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Narcotraffico tra Piemonte e Brasile, chiesti 10 anni per Pasquino

Processo in corso davanti al tribunale di Torino

Narcotraffico tra Piemonte e Brasile

Narcotraffico tra Piemonte e Brasile, chiesti 10 anni per Pasquino (foto di repertorio)

Dieci anni di carcere per il collaboratore di giustizia Vincenzo Pasquino.
È questa una delle richieste avanzate dal pm Francesco Pelosi nel processo in corso a Torino contro una rete internazionale di narcotraffico smantellata tra il Piemonte e il Brasile, ritenuta contigua alla ’ndrangheta operativa sul territorio piemontese.

Il procedimento riguarda nove imputati, accusati a vario titolo di aver fatto parte di un’organizzazione capace di gestire traffici di hashish e marijuana in una prima fase, per poi passare al commercio di cocaina su scala internazionale, in collegamento con i vertici del narcotraffico sudamericano.

Al centro del processo c’è la figura di Vincenzo Pasquino, considerato uno snodo fondamentale nei canali di spedizione della cocaina dal Brasile verso l’Europa. Arrestato nel 2021 ed estradato successivamente in Italia, Pasquino ha avviato da oltre un anno e mezzo un percorso di collaborazione con la magistratura torinese.

Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero ha chiesto pene comprese tra 1 e 18 anni di reclusione, oltre alla confisca di tutti i beni attualmente sottoposti a sequestro, ritenuti provento o strumento delle attività criminali.

Nel dettaglio, oltre ai 10 anni richiesti per Pasquino, la procura ha chiesto 14 anni per Christian Sambati, 16 anni per Nicola De Carne, 8 anni per Enrico Castagnotto, 14 anni per Giovanni Pipicella, 18 anni per Francesco Barbaro, detto Ciccio “Salsiccia”, 14 anni per Rosaria Falletta, 10 anni per Rita Siria Assisi e 1 anno per Jessica Patrizia Vailatti.

La posizione di Pasquino resta centrale anche per il contenuto delle sue dichiarazioni, che hanno contribuito a delineare un quadro dettagliato delle attività delle ’ndrine in Piemonte, dei rapporti tra famiglie e delle connessioni con ambienti criminali internazionali.

Nei verbali depositati agli atti, il collaboratore ha ricostruito il funzionamento dei traffici, i ruoli dei singoli soggetti e le rotte della droga dal Sud America all’Italia. Le sue rivelazioni hanno avuto un impatto rilevante sull’indagine, anche per i riferimenti a contatti e coperture esterne, che hanno acceso ulteriori riflettori investigativi.

Il procedimento torinese rappresenta uno dei processi più rilevanti degli ultimi anni sul fronte del narcotraffico e della presenza strutturata della ’ndrangheta in Piemonte, confermando come il territorio sia da tempo area strategica per la gestione e la distribuzione di stupefacenti.

Il collegamento con il Brasile, snodo fondamentale per l’approvvigionamento di cocaina, rafforza il profilo transnazionale dell’inchiesta e la pericolosità dell’organizzazione smantellata.

Il processo proseguirà ora con le arringhe difensive, prima della sentenza che dovrà stabilire le responsabilità dei singoli imputati e il peso delle accuse mosse dalla procura.

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