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21 Gennaio 2026 - 15:13
Il Benfica sale a Superga e rende omaggio al Grande Torino, un gesto che riannoda una storia spezzata nel 1949
Il Benfica ha scelto Superga per rendere omaggio al Grande Torino, nel luogo che più di ogni altro custodisce la memoria degli Invincibili. A pochi giorni dalla sfida di Champions League contro la Juventus all’Allianz Stadium, una delegazione del club portoghese è salita sul colle torinese teatro della tragedia del 4 maggio 1949, compiendo un gesto dal forte valore simbolico e storico.
Accompagnati dal direttore operativo del Torino, Alberto Barile, i rappresentanti del club lusitano hanno voluto fermarsi davanti alla lapide che ricorda la squadra più forte e dominante che il calcio italiano abbia mai conosciuto. Il momento è stato immortalato in un video diffuso sui social del Benfica, accompagnato dalla scritta «Amicizia eterna», parole che sintetizzano un legame nato sul campo e cristallizzato da una delle pagine più drammatiche della storia dello sport.
Il filo che unisce Torino e Benfica affonda infatti le radici proprio nei giorni immediatamente precedenti alla tragedia. Il 3 maggio 1949, Valentino Mazzola e i suoi compagni disputarono a Lisbona l’ultima partita della loro vita, un’amichevole contro il Benfica organizzata per celebrare l’addio al calcio di Francisco Ferreira, capitano dei portoghesi. L’incontro terminò 4-3 per i padroni di casa, in un clima di festa e rispetto reciproco tra due grandi realtà del calcio europeo.
Il giorno successivo, il ritorno in Italia. L’aereo con a bordo la squadra granata, dirigenti, giornalisti e membri dell’equipaggio, 31 persone in tutto, si schiantò contro il muraglione della basilica di Superga, avvolta da una fitta nebbia. Non ci furono sopravvissuti. Con quel volo si spense non solo una squadra, ma un’epoca intera del calcio italiano.
Il Grande Torino era molto più di una formazione vincente. Dal 1942 al 1949 aveva conquistato cinque scudetti consecutivi, imponendo un dominio tecnico e atletico senza precedenti. Forniva in blocco l’ossatura della Nazionale italiana e rappresentava un simbolo di rinascita per un Paese che usciva devastato dalla guerra. La tragedia di Superga fu uno shock collettivo, un lutto nazionale che travalicò i confini dello sport.
Proprio per questo, ogni gesto di memoria assume un significato che va oltre il rituale. La visita del Benfica non è un semplice omaggio formale, ma il richiamo consapevole a un legame storico preciso, nato su un campo da calcio e suggellato da un destino crudele. Un legame che negli anni non si è mai spezzato e che continua a essere rinnovato ogni volta che una delegazione portoghese sale a Superga.
Il colle, oggi come allora, resta un luogo di silenzio e rispetto. Qui il calcio si ferma, le rivalità si azzerano e rimane solo il ricordo di una squadra che ha fatto la storia. La presenza del Benfica, alla vigilia di un impegno europeo di alto livello, ribadisce come la memoria degli Invincibili non appartenga soltanto a Torino, ma al calcio mondiale.
A distanza di oltre settant’anni, il 4 maggio 1949 continua a parlare al presente. Racconta cosa può essere lo sport quando diventa identità, orgoglio e tragedia condivisa. E ricorda che, anche tra avversari, esiste un terreno comune fatto di rispetto, storia e memoria. Superga resta lì, a vegliare sugli Invincibili. E chi sale fin lassù sa di non compiere solo una visita, ma un atto di riconoscenza verso una leggenda eterna.
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