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Il Canavesano imbruttito

Non succederà niente. L’Italia che affonda in silenzio

Dalla povertà di massa alla guerra permanente, passando per sudditanza agli Stati Uniti, demolizione dello Stato sociale e informazione addomesticata: il ritratto feroce di un Paese che accetta tutto e poi piange sulle macerie

Non succederà niente. L’Italia che affonda in silenzio

Non succederà niente. L’Italia che affonda in silenzio

Probabilmente, come al solito, almeno in Italia, non succederà niente. Aumenteranno le lamentele; aumenteranno i poveri, già gli ultimi dati Istat ci raccontano di un 10% della popolazione che vive sotto la soglia di povertà; aumenteranno le morti sul lavoro; aumenteranno le tasse; aumenteranno benzina e gasolio ed anche i pedaggi autostradali; aumenteranno le truffe; aumenteranno i controlli e un po’ alla volta cancelleranno diritti e garanzie costituzionali; aumenteranno i disagi, la delinquenza e anche la giustizia, già ora una cosa per ricchi, potrà solo più esser vista all’opera nelle serie televisive; aumenteranno l’età pensionabile; aumenteranno i malati di cancro, le patologie che colpiscono cuore e vasi sanguigni e le ormai consuete “morti improvvise”; aumenteranno gli allarmi per l’arrivo di sempre nuove e terribili influenze; aumenteranno i lavoratori precari e quelli che si dovranno accontentare di lavorare in nero, senza nessuna tutela; aumenteranno le spese per il riarmo e continueranno a diminuire quelle per sanità e istruzione pubblica, insomma, si continuerà a scavare ben oltre il “fondo del barile”, probabilmente finiremo anche per essere trascinati in guerra, forse contro la Russia, forse contro la Cina, forse contro entrambe, ma non succederà niente.

Non siamo una Repubblica fondata sul lavoro, ormai questo è certo. I disoccupati sono in continuo aumento, non quelli da "statistica", quelli reali, cioè quelli che devono accontentarsi di lavori precari, troppo spesso a intermittenza e di breve durata; quelli che lavorano in nero; quelli che vivono di bonus e di elemosina pubblica; quelli espulsi dalla società, nemmeno in grado di sottoscrivere un piccolo prestito senza le garanzie di genitori o parenti; quelli che, forse, hanno già numericamente raggiunto coloro che ancora lavorano garantiti da un contratto a tempo indeterminato. Non siamo una Repubblica nata dalla Resistenza, anche questo è ormai certo, piuttosto, siamo una Repubblica nata dalla resilienza, che si fonda sul menefreghismo, sull’obbedienza fantozziana agli Stati Uniti d’America, sulla capacità innata di correre sempre in soccorso dei più forti e sulla totale mancanza di vergogna e memoria storica.

Da noi si premia la vigliaccheria e il leccaculismo, fino a ieri, quando si osava, parlando del conflitto con l’Ucraina, spiegare le ragioni russe, si veniva tacitati e insultati perché, cieche, sorde, distratte e in altre cose affaccendate, la nostra classe politica e l’informazione ufficiale non si erano accorte delle milizie naziste ucraine intente a compiere una vera e propria pulizia etnica nel Donbass, si liquidava ogni discussione dicendo che la Russia in quanto Stato aggressore, aveva sempre torto. Ora che Gli Stati Uniti d’America hanno bombardato il Venezuela, rapito il Presidente Maduro e sua moglie, cominciato a rubare il petrolio venezuelano, sequestrato due navi petroliere russe, colpevoli di navigare in acque internazionali senza il permesso statunitense, invece, va tutto bene, anzi, si sprecano le parole di elogio e di stima nei confronti del Presidente yankee Donald Trump. 

Intanto l’Europa dell’Euro, quella che avrebbe dovuto garantire a tutti gli italiani di lavorare un giorno in meno guadagnando come se avessero lavorato un giorno in più, parole e musica del pluridecorato professore Romano Prodi, si è rivelata essere, cosa che già all’epoca dicevo, deriso e inascoltato, l’assassina dell’Italia. Noi non abbiamo più uno straccio di economia, il nostro territorio è colonizzato da multinazionali straniere che, come sempre più spesso accade, chiudono ed esternalizzano le loro lavorazioni dove la manodopera costa meno; non abbiamo potere decisionale, per noi decide l’Unione Europea; non abbiamo più una banca di Stato, abbiamo regalato e in parte svenduto al peggior offerente tutto il “Gruppo I.R.I.”; non abbiamo più l’industria pesante, l’abbiamo smantellata e nel contempo abbiamo gettato le basi per la chiusura di migliaia di piccole e medie aziende; non abbiamo più una moneta, siamo riusciti, grazie a teste d’uovo come Prodi e Draghi, a riservarci il “cambio agevolato” di 1.936,27 lire per avere in tasca un euro; abbiamo in compenso sia petrolio che gas, ma per volere dei nostri fraterni amici a stelle e strisce li lasciamo dove sono. 

euro

Da noi si va a votare, quei pochi che ancora lo fanno, come si va allo stadio a tifare. C’è chi voterà sempre a destra perché odia i comunisti e chi voterà sempre a sinistra perché odia i fascisti, intanto di “rossi” e di “neri”, ormai da tantissimi anni, non ci sono più nemmeno le tracce. Altroché fascismo e comunismo, a noi ci tocca vivere la dittatura del “politicamente corretto”, quella che non ammette idee e pensieri diversi; quella dei “vaccini” obbligatori”; quella delle guerre necessarie alla pace; quella che non tollera contraddittori; quella dell’identità digitale; quella del fumo che fa male e delle bombe che fanno bene; quella che porta la gente nelle piazze a manifestare contro i cambiamenti climatici e che poi se ne frega se gli israeliani massacrano decine di migliaia di bambini palestinesi. Una dittatura molto più feroce, che non ha nulla di ideologico, che passa su tutto e tutti. Il “mite” popolo di Israele può massacrare centinaia di migliaia di palestinesi perché sono tutti terroristi, donne e bambini, non conta, sono tutti terroristi o figli di terroristi. Trump può bombardare il Venezuela, fare un colpo di Stato, rubare il petrolio e venire plaudito per la lotta al narcotraffico, poi, cosa conta se il Venezuela, al contrario degli Stati Uniti d’America, non figura nell’élite dei Paesi produttori ed esportatori di droga. L’Unione Europea ha bandito i diplomatici iraniani e continua a stendere tappeti rossi ed a prendere ordini dai diplomatici israeliani. A Cuba c’è un embargo da oltre 60 anni, voluto dagli Stati Uniti d’America, che ha messo in gravi difficoltà l’economia dell’Isola, eppure il dittatore era Castro e poco conta, se non lo si vuole vedere, se prima della rivoluzione a Cuba c’era un regime dittatoriale che aveva trasformato lo Stato caraibico nella casa da gioco e nel bordello dorato dei vicini statunitensi. In Ucraina le cose sono andate diversamente, le vicende della “Piccola Russia”, tanto cara alla Zarina Caterina, somigliano più a quelle che nel 1973 portarono gli americani a sostituire in Cile il Governo socialista di Allende con quello del dittatore fascista Augusto Pinochet. La C.I.A., da più parti inequivocabilmente testimoniato, organizzò e portò a termine il colpo di Stato che nel 2014 cacciò il Presidente regolarmente eletto, Viktor Janukovyc, costretto a riparare in Russia per evitare di essere suicidato come toccò ad Allende in Cile. A sostituirlo fu chiamato, poi “regolarmente” eletto, il magnate filoamericano Petro Porosenko, poi sostituito nel 2019 con un attore di dubbie qualità artistiche, buono per tutti gli usi, anche lui “regolarmente eletto”, Volodymyr Zelensky. In breve l’Ucraina divenne, finanziata dal Pentagono, laboratorio per lo sviluppo di armi biologiche. Sul territorio a curare gli interessi di Washington fu mandato Hunter Biden, figlio di Joe, all’epoca Vicepresidente del Governo di Barack Obama, più noto alle cronache come consumatore di droghe, alcol e pedopornografia, con lui, come segnalato dal Cremlino, anche il banchiere e imprenditore miliardario George Soros. Non solo, sebbene la cosa fu liquidata come “propaganda russa”, l’Ucraina divenne in breve, a livello mondiale, il mercato principale per il traffico d’organi e di bambini. Intanto e non credo sia propaganda russa, dal primo gennaio di quest’anno Israele ha ritirato le licenze per operare a Gaza a ben 37 organizzazioni umanitarie tra le quali figura anche “Medici Senza Frontiere”. Intanto si accetta, senza batter ciglio, che Paesi come Israele e Stati Uniti d’America decidano arbitrariamente delle sorti di altri popoli e di altri Stati e sebbene l’Italia possa fare ben poca cosa per evitarlo, potrebbe almeno evitare di fare, magari prendendo esempio dalla Spagna, le solite vergognose figure che ormai l’hanno resa un’ombra insignificante nella storia del genere umano.

Credo che il novecento sia stato il secolo americano e credo che la cosa, nonostante l’arroganza e la violenza ancora messa in campo dagli States, non possa durare, Cina e Russia non staranno certo a guardare. L’Unione Sovietica scelse la pace quando nel 1962 Kennedy minacciò di far scoppiare la terza guerra mondiale se i sovietici avessero messo le loro basi missilistiche a Cuba, ma gli anni a venire, conditi di menzogne, pretesti e scuse di ogni tipo, hanno testimoniato come gli americani non conoscano il significato delle parole: accordo, trattato, patto, concordato e intesa. Certamente non navigano nell’oro, da quando la Cina ha smesso di finanziare il debito pubblico statunitense le cose sono peggiorate e il fatto che ad oggi Pechino possieda ancora circa 760 miliardi di dollari di titoli del Tesoro U.S.A., che riduca gradualmente la sua esposizione sul debito americano; che stia lasciando scadere i “Treasury”, ritirando i fondi in maniera invisibile ma efficace; che sia tra i fondatori del “BRICS” con Brasile, Russia, India e Sudafrica per arrivare a sviluppare un sistema alternativo di commercio globale che escluda il dollaro U.S.A.; che stia accumulando tonnellate d’oro, secondo il “World Gold Council”, 200 nel solo 2023 per un totale, stimato, di oltre 20.000 tonnellate, non farà dormire sonni tranquilli agli yankee, ma una cosa è certa, in questo clima surriscaldato dal moltiplicarsi dei fronti di guerra, l’assalto al petrolio venezuelano, seppur plaudito dagli ascari europeisti, ha fatto definitivamente saltare il banco di qualsivoglia accordo o diritto internazionale. Ora tutto è possibile e non potrà mai più, in nessun caso e in nessun modo, essere sventolata la bandiera del giusto che corre in soccorso dell’aggredito.

In ogni caso da noi non succederà niente, si continuerà, come sempre, ad accettare tutto, salvo poi, in pieno spirito italico, se le cose andranno male come tutto ciò che sta accadendo lascia presagire, piangere e disperarsi sulle macerie che rimarranno. 

Intanto non si possono non segnalare le parole di Mike Pompeo, ex Segretario di Stato U.S.A. ed ex Direttore della C.I.A., il quale in questi giorni ha voluto esortare: “Dobbiamo assicurarci che la storia venga raccontata correttamente, in modo che, quando i libri di storia ne scriveranno, non parlino delle vittime di Gaza”. Allo stesso modo non si può tacere dello “strano” incidente automobilistico nel quale pochi giorni fa ha perso la vita il Presidente del Tribunale di Be’er Sheva, Benny Sagi, Giudice del processo contro Netanyahu, accusato in patria di frode e corruzione. Non si possono liquidare col “bisogna leggerle calate nel contesto” le parole di Bezalel Yoel Smotrich, Ministro delle Finanze di Israele, che ha precisato: “La legge internazionale non si applica agli ebrei, noi siamo il popolo eletto e siamo differenti dagli altri”. Non si può tacere del tentato colpo di Stato in Burkina Faso, finanziato da Parigi, fallito in un bagno di sangue, lo stesso giorno in cui veniva decapitato il Governo Venezuelano ad opera degli Stati Uniti d’America. Non si può accettare che vengano introdotte sempre nuove sanzioni contro chi cerca di fare informazione libera, non sotto dettatura e non sotto dittatura.

Ora, in attesa del niente, di quel niente che da sempre sappiamo esprimere al meglio, chiudo con le parole di un proverbio serbo: “Quando scoppia una guerra i politici danno le munizioni, i ricchi mandano cibo, i poveri mandano i figli. A guerra finita i politici si stringono la mano, i ricchi contano i soldi ed i poveri cercano le tombe dei figli”.

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