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NOPet, liberi e randagi: quando il cinema mette in discussione l’idea di possesso

Venerdì 16 gennaio allo ZAC di Ivrea la proiezione del film di Davide Majocchi chiude la rassegna I cani di domani con una riflessione radicale su randagismo, libertà e organizzazione della società

NOPet, liberi e randagi: quando il cinema mette in discussione l’idea di possesso

NOPet, liberi e randagi: quando il cinema mette in discussione l’idea di possesso

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IVREA – Venerdì 16 gennaio, alle 21.15, lo spazio ZAC – Zone Attive di Cittadinanza di via Dora Baltea 40b ospita l’ultimo appuntamento della rassegna I cani di domani, un percorso culturale che ha scelto di interrogare il presente partendo da uno sguardo laterale, spesso ignorato, ma proprio per questo profondamente rivelatore. Una rassegna che, incontro dopo incontro, ha messo al centro il rapporto tra esseri umani e animali, non per addolcire le coscienze, ma per scardinarle.

A chiudere il ciclo sarà la proiezione di “NOPet, Liberi e Randagi”, docu-film diretto da Davide Majocchi, realizzato nel 2018 e della durata di poco più di un’ora. Un’opera che affronta il tema del randagismo andando ben oltre la dimensione animalista o il semplice racconto documentaristico. Majocchi costruisce un film che rifiuta le narrazioni consolatorie e sceglie invece di muoversi su un terreno più ampio e complesso, dove la condizione dei randagi diventa metafora, lente critica e vera e propria provocazione politica e culturale.

In NOPet, Liberi e Randagi i cani senza padrone non sono mai ridotti a problema da risolvere o a oggetto di compassione. Sono presenze vive, autonome, capaci di mettere in crisi l’idea stessa di possesso, di controllo e di addomesticamento che caratterizza la società contemporanea. Attraverso immagini di vita quotidiana, incontri, riflessioni e contributi di educatori, attivisti e osservatori attenti, il film interroga il concetto di “pet”, di animale di proprietà, ribaltandolo e smascherandone le contraddizioni.

Il randagio, nel racconto di Majocchi, non è una figura marginale, ma un soggetto che resiste. Resiste a un modello sociale che tende a catalogare, rinchiudere, normalizzare ogni forma di esistenza che non rientra negli schemi. Resiste e, proprio per questo, continua a suggerire – a chi sa guardare con occhi attenti e solidali – la necessità di una profonda riconsiderazione dell’organizzazione sociale umana, dei suoi confini, delle sue gerarchie, delle sue ossessioni per la sicurezza, l’ordine e il controllo.

Il film non si limita a parlare di cani, ma usa il randagismo come chiave di lettura per affrontare temi universali: la libertà individuale, il rapporto tra individuo e sistema, il significato stesso della convivenza. NOPet, Liberi e Randagidiventa così una riflessione scomoda, che non offre soluzioni facili né risposte rassicuranti. Al contrario, mette lo spettatore di fronte a domande aperte, lo invita a mettersi in discussione, a cambiare punto di vista, a riconoscere valore e dignità anche in ciò che viene etichettato come marginale, fuori norma, “fuori posto”.

La scelta di chiudere con questo film la rassegna I cani di domani non è casuale. È un gesto coerente, che rilancia e amplifica le domande emerse durante tutto il percorso, invitando il pubblico a portarle con sé anche fuori dalla sala. A continuare a interrogarsi su quale futuro stiamo costruendo, su quali forme di convivenza riteniamo accettabili e su chi resta inevitabilmente ai margini.

L’ingresso è libero. Perché libero è il tema, libera deve restare la visione, libero – almeno per una sera – il pensiero. E perché Ivrea può fermarsi ad ascoltare e a guardare il mondo dagli occhi di chi non ha padrone, ma forse ha ancora molto da insegnare.

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