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Il gas che non senti e non vedi, ma che può ucciderti nel sonno: l’allarme monossido torna anche nel Canavese

Dagli ultimi casi di cronaca alle regole per difendersi da un pericolo silenzioso dentro casa

Il gas che non senti

Il gas che non senti e non vedi, ma che può ucciderti nel sonno: l’allarme monossido torna anche nel Canavese

Non ha odore, non ha colore, non dà segnali evidenti. E proprio per questo continua a colpire. Il monossido di carbonio resta uno dei pericoli domestici più subdoli, capace di insinuarsi nelle abitazioni senza lasciare tracce visibili e di trasformare una notte d’inverno in un’emergenza. Anche il Canavese, negli ultimi mesi, è tornato a fare i conti con episodi di intossicazione che hanno riacceso l’attenzione su un rischio spesso sottovalutato, soprattutto nelle case riscaldate con stufe, camini e caldaie.

La cronaca recente racconta di interventi dei soccorritori, di famiglie evacuate, di persone salvate per pochi minuti. In molti casi il copione è lo stesso: un impianto apparentemente funzionante, una combustione imperfetta, ambienti poco aerati. Il risultato è un gas che si accumula lentamente e che, senza strumenti di rilevazione, può raggiungere concentrazioni pericolose prima ancora che qualcuno avverta un malessere.

Il monossido di carbonio nasce quando la combustione di materiali come legna, pellet, gas o gasolio non avviene in modo corretto. In condizioni ideali, il processo produce anidride carbonica. Quando invece manca ossigeno, il tiraggio della canna fumaria è insufficiente o l’impianto è sporco o mal regolato, la reazione cambia e genera CO. Un gas che tende a ristagnare negli ambienti chiusi, soprattutto durante l’inverno, quando finestre e porte restano chiuse più a lungo.

Il pericolo non riguarda solo vecchi impianti. Anche caldaie a gas moderne, se installate male o non sottoposte a manutenzione regolare, possono diventare una fonte di rischio. Lo stesso vale per le stufe a legna utilizzate con combustibile non stagionato o per le stufe a pellet alimentate con materiale di scarsa qualità. In tutti questi casi, il problema non è lo strumento in sé, ma il modo in cui viene usato e controllato.

Una volta inalato, il monossido di carbonio entra nel sangue e si lega all’emoglobina con una forza molto superiore a quella dell’ossigeno. Il risultato è una riduzione drastica della capacità del sangue di trasportare ossigeno agli organi vitali. Cervello e cuore sono i primi a soffrire. I sintomi iniziali sono ingannevoli: mal di testa, nausea, vertigini, stanchezza, disturbi che possono essere scambiati per un’influenza o un semplice calo di pressione. È uno dei motivi per cui tante intossicazioni vengono riconosciute tardi.

Quando l’esposizione prosegue, il quadro peggiora. Possono comparire confusione mentale, difficoltà respiratorie, perdita di coordinazione e, nei casi più gravi, perdita di coscienza. Un campanello d’allarme da non ignorare è la presenza degli stessi sintomi in più persone che si trovano nello stesso ambiente. È una circostanza che i medici e i soccorritori conoscono bene e che spesso porta alla scoperta del gas.

Nel Canavese, come in molte aree del Piemonte, il tema è particolarmente sensibile perché molte abitazioni utilizzano sistemi di riscaldamento a combustione, spesso integrati tra loro. Case ristrutturate, stufe aggiunte nel tempo, camini riattivati senza una verifica completa dell’impianto: sono situazioni comuni che, se non gestite con attenzione, possono diventare pericolose.

C’è un’idea diffusa che basti aprire una finestra per mettersi al sicuro. Non è così. La ventilazione aiuta, ma non risolve il problema se l’impianto continua a produrre monossido di carbonio. Il gas può accumularsi anche in ambienti apparentemente aerati, soprattutto se la fuoriuscita è continua.

Per questo gli esperti insistono su due parole chiave: manutenzione e prevenzione. La manutenzione periodica degli impianti, affidata a tecnici qualificati, è il primo strumento di difesa. Verificare la canna fumaria, controllare il tiraggio, usare solo combustibili idonei e di qualità riduce drasticamente il rischio. Ma non basta.

Sempre più spesso, anche alla luce degli ultimi fatti di cronaca, viene raccomandata l’installazione dei rilevatori di monossido di carbonio. Si tratta di dispositivi relativamente semplici, in grado di segnalare anche concentrazioni basse di gas prima che diventino pericolose. Alcuni modelli mostrano in tempo reale i valori presenti nell’aria, altri emettono un allarme acustico immediato. Sono strumenti che possono letteralmente fare la differenza tra un malore e una tragedia.

I rilevatori dovrebbero essere installati vicino agli apparecchi a combustione e, idealmente, su ogni piano dell’abitazione. Vanno controllati periodicamente e sostituiti quando raggiungono la fine del loro ciclo di vita. Non sono obbligatori ovunque, ma sono fortemente consigliati, soprattutto nelle case con stufe, camini o caldaie a gas.

La normativa italiana ed europea stabilisce regole precise per l’installazione e la manutenzione degli impianti termici. Il principio è semplice: chi installa e chi interviene deve essere qualificato, e i controlli non sono un optional. Ma la sicurezza, come dimostrano i casi del Canavese, passa anche dalla consapevolezza di chi vive in casa.

Il monossido di carbonio non fa rumore, non avvisa, non perdona distrazioni. È un nemico invisibile che continua a colpire proprio perché viene sottovalutato. Raccontare questi episodi non serve a creare allarmismo, ma a ricordare che la prevenzione è l’unico antidoto davvero efficace.

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