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25 Gennaio 2026 - 16:41
Taglio alberi a Cossano
A Cossano Canavese la vicenda del fotovoltaico all’ombra degli alberi non si chiude con una potatura maldestra. Anzi, da qui comincia un’altra storia. Dopo la notizia pubblicata nei giorni scorsi, la minoranza consiliare è passata dalle parole ai fatti e ha depositato tre esposti formali: ai Carabinieri Forestali, all’Autorità Nazionale Anticorruzione e alla Procura regionale della Corte dei Conti. Non segnalazioni generiche, ma atti circostanziati, protocollati, con riferimenti normativi precisi e una domanda che torna ossessiva: chi ha deciso, come e perché.
I fatti di partenza sono noti. Tutto nasce prima della motosega. Nasce dall’installazione di un impianto fotovoltaico sul tetto della scuola Giulia Avetta, di cui peraltro non se ne capisce il bisogno considerando che l’Amministrazione comunale ha già deciso di chiudere. Un impianto progettato e realizzato senza tenere conto della presenza di conifere vecchie più di 80 anni. Alberi che fanno ombra. Ombra prevedibile. Ombra ignorata.
È da qui che parte la contestazione politica. Ed è da qui che prende forma una vicenda che, invece di chiarirsi, si complica.
Il 23 gennaio, nell’area esterna della scuola, arrivano le motoseghe. La capitozzatura è drastica. L’intervento appare subito come un’operazione “correttiva” di un errore progettuale a monte.
Ed è su questo che la minoranza alza il livello dello scontro. Simona Vogliano, capogruppo, insieme a Fernanda Francesio e Massimo Effroi, hanno depositato un primo esposto ai Carabinieri Forestali. Nel documento si segnala che "la capitozzatura è una pratica non ammessa secondo la normativa tecnica e i Criteri Ambientali Minimi (CAM) previsti dal DM 63/2020, perché dannosa per la stabilità degli alberi e tale da aumentare il rischio di schianto". Ma c’è di più: "l’intervento viene eseguito in area scolastica, durante l’attività didattica, con presenza di minori, aprendo evidenti profili di rischio per la pubblica incolumità...".
Parallelamente è partita la segnalazione all’ANAC. Qui il tema si sposta sul piano amministrativo. Non si parla solo di alberi, ma di istruttoria, affidamento e buona amministrazione. Viene evidenziata l’assenza di una relazione tecnica firmata da un agronomo o da un dottore forestale abilitato, la non conformità dell’intervento ai CAM (Criteri Ambientali Minimi) e un sospetto che pesa: la gestione ex post degli effetti di una scelta progettuale recente, senza una valutazione preventiva di compatibilità ambientale. Tradotto: prima si installano i pannelli, poi si scopre che il sole non arriva e si “risolve” il problema tagliando gli alberi.
Il terzo atto è il più delicato: l’esposto alla Corte dei Conti. Qui il linguaggio si fa diretto. Si parla esplicitamente di possibile danno erariale, attuale e prospettico. La capitozzatura viene definita tecnicamente scorretta, antieconomica e potenzialmente destinata a produrre ulteriori costi nel medio periodo, perché indebolisce gli alberi e può rendere necessario il loro abbattimento e la sostituzione. Ancora una volta la sequenza temporale è centrale: prima l’impianto fotovoltaico, poi l’intervento sugli alberi. Con il sospetto che le conseguenze di una scelta sbagliata vengano scaricate sul patrimonio pubblico, e quindi sui cittadini.
In tutto questo, l’Amministrazione comunale guidata dalla sindaca Aurelia Siletto, con la vicesindaca Fiorenza Anelli, resta sullo sfondo. Nessuna spiegazione pubblica dettagliata, nessuna relazione tecnica, nessun chiarimento formale sul perché si sia arrivati a intervenire in quel modo e in quel momento.
Ma c’è un elemento che attraversa l’intera vicenda e la rende ancora più inquietante: la sicurezza. Quel 23 gennaio, mentre si lavorava in quota con una piattaforma elevabile, la scuola era aperta. I bambini erano presenti. E durante il sopralluogo non risultavano ordinanze esposte, delimitazioni adeguate del cantiere né la presenza di un operatore a terra, obbligatoria secondo il Testo Unico sulla Sicurezza. Non una svista, ma una catena di omissioni.
Insomma, non è più solo la storia di pannelli fotovoltaici messi all’ombra e alberi tagliati per rimediare. È una vicenda che chiama in causa ambiente, sicurezza, correttezza amministrativa e uso delle risorse pubbliche. E soprattutto lascia una domanda sul tavolo: possibile che un intervento in un’area scolastica, con minori presenti, venga gestito così?

A Cossano Canavese il futuro è green. Talmente green che, per far funzionare il fotovoltaico, si sono dovute far arrivare le motoseghe. Perché il sole, si sa, è una risorsa rinnovabile, ma solo se prima si eliminano gli alberi che osano fare ombra dove crescevano da ottant’anni.
La storia è semplice. Talmente semplice da risultare imbarazzante. Si installano pannelli fotovoltaici sul tetto di una scuola. Poi ci si accorge che ci sono degli alberi che fanno ombra. Alberi veri, conifere adulte, robuste, lì da decenni. E invece di chiedersi se forse il progetto andava pensato meglio, si decide di “risolvere” il problema alla maniera più rapida possibile. Tagliando.
Il tutto, ovviamente, mentre la scuola è aperta. Con i bambini dentro. Perché quando si parla di sicurezza, l’importante è non esagerare con le formalità. Ordinanze, delimitazioni, operatori a terra: dettagli. Roba da burocrati.
Non è una storia di ambientalismo malinteso. È una storia di tempismo sbagliato. Prima si fa, poi si pensa. Prima si installa, poi si corregge. Prima si sbaglia, poi si rimedia. Un green a posteriori, però. Un green che arriva dopo la motosega. Un green che non ama gli alberi se fanno ombra.
Ora però le carte viaggiano. Forestali, ANAC, Corte dei Conti. Segno che qualcuno ha deciso che questa commedia non faceva più ridere. A Cossano il sole, prima o poi, arriverà anche sui pannelli. Resta da capire se, nel frattempo, qualcuno avrà il coraggio di uscire dall’ombra e spiegare come si è arrivati fin qui.
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