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23 Gennaio 2026 - 16:09
Taglio alberi a Cossano
A Cossano Canavese le comiche non finiscono mai. Dopo il fotovoltaico installato all’ombra degli alberi, ora arriva la potatura drastica. Ma non di notte, non a scuola chiusa, non con un cantiere blindato. No. Con i bambini dentro, durante l’orario scolastico, mentre qualcuno lavora in quota su una piattaforma elevabile, da solo, senza operatore a terra, senza ordinanze esposte, senza segnalazioni degne di questo nome. Altro che green: qui siamo al teatro dell’assurdo.
La scena è questa: scuola Giulia Avetta (quella chel’Amministrazione comunale vuole chiudere per sempre) tetto coperto di pannelli fotovoltaici che il sole lo vedono a intermittenza, alberi che “danno fastidio” e quindi vengono capitozzati in fretta e furia. Peccato che quegli alberi fossero lì prima dell’impianto. E peccato che nessuno sembri aver fatto prima ciò che qualsiasi progettista serio farebbe: uno studio sugli ombreggiamenti.
A sollevare il caso – di nuovo – è la consigliera comunale di minoranza Simona Vogliano, che questa volta non si limita a un’interrogazione politica, ma passa all’azione. Sopralluogo personale, constatazioni puntuali e, soprattutto, atti ufficiali protocollati.
Nel primo documento, un’interrogazione a risposta scritta e orale, Vogliano mette nero su bianco una serie di domande che fanno tremare i polsi. L’intervento di potatura drastica – avvenuto il 23 gennaio 2026 – appare chiaramente finalizzato a eliminare l’ombra sui pannelli fotovoltaici, non certo a mettere in sicurezza il patrimonio arboreo. E qui scatta il corto circuito amministrativo: se gli alberi erano un problema, perché non è stato valutato prima, in fase progettuale?
La consigliera chiede se esista una relazione tecnica firmata da un agronomo o da un dottore forestale, se l’intervento sia stato motivato da reali esigenze di sicurezza o piuttosto dal tentativo maldestro di correggere un progetto sbagliato, quanto sia costato tutto questo ai cittadini e se siano state valutate soluzioni alternative meno distruttive e più intelligenti. Domande semplici, dirette, inevitabili.

Ma il vero colpo arriva poche ore dopo. Perché mentre gli alberi vengono tagliati, dentro la scuola ci sono i bambini. Non una voce di paese, non un sospetto: un sopralluogo alle ore 14:11 lo certifica. Lezioni svolte al mattino, intervallo in corso al momento del controllo. E fuori? Un’area che dovrebbe essere cantiere, segnalata solo da un nastro bianco e rosso “in una parte dell’esterno”. Fine.
Secondo quanto riportato dalla stessa Vogliano, «nelle operazioni in quota e su piattaforme elevabili è obbligatoria la presenza di un operatore a terra per garantire controllo, comunicazione e assistenza in caso di emergenza. Non è una buona prassi, è un obbligo previsto dal Testo Unico sulla Sicurezza». E invece, al momento del sopralluogo, l’operatore era solo. Nessuno a terra. Nessuna ordinanza esposta. Nessuna indicazione di inizio e fine cantiere. Nessun chiarimento ufficiale sulla presenza degli alunni.
Da qui la seconda mossa: richiesta di accesso agli atti. Piano di sicurezza del cantiere, valutazione dei rischi in presenza di alunni e insegnanti, ordinanze di chiusura (se esistono), date di protocollo dei documenti di sicurezza e verifica se questi atti siano stati predisposti prima dell’affidamento dei lavori. E soprattutto: chi ha autorizzato la presenza dei bambini e su quali basi.
Domande che pesano come macigni. Perché qui non siamo più nel campo della polemica politica, ma in quello della responsabilità amministrativa. E se davvero si è lavorato in quota mentre i bambini erano a pochi metri, senza le tutele previste dalla legge, allora il problema non è l’ombra degli alberi, ma l’ombra lunga di una gestione superficiale.
Il paradosso è servito. Una scuola che si vuole chiudere “per mancanza di prospettive”, un impianto fotovoltaico progettato senza considerare gli alberi, alberi tagliati per salvare i pannelli, e un cantiere aperto con i bambini dentro. Altro che sostenibilità: questa è improvvisazione allo stato puro.
A Cossano Canavese il futuro è green, sì.
Ma sempre più spesso è un green fatto a posteriori, a colpi di motosega e di interrogazioni.
E mentre qualcuno prova a rimediare agli errori tagliando rami, la domanda resta lì, sospesa come un pannello all’ombra: chi controlla davvero? E chi si assume la responsabilità di ciò che accade, quando le cose vanno storte?
Insomma, a Cossano il sole forse gira.
Ma la sensazione è che l’Amministrazione continui a restare… all’ombra.
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