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27 Gennaio 2026 - 08:00
Clay Mowry
Lo spazio non è più una dimensione lontana, confinata ai lanci e alle missioni spettacolari: è ormai parte integrante della vita quotidiana, dell’economia e dello sviluppo tecnologico. Un contesto nel quale Torino rivendica un ruolo di primo piano, riconosciuto ben oltre i confini nazionali.
A ribadirlo è stato Clay Mowry, presidente dell’Aiaa – American Institute of Aeronautics and Astronautics, la più grande associazione aerospaziale mondiale con sede a Washington, che riunisce migliaia di ricercatori e ingegneri e promuove a livello globale la cultura dello spazio. Mowry, forte di un’esperienza maturata anche in Blue Origin, la compagnia privata fondata da Jeff Bezos, e di un passato da presidente della Federazione Astronautica Internazionale, ha preso parte ieri all’inaugurazione del nuovo ufficio Aiaa all’interno della sede di Space Industries, a Palazzo Carpano.
Si tratta di un passaggio tutt’altro che simbolico: quello di Torino è infatti il primo ufficio che l’associazione statunitense apre ufficialmente al di fuori degli Stati Uniti nell’ambito dei programmi Europa-Africa-Emirati, sancendo di fatto il riconoscimento internazionale del capoluogo piemontese come polo strategico del settore spaziale. Una scelta che si inserisce in una fase di forte espansione globale della space economy, sempre più centrale nelle politiche industriali, tecnologiche e di sicurezza dei Paesi avanzati.
L’apertura dell’ufficio Aiaa fa da cornice agli obiettivi industriali di Space Industries, azienda nata nel 2024 che sta investendo pesantemente sul territorio. A Settimo Torinese è in fase di realizzazione uno dei più grandi complessi di “camere pulite” d’Italia e d’Europa, spazi ad altissima tecnologia destinati alla produzione e allo sviluppo avanzato di satelliti di nuova generazione. Un progetto che affonda le sue radici due anni fa, quando l’azienda – fondata dall’attuale amministratore delegato Giuseppe Santangelo, con quindici anni di esperienza professionale negli Stati Uniti e collaborazioni anche con la Nasa – avviò le prime attività insieme a Comat, dando avvio a un percorso industriale costruito su competenze già consolidate e relazioni internazionali.
Il cronoprogramma è già definito: nel 2026, una volta conclusi i lavori che procedono secondo le previsioni, partirà la produzione vera e propria, con l’avvio della costruzione in serie dei primi satelliti. Una svolta significativa in un settore che, storicamente, ha privilegiato produzioni su misura e tempi lunghi, e che oggi guarda sempre più a modelli industriali scalabili. Il modello su cui si basa Space Industries ruota attorno a un concetto chiave: ridurre tempi, rischi e soprattutto costi dell’intero ciclo produttivo, rendendo la manifattura satellitare più accessibile e competitiva sul mercato globale.
L’obiettivo dichiarato è ambizioso. Entro il 2030 l’azienda punta a superare quota 200 satelliti realizzati, con piattaforme di dimensioni variabili, da 10 fino a 500 chilogrammi di massa. Numeri che collocano il progetto torinese tra quelli più rilevanti nel panorama europeo, soprattutto se rapportati alla capacità di concentrare internamente tutte le fasi della manifattura: dalla componentistica ai sistemi elettronici, dai pannelli solari alle batterie. Una scelta che consente di evitare continui trasferimenti esterni, migliorando la tracciabilità dei processi, la qualità finale del prodotto e la capacità di rispettare tempistiche industriali sempre più stringenti.
Il cuore produttivo di Settimo Torinese sarà in grado di ospitare contemporaneamente oltre 40 satelliti, con un’area complessiva di circa 6 mila metri quadrati. Di questi, circa la metà sarà occupata da una Camera Bianca modulare, ambiente altamente controllato in cui anche la più piccola impurità o granello di polvere viene eliminato per garantire standard qualitativi elevatissimi. Strutture di questo tipo rappresentano un asset strategico non solo per la produzione interna, ma anche per eventuali collaborazioni con altri attori della filiera che necessitano di spazi certificati per l’integrazione e il collaudo dei propri sistemi.
I satelliti prodotti saranno destinati a diversi ambiti strategici: osservazione della Terra, telecomunicazioni, esplorazione spaziale, potenziamento delle reti internet e cyber sicurezza. Settori che rispondono a esigenze sempre più concrete, dalla gestione delle emergenze ambientali al monitoraggio climatico, fino allo sviluppo di infrastrutture digitali avanzate. A supporto dello sviluppo industriale, Space Industries può già contare su una rete commerciale attiva in diversi Paesi, tra cui Italia, Stati Uniti, Norvegia, Emirati Arabi Uniti, Turchia e India, a conferma di una vocazione internazionale che guarda fin dall’inizio ai mercati globali.
La strategia è chiara: crescere facendo sistema, puntando su collaborazione, apertura e un modello industriale orizzontale, capace di dialogare con gli altri player del settore e di attrarre nuove opportunità sul territorio. In un momento storico in cui la competizione spaziale si gioca sempre più sulla capacità di integrare competenze, infrastrutture e visione industriale, Torino e la sua area metropolitana si candidano così a diventare uno dei nodi centrali di un ecosistema spaziale europeo in rapida evoluzione.
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