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28 Gennaio 2026 - 10:29
Coldiretti non arretra dopo le piazze: dalla protesta al territorio, parte la resa dei conti con l’Europa e la Regione
La mobilitazione non si ferma, cambia forma e scende nei territori. Dopo la grande assemblea di Lingotto Fiere, che lunedì ha riunito centinaia di agricoltori torinesi insieme a migliaia di colleghi provenienti da Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, Coldiretti Torino avvia ora una fase nuova, più capillare e meno simbolica, fatta di incontri territoriali e confronto diretto con i soci. Un passaggio che segna il passaggio dalla protesta alla costruzione di una linea condivisa, mentre le battaglie aperte a livello nazionale ed europeo restano tutt’altro che chiuse.
L’assemblea del Lingotto è stata il primo appuntamento regionale di un ciclo nazionale pensato per spiegare, senza filtri, i risultati ottenuti nelle ultime settimane di mobilitazione. Un percorso iniziato il 15 dicembre con la manifestazione sotto la Regione Piemonte, proseguito con il corteo di Bruxelles contro i tagli alla Politica agricola comune e contro l’accordo con i Paesi del Mercosur, fino al presidio di Strasburgo davanti al Parlamento europeo. Proprio da lì è arrivato uno dei segnali politici più rilevanti: il rinvio dell’accordo Mercosur alla Corte di giustizia europea, un passaggio che Coldiretti rivendica come frutto diretto della pressione esercitata nelle piazze.
Ma la strategia non si esaurisce nella dimensione europea. Ora l’obiettivo è consolidare il consenso e raccogliere istanze concrete nelle Zone in cui è suddivisa la Federazione torinese: Torino e cintura, Chierese-Carmagnolese, Pinerolese, Cintura Ovest-Valle di Susa-Val Sangone, Ciriacese-Valli di Lanzo, Basso Canavese, Eporediese e Chivassese. In ciascuna area sono previste assemblee dedicate, pensate non solo per rendicontare quanto fatto, ma per costruire le prossime mosse insieme agli agricoltori.
Il messaggio politico resta netto. Mentre prosegue la battaglia per imporre ai Paesi del Mercosur le stesse regole di produzione vigenti in Italia, Coldiretti insiste sulla necessità di rafforzare i controlli su tutti i prodotti alimentari extra Ue e di garantire una trasparenza reale al consumatore. Al centro c’è la richiesta di un’etichettatura obbligatoria dell’origine a livello europeo e l’abolizione del sistema del codice doganale dell’ultima trasformazione, che oggi consente a prodotti lavorati all’estero di risultare formalmente italiani. Una distorsione che, secondo il sindacato, penalizza le imprese agricole e inganna chi acquista.

Accanto alle rivendicazioni europee, Coldiretti Torino rivendica risultati significativi anche sul piano regionale. Dai tavoli con la Regione Piemonte sono arrivati oltre 60 milioni di euro in più rispetto agli anni precedenti. Risorse destinate a capitoli considerati strategici: 3 milioni aggiuntivi per l’insediamento dei giovani, 33 milioni per sostenere gli investimenti delle imprese e l’ammodernamento delle attività, con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e al risparmio idrico, 10 milioni per interventi su pascolamento e stabulazione finalizzati alla riduzione delle emissioni, e 15 milioni per la promozione dei prodotti e delle filiere.
Dal palco del Lingotto, il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici, ha rivendicato in particolare i risultati ottenuti sul fronte dell’allevamento, uno dei settori più esposti alle crisi degli ultimi anni. «Siamo riusciti a bloccare la dermatite bovina grazie all’azione congiunta con la Valle d’Aosta promossa da Coldiretti», ha ricordato, sottolineando un intervento che ha evitato conseguenze pesanti per molte aziende. Non solo. È stato ottenuto che alle imprese che salgono in alpeggio non venga negato il premio di monticazione solo perché nei mesi invernali utilizzano una stabulazione fissa in stalla, correggendo una rigidità normativa che penalizzava le realtà di montagna.
Altro punto rivendicato riguarda l’innalzamento della mediana del premio per la linea vacca-vitello, passata da 0,9 a 3, un cambiamento definito “un bel risultato” perché incide direttamente sulla redditività delle aziende. Sul fronte del latte, Coldiretti sottolinea la firma di un contratto nazionale sul prezzo, accompagnata da una vigilanza costante sul rispetto degli impegni da parte degli industriali. «Possiamo garantire che nemmeno un litro di latte è stato raccolto solo per speculazione», ha assicurato Mecca Cici, rimarcando il ruolo di presidio esercitato dal sindacato.
A chiudere la giornata, l’intervento del direttore di Coldiretti Torino, Carlo Loffreda, che ha spiegato il senso politico degli incontri territoriali in partenza. «Con questa grande assemblea per il Nord Ovest Coldiretti Torino parte con una campagna di ascolto e confronto con i soci nelle diverse zone in cui è suddivisa la nostra Federazione», ha detto, chiarendo che l’obiettivo non è una comunicazione a senso unico. «Andremo dai soci non solo a spiegare i risultati delle mobilitazioni ma soprattutto a confrontarci con loro sui problemi e sulle iniziative per affrontarli».
È questo il passaggio chiave: trasformare una stagione di piazza in una fase di costruzione, mantenendo alta la pressione politica ma radicandola nelle esigenze quotidiane delle imprese agricole. Una mobilitazione che, almeno nelle intenzioni, non vuole restare episodica, ma diventare struttura permanente di confronto e di proposta.

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