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22 Gennaio 2026 - 16:54
A Giaglione torna la Danza degli Spadonari: un viaggio tra comunità, storia e identità alpina
A Giaglione, la festa patronale di San Vincenzo, celebrata il 22 gennaio e nella domenica successiva, non è soltanto un appuntamento religioso, ma il momento in cui la comunità si riconosce e si racconta attraverso un rito che affonda le radici in un tempo lontano. La Danza degli Spadonari, cuore simbolico delle celebrazioni, riporta alla memoria antiche cerimonie propiziatorie legate alla fertilità della terra e alla protezione da carestie ed epidemie, successivamente rilette e integrate nella tradizione cristiana. Un patrimonio immateriale che continua a essere vissuto con intensità e consapevolezza, come dimostra anche la partecipazione ufficiale del vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo, presente accanto al sindaco di Giaglione Enzo Campo Bagatin.
Nel corso della giornata, Suppo ha voluto sottolineare il valore istituzionale e culturale della festa, ricordando come «la Città metropolitana di Torino ha da sempre una grande attenzione alle tradizioni e all’identità culturale e linguistica delle vallate alpine. Essere presenti a Giaglione significa esprimere il riconoscimento e l’apprezzamento per una comunità locale e per i suoi amministratori, da sempre impegnati nel tramandare la lingua e le tradizioni francoprovenzali». Parole che trovano riscontro in una festa strutturata, codificata e tramandata con rigore, in cui ogni gesto ha un significato preciso.

La Danza delle spade è legata alla presenza del Bran, un tronco di cono in legno ornato con nastri, fiocchi, fiori e frutti, al cui interno viene collocato il pane benedetto. Le figure coreografiche, i movimenti rituali, i costumi e i copricapi ricchi di colori rimandano agli antichi cerimoniali celtici, nati per invocare la fertilità dei campi. Non a caso le radici della tradizione giaglionese risalgono alla civiltà pre-romana dei Celti, giunti in Valle di Susa dal centro Europa, e rielaborate nei secoli fino a renderle compatibili con la cultura e la liturgia cristiana.
Durante la Messa del giorno di San Vincenzo, protettore dei vignaioli, la processione si svolge intorno alla chiesa e vede gli Spadonari scortare il reliquiario e la statua del Santo, accompagnati dai rappresentanti delle associazioni locali, dalle autorità civili e dalla confraternita maschile. Al termine della funzione, sul sagrato, la danza prende forma davanti alla comunità riunita. Nel giorno dell’Ottava, che quest’anno cade domenica 25 gennaio, il cerimoniale si ripete con la processione che segue la Messa, confermando una scansione rituale che non lascia spazio all’improvvisazione.
Tutti i protagonisti della festa hanno un ruolo e una collocazione ben definiti, a partire dalla disposizione all’interno della chiesa parrocchiale, addobbata per l’occasione. Un ruolo centrale spetta alle Priore, a testimonianza di un antico e “salutare” matriarcato che caratterizza la tradizione di Giaglione. Sono le donne, ieri come oggi, a organizzare la festa e a sostenerne le spese. Sedute nei primi banchi della navata destra, davanti all’altare, rappresentano simbolicamente l’intera comunità. Nel giorno di San Vincenzo è la Priora omonima, la festeggiata, a occupare il posto d’onore, mentre nel giorno dell’Ottava la centralità passa alla coppia delle giovani, con la più giovane chiamata a solennizzare la giornata.
Le Priore non svolgono solo una funzione cerimoniale. Si dedicano alle persone più bisognose, curano l’ordine e l’abbellimento della chiesa e custodiscono un’eredità familiare fatta anche di oggetti e abiti simbolici. Gli scialli che indossano, tramandati da nonne e bisnonne, sono motivo di orgoglio e rappresentano un compito desiderato sin dall’infanzia, assolto “con il cuore”. Anche per gli uomini, essere Spadonari o membri della banda musicale è un grande onore, ma la tradizione vuole che questi servizi siano prestati alle Priore, riconosciute come le vere registe della festa.
La partecipazione delle giovani generazioni è uno degli elementi che rende la festa ancora vitale. I ragazzi di Giaglione si assumono anche l’onere economico di realizzare, acquistare e mantenere le tenute degli Spadonari e le spade, dimostrando come l’identità culturale e linguistica francoprovenzale non sia un retaggio del passato, ma una scelta consapevole nel presente.
Il calendario delle celebrazioni si estende per più giorni, intrecciando momenti religiosi, culturali e conviviali. Dopo l’avvio di sabato 17 gennaio con la Messa in borgata Sant’Antonio, la benedizione di trattori e animali e il pranzo sociale dell’Associazione Agricola, le iniziative sono proseguite domenica 18 con l’apertura del Museo di Arte Sacra e della chiesa parrocchiale e con la presentazione del volume “L’eco della caduta di Costantinopoli nell’Adorazione dei Magi di San Vincenzo Martire di Giaglione”. Alle celebrazioni del 22 gennaio seguono altri appuntamenti, tra cui la Messa in onore di San Francesco di Sales, la presentazione del libro “Tsant’an tsamin – Canta in cammino” e una serata dedicata a danze e musiche occitane, piemontesi e francesi.
Il culmine arriva domenica 25 gennaio con l’Ottava della festa, che ripropone il cerimoniale delle Priore e degli Spadonari e si arricchisce del concerto pomeridiano della banda musicale “Séin Viseun”, insieme alla Società Filarmonica Chiusina e alla Corale Le Tre Valli. Un finale che non chiude soltanto una serie di eventi, ma ribadisce il senso profondo di una tradizione che, a Giaglione, continua a essere vissuta come parte integrante dell’identità collettiva, capace di tenere insieme memoria, fede e futuro.

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