un cambiamento culturale in atto. Racconta una comunità che non si accontenta più di risposte automatiche. Racconta l’applicazione concreta di un principio ormai chiaro anche nella legge: gli animali sono esseri senzienti. Non oggetti. Non strumenti. Non presenze marginali.

Oggi Bella è al sicuro. Non perché qualcuno abbia chiuso un occhio, ma perché in tanti hanno deciso di aprirli. Insomma, non è una favola da raccontare con leggerezza, ma una storia vera, fatta di attenzione, responsabilità condivisa e scelte difficili. E per una volta, questo è bastato a cambiare il destino di qualcuno. Anche se quel qualcuno ha quattro zampe e si chiama Bella.

E per chi volesse adottare Bella ecco i riferimenti: lidacirie@yahoo.com

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