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Referendum sulla giustizia, Pif spiazza tutti: “Ho deciso di votare No ascoltando Nordio e Tajani” (VIDEO)

Nel video per il Comitato Giusto Dire No l’attore siciliano attacca la separazione delle carriere e ironizza: “Sono loro i migliori testimonial contro la riforma”

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Il primo a esporsi è stato Alessandro Barbero. Poi è arrivato Pif. L’ordine non è un dettaglio, perché racconta bene come si è sviluppato il dibattito pubblico attorno al referendum sulla giustizia e, soprattutto, perché spiega la reazione che ne è seguita. Prima lo storico torinese, volto popolarissimo della divulgazione culturale, poi l’attore e regista siciliano, altrettanto riconoscibile e ascoltato. Due figure lontane per formazione e linguaggio, accomunate però da una scelta netta: votare No alla riforma e dirlo apertamente.

Il video di Alessandro Barbero, pubblicato su YouTube il 19 gennaio, è stato il detonatore. Un intervento pacato, privo di toni da tribuna politica, nel quale lo storico spiega perché, dopo settimane di riflessione, ha deciso di prendere posizione. «Io sono di sinistra, lo sanno tutti. Proprio per questo mi sono chiesto a lungo che senso avesse intervenire», dice Barbero, chiarendo fin dall’inizio di essere consapevole del terreno scivoloso. La decisione arriva solo dopo aver studiato la riforma e averne valutato le conseguenze istituzionali.

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Barbero non entra nel dettaglio tecnico degli articoli, non si presenta come giurista e non pretende di esserlo. Il suo è un ragionamento di sistema, che contesta la narrazione pubblica del referendum. La consultazione, secondo lo storico, viene raccontata come un semplice voto sulla separazione delle carriere, mentre il nodo reale riguarda l’assetto dell’autogoverno della magistratura e il ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura. Il rischio, nella sua analisi, è che il cittadino finisca per non essere più garantito se si trova davanti magistrati potenzialmente condizionabili dalla politica.

Proprio questo intervento scatena una reazione durissima. Quotidiani e commentatori dell’area di destra concentrano su Barbero un’attenzione martellante, spesso più rivolta alla sua legittimità a parlare che alle sue argomentazioni. L’accusa ricorrente è sempre la stessa: non è un costituzionalista, quindi non sarebbe titolato a esprimersi. Un attacco che sposta il dibattito dal merito alla persona e che finisce per trasformare Barbero in un bersaglio politico. Il messaggio implicito è chiaro: va bene la divulgazione storica, meno bene l’ingresso nel campo della giustizia contemporanea.

È in questo clima che arriva, oggi, l’intervento di Pif, pseudonimo di Pierfrancesco Diliberto. E non è un caso che il suo video inizi proprio dal riferimento a Barbero. «Carissimi, è da giorni che cerco di preparare questo video in cui spiego il motivo per cui voterò no al referendum. Solo che ho pensato: se al professor Barbero lo trattano così, a me mi fanno un mazzo», dice l’attore siciliano.

Pif chiarisce subito di non voler scivolare nel tecnicismo. «Rispetto agli altri referendum mi sono dovuto documentare molto prima di prendere questa decisione perché è un fatto molto tecnico e una persona normale fa fatica a capire di cosa stiamo parlando», spiega. Ma sottolinea anche che si tratta di una riforma destinata a incidere sulla vita di tutti. «Anche se questa riforma, se passa, influenzerà molto la vita di tutti quanti».

Entrando nel merito, l’attore individua alcuni punti che non lo convincono. «Questa cosa del sorteggio differenziato, diciamo, a me non mi convince, anche perché mi sembra un po’ a sfavore della Magistratura e a favore della politica». Poi il riferimento a un modello che evoca più di una preoccupazione: «Mi sembra che ci sia un po’ di Ungheria nell’aria. E l’Ungheria è bella ma non ci vivrei, almeno non per il momento». Per Pif, inoltre, la riforma non affronta le vere emergenze del sistema giudiziario: «Con tutti i problemi che ha la giustizia italiana, questa non è una priorità. Ci sono prima mille altri problemi da risolvere, uno fra tutti i tempi della giustizia».

La critica si fa ancora più esplicita quando Pif prende di mira la comunicazione politica. «Questa riforma spesso viene presentata come una riforma che risolverà anche questo tipo di problema. Almeno, Fratelli d’Italia nei suoi social lo ripete continuamente», osserva, aggiungendo con sarcasmo: «Loro non sono stati bannati come il povero professor Barbero, quindi non è una fake news». E la definizione finale è una delle più taglienti: «La sensazione è che questa riforma sia un po’ il ponte sullo stretto della giustizia. È utile a chi lo fa».

Il passaggio più noto del video arriva quando Pif spiega da dove nasce la sua decisione definitiva. «Io ho capito che devo votare no ascoltando Nordio e Tajani. E l’ho capito di più di quando ascolto un magistrato», afferma. Citando Antonio Tajani, osserva: «Tajani, ad esempio, ha dichiarato che la maggior parte degli imputati in Italia alla fine viene assolta». Da qui il ragionamento: «Se un imputato alla fine viene assolto molto probabilmente è perché il PM e il giudice hanno avuto idee diverse riguardo le sorti dell’imputato. Tutto questo ha mandato avanti il processo al grado successivo». E la conclusione è una domanda retorica che diventa accusa politica: «E se questo avviene nella maggior parte dei casi, come dice Tajani, che la facciamo a fare ’sta riforma?».

L’affondo finale è dedicato al ministro della Giustizia Carlo Nordio. «Quando Nordio invece dice che la Schlein dovrebbe votare sì perché un giorno potrebbe essere utile al PD quando sarà al governo, allora lì capisci perché vogliono fare questa riforma», dice Pif. E chiude con una provocazione che ribalta la strategia comunicativa del referendum: «Quindi ai comitati del no suggerisco di usare come testimonial Tajani e Nordio. Loro sanno spiegare meglio di altri le ragioni del no. Almeno a me hanno convinto a votare no».

Prima Barbero, poi Pif. Due interventi diversi, ma complementari. Il primo più riflessivo, il secondo più ironico e diretto. Entrambi, però, capaci di portare il tema della giustizia fuori dai circuiti specialistici e dentro una discussione pubblica più ampia. Ed è probabilmente questo l’elemento che ha fatto scattare reazioni tanto dure: non tanto le tesi espresse, quanto il fatto che a esprimerle siano voci popolari, in grado di parlare a un pubblico vasto e trasversale. In un referendum che il governo vorrebbe ridurre a slogan, Barbero e Pif hanno rimesso al centro il senso politico della riforma. Ed è lì che il dibattito diventa davvero scomodo.

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