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A Settimo cani senz'acqua che vivono tra le proprie feci. Cacciatore denunciato. Sindaca assente

A Settimo Torinese un lager per cani nascosto negli orti urbani: animali rinchiusi tra feci e rifiuti, sequestri e denunce, il comune chiamato a intervenire

A Settimo cani senz'acqua che vivono tra le proprie feci. Cacciatore denunciato. Sindaca assente

In foto la sindaca Elena Piastra

Non c’era solo un cane che piangeva.
A Settimo Torinese c’è molto di più. C’è un vero e proprio lager, nascosto tra orti urbani, nella campagna silenziosa. Non lo ha scoperto il Comune, non lo ha scoperto la polizia locale, lo hanno scoperto lunedì 19 le guardie zoofile di Stop Animal Crimes. Perché qualcuno, evidentemente, non aveva guardato. O aveva preferito non vedere.

In via Bergamo hanno trovato una struttura che non aveva nulla di agricolo e nulla di occasionale. Cani di tutte le taglie, rinchiusi in box realizzati con materiali di risulta, costretti a vivere tra le proprie feci, circondati da rifiuti, senza acqua perché completamente ghiacciata. Solo l’intervento degli agenti zoofili, che hanno rotto il ghiaccio, ha permesso agli animali di bere.

Lunedì è crollata la favola rassicurante raccontata sul profilo Facebook dalla sindaca Elena Piastra: di lei che viveva in cascina, di lei che ama gli animali, di lei che avrebbe potuto fare e non c’è riuscita per colpa dei giornali.
Quel che emerge è che a Settimo l’Amministrazione comunale se ne fotte dei cani e se n'è sempre fottuta.

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Morale. È partita una denuncia per maltrattamento di animali. All’indice un cacciatore di 66 anni. I cani sono stati sequestrati e sono in attesa di una decisione della Procura della Repubblica di Ivrea. Non un’opinione, non una polemica social: un atto formale, giudiziario.

Poco più avanti, sempre nella stessa zona, è stato rinvenuto un altro cane, anche questo da caccia. Detenuto in isolamento, lontano dal mondo, chiuso in un box. Gli agenti di Stop Animal Crimes hanno rintracciato il proprietario e lo hanno invitato a togliere immediatamente il cane dall’isolamento, collocandolo in un ambiente a contatto con altri animali o con la famiglia. Tradotto: anche lì qualcosa non andava.

E non è finita.
Sempre in via Bergamo sono stati individuati altri cani detenuti in strutture fisse, vere e proprie opere edilizie, costruite per ospitare animali come fossero attrezzi agricoli. Non casi isolati. Un sistema.

A quel punto le guardie zoofile hanno informato la sindaca Elena Piastra e la polizia locale. Lo hanno fatto formalmente. E ora resta da capire come si muoverà il Comune, e soprattutto se avrà davvero la capacità e la volontà di far applicare la legge. Non a parole, ma nei fatti.

Perché la legge esiste. Esiste la legge Brambilla. Esiste la legge regionale sul benessere animale n. 16 del 2024. Ed esiste anche un regolamento comunale.

La legge regionale, all’articolo 5, impone obblighi chiarissimi: garantire ai cani adeguate possibilità di movimento, attività motoria, contatti sociali, una costante interazione, evitando l’isolamento fisico ed emotivo. Tutto ciò che a Settimo è stato violato.

Per questo l'Associazione ha chiesto formalmente al sindaco un piano urgente di censimento e bonifica dei terreni adibiti a orti, con demolizione delle strutture e sgombero dei cani. Una richiesta che non nasce dall’ideologia, ma da tutto quel che è stato documentato.

Ed è qui che il castello comunicativo del Comune è crollato. Perché fino a pochi giorni prima si era sostenuto che non ci fossero violazioni. Che non ci fosse sofferenza. Che fosse tutto frutto di allarmismo. Adesso ci sono i sequestri. Ci sono le denunce. Ci sono i fatti che smentiscono la narrazione ufficiale.

E si scopre che proprio mentre la sindaca scriveva su Facebook incolpando il nostro giornale, qualcuno rompeva il ghiaccio per far bere un cane.
Mentre si parlava di “monitoraggi”, gli animali vivevano tra feci e rifiuti.
Mentre capitava tutto questo, la Procura veniva informata.

E si scopre che a Settimo Torinese non c’era solo un cane che piangeva.
C’è un sistema che ha funzionato finché nessuno lo ha disturbato.
E adesso nessuno potrà più dire di non sapere.

Insomma: non è una storia di denunce sui giornali. È una storia di silenzi.
E quei silenzi, finalmente, sono stati rotti. Resta da capire con chi si schiererà la sindaca. Con i cacciatori o con i cani…

Un comune senza vergogna!

Questo Paese non è senza leggi. È senza vergogna.

Ogni volta che salta fuori un cane legato, un cane isolato, un cane lasciato a marcire in un campo, parte il coro automatico: “La legge c’è”. Ed è vero. Le leggi ci sono. Ci sono la legge Brambilla, le leggi regionali, i regolamenti comunali, le ordinanze, i codici. Manca tutto il resto. Manca la cultura. Manca l’empatia. Manca il senso di colpa. E soprattutto manca l’indignazione quotidiana, quella che dovrebbe scattare prima delle denunce.

Perché in Italia non è che non sappiamo che un cane non può stare in catene, non può stare "detenuto" in un orto abusivo... Lo sappiamo benissimo.
Sappiamo che non è un antifurto, non è un attrezzo agricolo, non è un soprammobile da campo. Lo sappiamo. Ma facciamo finta di niente. Perché è più comodo. Perché riguarda qualcun altro. Perché è “in campagna”. Perché è “un cane da caccia”. Perché “non è in mezzo alla strada”.

Il lager scoperto a Settimo Torinese non è un’eccezione. È la regola che si nasconde. È la fotografia di un Paese dove la sofferenza, se è silenziosa, diventa accettabile. Dove l’animale che non disturba può morire piano, basta che non faccia rumore, basta che non finisca sui social, basta che non obblighi nessuno a prendere posizione.

E quando qualcuno finalmente guarda – davvero guarda – e denuncia, il problema non è più il cane. Il problema diventa chi ha rotto il silenzio. Chi ha disturbato la quiete ipocrita del “va tutto bene”. Chi ha costretto istituzioni e amministratori a smettere di raccontarsela e di raccontarla...

Viviamo in un Paese che ha trasformato l’indifferenza in una virtù. Non immischiarti. Non esagerare. Non fare polemica. Così il cane resta legato, il box resta lì, la catena resta tesa. L'acqua è ghiacciata? Pazienza! Finché qualcuno non muore. E allora si piange. Sempre dopo. Mai prima.

Il punto non è solo chi ha tenuto e ancora tiene quei cani in condizioni disumane.
Il punto è chi lo sapeva, chi lo vedeva, chi passava di lì ogni giorno e non ha fatto nulla. 
Il punto è una politica che ama parlare di sensibilità, ma che davanti alla realtà preferisce nascondersi dietro le procedure. Una politica che controlla quando conviene e tace quando costa.

Questa storia ci mette davanti a una verità che non piace a nessuno: non siamo crudeli, siamo vigliacchi. La crudeltà è un atto. La vigliaccheria è una scelta quotidiana. È voltarsi dall’altra parte. È dire “non è compito mio”. È aspettare che intervenga qualcun altro.

Un Paese che accetta un cane che vive tra le feci e si trova davanti ad una ciottola con l'acqua ghiacciata è un Paese che accetta tutto ciò che viene dopo.  È nella cultura che giustifica, minimizza, assolve.

Lla verità è semplice, brutale, innegabile: se alla periferia di una città esiste un lager  non è perché manca una legge. È perché manca l'Amministrazione comunale.

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