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Il comune del Canavese senza posta per due mesi: chiude anche il Postamat, scoppia la polemica

Dal 28 gennaio al 1° aprile stop allo sportello di via Asilo e ATM non funzionante: servizi trasferiti a Valperga. “Cuorgnè C’è” attacca l'amministrazione di Giovanna Cresto

Il comune del Canavese senza posta per due mesi: chiude anche il Postamat, scoppia la polemica

Il comune del Canavese senza posta per due mesi: chiude anche il Postamat, scoppia la polemica

L’ufficio postale di Cuorgnè chiude per due mesi. E non si tratta solo di una serranda abbassata: dal 28 gennaio al 1° aprile lo sportello di via Asilo non sarà operativo e, come se non bastasse, l’ATM Postamat non funzionerà per tutto il periodo. Risultato: prelievi, raccomandate, pensioni, pacchi, operazioni bancarie e servizi essenziali si spostano fuori paese. E sui social, nel giro di poche ore, si è già alzato il livello della polemica.

L’annuncio è arrivato con un post su Facebook del Comune: martedì 27 gennaio l’ufficio sarà aperto con orario ridotto (8.20-13.35), poi da mercoledì 28 scatta la chiusura. Da giovedì 29 gennaio gli utenti dovranno fare riferimento soprattutto a Valperga, dove Poste Italiane attiverà uno sportello dedicato ai cuorgnatesi in corso Villanova 2. Una scelta che l’amministrazione presenta come “migliore” rispetto a Castellamonte, inizialmente indicata da Poste, perché Valperga sarebbe raggiungibile anche a piedi (seppur con una bella passeggiata) o in bicicletta.

E qui sta uno dei punti che hanno acceso la miccia: perché una cosa è scrivere “passeggiata”, un’altra è farla davvero. In inverno. Magari con ghiaccio, pioggia, o semplicemente senza un mezzo. Perché Cuorgnè non è solo un centro urbano: è un territorio con frazioni, con anziani, con persone fragili, con chi si muove male o non guida più.

Il Comune spiega che la chiusura è legata ai lavori di ammodernamento previsti dal Progetto Polis, un piano nazionale che negli ultimi mesi ha già comportato chiusure temporanee di diversi uffici postali in Canavese. Alla riapertura, assicurano, l’ufficio sarà più funzionale e potrà offrire nuovi servizi, dai certificati previdenziali a quelli anagrafici, fino alla possibilità di richiedere anche il passaporto.

Il problema però è il presente. Non il futuro.

Perché per due mesi Cuorgnè perde un servizio essenziale e, di fatto, viene “spalmato” sui comuni vicini. Le operazioni strettamente legate alla propria filiale — come alcune richieste su carte e conti — andranno fatte obbligatoriamente a Valperga. E lì finiranno anche raccomandate, corrispondenza e pacchi in giacenza. Tutto il resto (bollettini, versamenti, prelievi) teoricamente si può fare ovunque, ma nella pratica significa code, spostamenti e confusione.

Il Comune ha anche ricordato gli orari degli altri uffici postali della zona: Salto (solo mercoledì e venerdì mattina), Borgiallo, Colleretto, Castellamonte, Pont, Chiesanuova, Prascorsano, Pertusio e Rivarolo. Ma chi vive la quotidianità sa che l’elenco non è una soluzione: è un modo per dire “arrangiatevi”.

La protesta più netta arriva dal gruppo consiliare “Cuorgnè C’è”, con i consiglieri Davide Pieruccini e Lidia Perotti, che parlano apertamente di disagi pesanti per la comunità e mettono sul tavolo un tema politico preciso: il locale dell’ufficio postale è di proprietà comunale. E allora la domanda diventa inevitabile: possibile che il Comune sia venuto a sapere dell’intervento “solo poco prima”? Oppure si sapeva da mesi e la comunicazione è arrivata tardi, quando ormai era troppo tardi per organizzare alternative credibili?

Davide Pieruccini consigliere comunale di Cuorgnè C'è

Nel loro intervento, Pieruccini e Perotti sottolineano come la posta sia un servizio essenziale non solo per Cuorgnè, ma per un’area più ampia, e come la chiusura colpisca soprattutto anziani, persone senza mezzi, e chi deve ritirare la pensione o gestire pratiche urgenti. E lanciano una critica pesante: perché non è stato richiesto a Poste Italiane un ufficio mobile, un presidio temporaneo che avrebbe evitato di far “migrare” un intero paese.

E la discussione, ovviamente, si è allargata subito ai commenti. C’è chi dice che “devono fare dei lavori” e quindi i disagi vanno accettati. Ma c’è anche chi ribatte che il nodo non sono i lavori: è l’organizzazione, la gestione, il fatto che una comunità intera venga messa davanti al fatto compiuto e invitata a camminare “in pieno inverno” come se fosse un dettaglio.

Qualcuno fa notare che l’ufficio postale di Salto ha due sportelli e che sarebbe stato più sensato potenziarlo temporaneamente, aprendo tutti i giorni. Altri dicono che spazi alternativi in paese esistono — dalla Manifattura ad altri locali — ma serviva una macchina amministrativa capace di muoversi per tempo.

Intanto il Comune promette aiuti per le fasce più fragili e annuncia che “nei prossimi giorni” comunicherà le misure concrete. Ma il punto è proprio questo: nei prossimi giorni. Quando la chiusura è già lì, e la gente comincia a fare conti, spostamenti e code in anticipo.

Perché la posta, in un paese, non è solo un servizio: è un pezzo di quotidianità. E quando sparisce per due mesi, non sparisce solo uno sportello. Sparisce un’abitudine, un presidio, un punto fermo. Il resto, come spesso succede, lo fanno i cittadini: con pazienza, con rabbia o con rassegnazione. Ma sempre pagando il prezzo.

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