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21 Gennaio 2026 - 12:29
Influenza 2026, perché quest’anno sembra non finire mai
Febbre che torna, tosse che non molla, dolori ovunque e una spossatezza che si trascina per giorni, a volte settimane. Se quest’inverno hai avuto la sensazione che l’influenza fosse diversa dal solito, non è solo una percezione. I numeri e la scienza dicono che quest’anno è davvero più pesante.
Dall’inizio della stagione influenzale sono già 7,5 milioni gli italiani contagiati. Un dato alto, ma soprattutto anomalo per durata e intensità dei sintomi. Non i classici tre o cinque giorni di malessere, ma influenze che sembrano non voler passare mai. A colpire più duramente sono stati i bambini tra 0 e 4 anni, con circa 37 casi ogni mille assistiti, ma nessuna fascia d’età è stata davvero risparmiata.
E non è solo un problema italiano. In Australia, dove l’inverno è già alle spalle, l’influenza si è trascinata per un mese in più del normale. In Europa, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, i sistemi sanitari sono stati messi sotto pressione per settimane. Un’ondata lunga, insistente, difficile da arginare.
La domanda è una sola: perché?
La risposta, secondo gli epidemiologi, sta tutta in un virus più furbo del solito. Una variante capace di aggirare le difese immunitarie, rendendo più facile il contagio e più lenta la guarigione.
Il responsabile ha un nome tecnico, ma il concetto è semplice. Si tratta del virus dell’influenza A/H3N2, nella sua variante K. Un ceppo che circola da decenni, ma che non era dominante da alcune stagioni. Tradotto: il nostro sistema immunitario non era allenato a riconoscerlo.
Negli ultimi anni avevamo combattuto soprattutto altri ceppi. L’H3N2 era rimasto sullo sfondo. Nel 2024-2025 aveva causato circa la metà dei casi negli Stati Uniti e solo il 40% in Europa. Poi, improvvisamente, è tornato protagonista. E ci ha trovati impreparati.

Ma non è tutto. La variante K ha un’altra caratteristica che spiega perché l’influenza di quest’anno sembri più “tosta”. Ha molte mutazioni, più del solito. Mutazioni che la rendono meno simile al virus usato per produrre i vaccini antinfluenzali di questa stagione.
Attenzione: questo non significa che il vaccino non serva. Anzi. I vaccini restano fondamentali, soprattutto per proteggere dalle forme gravi, dalle complicazioni e dai ricoveri. Ma quando il virus cambia volto rapidamente, la copertura non può essere perfetta.
I virus influenzali sono dei veri trasformisti. Cambiano continuamente, accumulando piccole modifiche genetiche. Basta una variazione nelle proteine di superficie perché gli anticorpi facciano più fatica a riconoscerli. È per questo che il vaccino antinfluenzale va aggiornato ogni anno.
La scelta dei ceppi da inserire nel vaccino viene fatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, osservando quali virus stanno circolando nell’emisfero opposto. Una previsione basata sui dati migliori disponibili, ma pur sempre una previsione.
Nel caso della variante K, il tempismo ha giocato un brutto scherzo. È emersa a febbraio 2025, ma è stata sequenziata solo a giugno, quando la selezione dei ceppi per i vaccini dell’emisfero nord era già conclusa. Risultato: il virus che circola oggi non è identico a quello contro cui ci siamo vaccinati.
C’è però una buona notizia. Studi recenti mostrano che i vaccini attuali stimolano comunque una risposta anticorpale sufficiente a proteggere dai sintomi più gravi. Chi si vaccina può ammalarsi lo stesso, ma in genere con forme meno violente e meno pericolose.
Il vero problema è a livello microscopico. La variante K presenta 11 mutazioni in una proteina chiave, l’emoagglutinina. È quella specie di “spina” che il virus usa per agganciarsi alle cellule. Gli anticorpi mirano proprio lì. Se quella struttura cambia, l’aggancio diventa più difficile. Non impossibile, ma meno efficace.
Ecco perché quest’anno l’influenza sembra più lunga, più stancante, più fastidiosa. Il nostro sistema immunitario combatte, ma deve inseguire un bersaglio che si è spostato.
In conclusione, niente allarmismi ma neppure leggerezze. L’influenza 2026 non è più pericolosa in assoluto, ma è più insidiosa. Serve pazienza, attenzione ai sintomi, rispetto dei tempi di recupero e, per il futuro, una consapevolezza in più: i virus cambiano, e noi dobbiamo imparare a rincorrerli. Anche quando sembrano quelli di sempre.
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