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09 Gennaio 2026 - 17:47
La scuola
A Cossano Canavese il futuro è green. Talmente green da essere verde scuro, come l’ombra degli alberi che copre i pannelli fotovoltaici installati sul tetto della scuola Giulia Avetta. Sì, proprio lei: la scuola che prima si chiude e poi, a quanto pare, produce energia solo quando il sole riesce a farsi strada tra rami, chiome e stagioni avverse. Una metafora perfetta, quasi poetica, della politica locale.
Perché mentre la Giunta decide di spegnere definitivamente le luci in aula, sul tetto qualcuno ha pensato bene di puntare sull’energia solare… senza verificare se il sole ci arriva davvero. E siccome a Cossano le coincidenze non esistono mai, la questione finisce dritta sul tavolo del prossimo Consiglio comunale, grazie a un’interrogazione consiliare che è tutto fuorché banale.
Il documento, protocollato il 9 gennaio 2026, è firmato dalla consigliera Simona Vogliano insieme a Fernanda Francesio e Massimo Effroi. E non è un foglietto polemico, ma un atto tecnico, puntuale, chirurgico. Una di quelle interrogazioni che fanno male non per il tono, ma per il contenuto. Perché mette in fila una domanda più imbarazzante dell’altra.
Il presupposto è semplice, quasi didattico: un impianto fotovoltaico funziona se prende il sole. E per sapere se lo prende, si fanno studi sull’ombreggiatura, simulazioni annuali e stagionali, valutazioni tecniche. Non ci si affida al “ma sì, più o meno”. Non si spera che il sole, prima o poi, si sposti per collaborare con l’Amministrazione.
E invece, da sopralluoghi e osservazioni dirette, emerge un dettaglio secondario solo per chi ama le favole: i pannelli potrebbero essere parzialmente ombreggiati. Da alberi. Da elementi strutturali. Dalla realtà. E allora la minoranza chiede:
qualcuno ha fatto uno studio specifico sull’ombreggiatura?
Con che metodo? Con che software? Con che risultati?
E soprattutto: qualcuno in Comune ha controllato?
Domande semplici. Talmente semplici da diventare devastanti. Perché se la risposta fosse “no”, non saremmo davanti a una sfortuna, ma a una leggerezza amministrativa. E se la risposta fosse “sì”, allora sarebbe interessante sapere dove sono quei documenti, chi li ha firmati, chi li ha validati e perché oggi il sole sembra avere così tante difficoltà a fare il suo lavoro.
L’interrogazione non si ferma qui. Chiede nomi e cognomi. Ruoli. Responsabilità. Compensi. Progettista, direttore lavori, RUP, collaudatore, validatore del progetto. Quanto sono stati pagati? Per fare cosa, esattamente? E quanto è costato l’intervento nel suo complesso, tra lavori, spese tecniche, IVA e altri oneri? Perché il fotovoltaico sarà anche green, ma i soldi sono sempre molto concreti.

la sindaca di Cossano
E poi la domanda finale. Quella che suona come una sfida: l’Amministrazione intende attivare un monitoraggio pubblico della produzione reale dell’impianto? Vuole dire ai cittadini quanta energia producono davvero quei pannelli? Vuole confrontare i numeri promessi con quelli reali? O dobbiamo affidarci anche qui alla fiducia, come per la scuola?
Il quadro che emerge è quasi grottesco. Una scuola che chiude perché “non ci sono prospettive”. Un tetto che ospita pannelli solari che, forse, non vedono il sole. Un’Amministrazione che parla di efficienza energetica mentre il futuro del paese viene messo in ombra, in tutti i sensi.
A Cossano, insomma, succede anche questo: il fotovoltaico all’ombra. Non per colpa delle nuvole, ma di scelte che sembrano fatte senza alzare lo sguardo. E mentre si predica sostenibilità, partecipazione e visione, ci si dimentica di controllare se un albero cresce davanti ai pannelli.
Se ne discuterà al prossimo Consiglio comunale. Lì dove, probabilmente, qualcuno spiegherà che è tutto regolare. Che l’ombra è relativa. Che il sole gira. Che i pannelli fanno quello che possono.
Peccato che anche i cittadini fanno quello che possono. E quando vedono una scuola chiusa e un impianto solare che fatica a funzionare, una domanda sorge spontanea: ma a Cossano, il futuro, lo stanno progettando… o lo stanno lasciando all’ombra?
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