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24 Gennaio 2026 - 02:00
Gli occhiali che hanno messo Davos sotto una nuova luce
C’è un istante, nella sala del congressi di Davos, in cui l’aria cambia: sul palco, il presidente francese Emmanuel Macron parla di autonomia strategica europea e sfida aperta ai dazi statunitensi. Ma gli sguardi sono catturati da un lampo metallico, riflesso in tonalità blu. Sono gli occhiali da sole — sì, al chiuso — che il capo dell’Eliseo ha deciso di indossare. Un dettaglio di immagine che, nel giro di ore, diventa meme globale, materia di battute per Donald Trump e, soprattutto, carburante per la corsa in Borsa di una piccola azienda italiana dell’occhialeria.
Nel suo intervento al World Economic Forum di Davos — un discorso a braccio, punteggiato di stoccate — Donald Trump si concede una pausa ironica: “L’ho visto ieri con quei bellissimi occhiali da sole. Che diavolo è successo?”. La frase, destinata a rimbalzare istantaneamente sui social, lega il dossier politico del momento (dazi, Greenland, rapporti USA-UE) a un elemento di comunicazione visiva che non passa inosservato. È l’innesco perfetto per una storia che mescola geopolitica, estetica del potere e industria manifatturiera.

Da Parigi, l’Eliseo chiarisce subito il perché degli occhiali: una “emorragia sottocongiuntivale”, in sostanza la rottura di un capillare nell’occhio, con conseguente sensibilità alla luce. Niente di grave, ma sufficiente per consigliare l’uso di lenti scure anche in ambienti interni. Un dettaglio sanitario che non frena, anzi alimenta, il dibattito sull’opportunità dell’accessorio in un contesto così formale: tra chi parla di “Top Gun diplomacy” e chi, più prosaicamente, di semplice prudenza medica.
Gli occhiali in questione non sono i classici aviator a cui molti hanno pensato d’istinto. Il modello è il Pacific S 01, firmato dalla maison francese Henry Jullien: montatura in Doublé Or (oro laminato, con finiture in palladio) e lenti blu specchiate. Prezzo al pubblico: 659 euro. È un oggetto di alta gamma, parte di una collezione che fa della lavorazione in metallo nobile la propria cifra.
La conseguenza più tangibile di quel riflesso blu? La seduta di Borsa. Il titolo della società italiana iVision Tech — proprietaria del marchio Henry Jullien dal 2023 — decolla: in due giorni, tra giovedì 22 e venerdì 23 gennaio 2026, oscillazioni nell’ordine del +31% e oltre, con il sito dell’azienda in tilt per l’afflusso di contatti. Un effetto-vetrina rarissimo, soprattutto per una Pmi quotata sul segmento Euronext Growth Milan. A raccontarlo sono i numeri e le cronache borsistiche: un caso di “fashion diplomacy” trasformato in valore di mercato.
Fondata nel 1921 a Lons-le-Saunier, nel Jura francese, la maison Henry Jullien è un laboratorio storico dell’occhialeria d’alta gamma. Dalle sue linee sono usciti, per decenni, occhiali costruiti con una lavorazione meticolosa in oro laminato — la tecnica detta “Doublé Or” — che richiede centinaia di passaggi e mesi di lavorazione. Al prestigio artigianale si aggiunge il riconoscimento EPV (Entreprise du Patrimoine Vivant), riservato in Francia alle eccellenze manifatturiere.
Il passaggio chiave arriva nel settembre 2023: iVision Tech rileva la produzione e il marchio Henry Jullien, con l’obiettivo di rilanciare la maison con investimenti industriali e rete commerciale. L’operazione consente di unire il “saper fare” francese in metallo nobile con la capacità produttiva italiana sull’acetato, aprendo la strada a collezioni ibride e a un posizionamento più ambizioso sui mercati internazionali.
Per capire perché un dettaglio di stile abbia acceso la fantasia degli investitori, bisogna guardare a Martignacco (Udine). Qui, il 1 ottobre 2020, iVision Tech acquisisce da Safilo uno storico stabilimento e oltre 150 addetti specializzati, riavviando una filiera che va dal design alla produzione per brand terzi e per marchi propri. In pochi anni, la società guidata da Stefano Fulchir struttura un hub con divisioni dedicate, si quota a Milano e, nel 2023, porta in casa Henry Jullien. È l’infrastruttura industriale — macchine, competenze, catena di fornitura — a spiegare la reattività produttiva di fronte a un improvviso picco di domanda.
Nel segmento del lusso accessibile, 659 euro collocano il Pacific S 01 in una fascia alta ma coerente con i materiali e la manifattura. La montatura in Doublé Or non è semplice doratura: si tratta di un accoppiamento strutturale tra oro e metallo base che garantisce resistenza all’usura e colore stabile nel tempo, una lavorazione costosa e lenta. La finitura in palladio e le lenti blu specchiate completano un prodotto pensato per durare e per distinguersi. Non stupisce che, dopo Davos, il modello sia andato rapidamente in esaurimento in diversi canali ufficiali.
La confusione iniziale su un presunto look “alla Top Gun” ha avuto un merito: riportare l’attenzione sulla specificità dei marchi. La maison Henry Jullien ha rivendicato la paternità del modello, sottolineando la combinazione tra oro-palladio e lenti blu. È un caso di “brand education” in diretta: distinguere l’icona mainstream dal prodotto di atelier, spiegando cosa rende diverso — e più caro — un certo paio di occhiali.
Una frase rilasciata ai media da Stefano Fulchir — “ne facciamo in media un centinaio l’anno, ora potremmo doverne produrre mille” — spiega il vero nodo delle manifatture premium: come scalare senza snaturare. La filiera franco-italiana di iVision Tech dispone di linee in acetato ad alta capacità e di un atelier metallo-nobile a Lons-le-Saunier; la chiave sarà aumentare i volumi del Pacific S 01 mantenendo standard e tempi di lavorazione coerenti con l’alto di gamma.
Un altro dettaglio interessante emerso in queste ore: stando al racconto dell’imprenditore, Macron non avrebbe accettato un omaggio; avrebbe comprato di persona degli occhiali Henry Jullien — inizialmente come regalo istituzionale nel 2024, poi per uso personale — insistendo sulla piena artigianalità francese del prodotto. In tempi di attenzione alle commistioni tra pubblico e privato, anche la gestione di un accessorio parla di stile istituzionale.
L’episodio si innesta su una traiettoria già espansiva: ricavi e produzione in crescita nel 2025, una rete che unisce Milano (sede legale), Martignacco (produzione), e Lons-le-Saunier (atelier metalli nobili). L’azienda, guidata da Stefano ed Eva Fulchir, guarda a consolidare distribuzione e portafoglio: in Italia, ad esempio, un accordo pluriennale con Filab Lenti Italiane per spingere il marchio Henry Jullien in oltre 2.000 ottiche partner. Il “momento Macron” può accelerare questi piani, ma la tenuta nel medio periodo dipenderà dalla capacità di convertire la visibilità in reti vendita e riassortimenti efficaci.
Sul piano politico, la schermaglia verbale tra Macron e Trump si inserisce in una settimana di dichiarazioni muscolari: minacce di dazi su vino e champagne francesi, l’ambiziosa — e controversa — idea americana sulla Groenlandia, e il richiamo di Parigi a “resistere ai bulli” senza cedere alla “legge del più forte”. Che qui passi anche dalla scelta di un paio di occhiali suggerisce quanto l’immagine sia divenuta componente strutturale del messaggio politico. Il fatto è attestato da coperture internazionali e resoconti delle agenzie.
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