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21 Gennaio 2026 - 12:51
“Giuseppe Destefanis, un’eredità di Pietra e cuore”: la memoria diventa cinema nel segno della filantropia piemontese
Prenderanno ufficialmente il via sabato 31 gennaio, nella cornice carica di storia del Castello Medioevale di Favria, le riprese di Giuseppe Destefanis, un’eredità di Pietra e cuore, docufiction dedicata a una delle figure più significative della filantropia piemontese del Novecento. Un progetto ambizioso, ma soprattutto profondamente civile, nato per celebrare il centenario della morte di Giuseppe Destefanis (1926–2026), ingegnere, visionario e benefattore che scelse di destinare l’intero patrimonio alla propria comunità e alle fasce più fragili della popolazione.
L’opera è diretta dal regista Eraldo Enrietti ed è stata commissionata dalla Fondazione Destefanis, con il sostegno dei Comuni di Front e Vauda. Si tratta di una produzione senza scopo di lucro, patrocinata dalla Regione Piemonte e realizzata con il supporto della Film Commission Torino Piemonte, a conferma di un progetto che intreccia cultura, memoria e territorio.
La docufiction non si limita a ricostruire una biografia, ma ambisce a restituire il senso profondo di un’eredità che ancora oggi continua a parlare al presente. La figura di Giuseppe Destefanis viene raccontata nella sua doppia dimensione simbolica, racchiusa già nel titolo dell’opera: la “Pietra” e il “Cuore”. La pietra è quella delle opere concrete, degli edifici progettati e realizzati gratuitamente per le comunità locali, come il primo campanile in cemento armato di Vauda, testimonianza di uno sguardo moderno e pionieristico. Il cuore è invece quello di un uomo che, attraverso un testamento straordinario, decise di donare ogni bene, compreso il castello di famiglia, per la creazione di asili e case di riposo destinati ai più poveri.
Alla base del progetto c’è un lavoro rigoroso di ricerca storica. La sceneggiatura, firmata da Eraldo Enrietti con la collaborazione di Beppe Cabodi, è stata sviluppata sotto la supervisione di un Comitato Scientifico composto da Alessandro Mella, Renato Calcagno, Luigino Depaoli, Marco Cagna, Valentino Vallino e Giovanna Strobietto, garanzia di accuratezza e rispetto delle fonti. Un approccio che punta a evitare ogni semplificazione celebrativa, restituendo invece la complessità di un uomo e del suo tempo.

Per raccontare i 65 anni di vita del protagonista, il film affida il ruolo di Destefanis a quattro attori, chiamati a interpretarlo nelle diverse fasi dell’esistenza. Attorno a loro, un cast che unisce cinema e teatro, con nomi come Franco Barbero, Michele Franco, Mario Bois, Monica Dogliani, Manuel Medaina, Elisa Macario Ban, Costanza Langella e Giulia Iorio Peretto. La fotografia è affidata a Fabio Corradini, affiancato da Lorenzo Casassa ed Enrico Sesenna, con l’obiettivo di dare una forma visiva coerente alla memoria storica e al paesaggio umano che fa da sfondo al racconto.
Le riprese proseguiranno fino alla fine di aprile e coinvolgeranno numerose location storiche del territorio. Dal Canavese a Torino, il film attraverserà Front, Vauda, San Benigno, Favria, per poi toccare luoghi simbolo del capoluogo come la Prefettura, il Convitto Umberto I, Porta Nuova e i Murazzi, spingendosi fino ai confini della provincia di Biella, con gli interni di Villa Salino a Cavaglià. Un itinerario cinematografico che intreccia storia, paesaggio e identità, trasformando i luoghi in parte attiva della narrazione.
Coerentemente con lo spirito di Giuseppe Destefanis, anche la produzione del film assume una dimensione collettiva. Nei titoli di coda verrà istituito l’Albo dei Sostenitori, un ringraziamento pubblico rivolto a cittadini, enti e volontari che hanno contribuito gratuitamente alla realizzazione dell’opera. Un gesto simbolico ma significativo, che restituisce l’idea di un film costruito dal territorio e per il territorio, nel segno della partecipazione e della responsabilità condivisa.
Giuseppe Destefanis, un’eredità di Pietra e cuore non è soltanto un prodotto audiovisivo. È un atto di memoria, un racconto che rimette al centro il valore della generosità concreta, lontana dai riflettori, e che interroga il presente su cosa significhi davvero lasciare un’eredità. Non fatta solo di beni materiali, ma di scelte, di visioni, di attenzione verso gli altri. In un tempo che sembra aver smarrito il senso del dono, il cinema diventa così strumento per ricordare che anche la solidarietà può costruire futuro.
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