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19 Gennaio 2026 - 20:17
Sanità a due velocità, l’Italia spaccata sulle cure: la Corte dei conti certifica diseguaglianze, spesa privata in crescita e pazienti costretti a spostarsi
La sanità italiana resta profondamente diseguale e il post pandemia non ha prodotto quella svolta strutturale che molti si attendevano. A metterlo nero su bianco è la Corte dei conti, nella Relazione al Parlamento sulla gestione dei Servizi Sanitari Regionali, che fotografa un Servizio sanitario nazionale ancora segnato da forti squilibri territoriali, criticità gestionali persistenti e un peso crescente della spesa privata sulle famiglie.
Nel triennio 2022-2024 la spesa sanitaria pubblica è salita da 131,3 a 138,3 miliardi di euro, con un incremento del 4,9% rispetto al 2023 e del 5,4% rispetto al 2022. Un aumento significativo che però non modifica il dato strutturale: l’incidenza sul Pil resta stabile tra il 6,3% e il 6,4%, al di sotto della media europea del 6,9%, segno di un finanziamento che cresce ma non abbastanza da colmare i divari accumulati.
Le difficoltà più evidenti continuano a riguardare le Regioni in piano di rientro – Calabria, Molise, Sicilia, Campania, Lazio, Abruzzo e Puglia – che, nonostante alcuni miglioramenti nei conti, mostrano ancora criticità strutturali nella gestione dei servizi. È proprio in queste aree che la Corte dei conti rileva significative diseguaglianze nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), l’insieme delle prestazioni che dovrebbero essere garantite in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Il risultato è un disallineamento netto tra Nord e Sud, che incide direttamente sulla qualità e sulla tempestività delle cure.

Nel quadro complessivo emerge però anche un’eccezione positiva. L’Emilia-Romagna si conferma regione benchmark del sistema sanitario nazionale, mantenendo questo primato senza interruzioni dal 2019 al 2024. Dal 2021 è stabilmente in testa grazie a elevate performance nei LEA, a una gestione finanziaria giudicata solida e a una forte capacità di attrarre pazienti da altre regioni, diventando un punto di riferimento per l’intero Paese.
Un altro elemento critico evidenziato dalla magistratura contabile riguarda la crescente spesa sanitaria privata, che rischia di minare l’equità di accesso e il principio di universalità del sistema. Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva ha raggiunto i 185 miliardi di euro: il 74% è a carico della pubblica amministrazione e delle assicurazioni obbligatorie, il 22% grava direttamente sulle famiglie, mentre il 3% è sostenuto dai regimi volontari. La quota privata risulta tra le più elevate nel confronto con la media europea, segnalando un progressivo spostamento del peso economico sulle tasche dei cittadini.
A confermare le difficoltà di omogeneità del sistema è anche l’aumento della mobilità sanitaria interregionale. Sempre più pazienti si spostano per curarsi, con conseguenze non solo sulla salute, ma anche sulle performance delle strutture, sui costi e sull’attrattività dei territori. Un fenomeno che alimenta ulteriormente i divari tra regioni forti e regioni fragili.
Sul fronte farmaceutico, la spesa complessiva del 2024 ha superato il tetto programmato del 15,3% del Fondo. I nuovi tetti di spesa e il meccanismo del payback consentono un equilibrio finanziario, ma restano ampie incertezze legate al contenzioso con le imprese farmaceutiche, che rischiano di incidere sulla tenuta del sistema.
Non meno preoccupante è il capitolo dedicato al personale sanitario. La Corte segnala un ricorso significativo a contratti flessibili e, in alcune regioni, ai cosiddetti “gettonisti”, una soluzione che comporta costi più elevati e necessita di un monitoraggio costante. La carenza di risorse pubbliche si riflette nella difficoltà di reclutare e trattenere medici e operatori, aggravando le disfunzioni già esistenti.
La relazione si chiude con un richiamo diretto alla necessità di rafforzare la governance, accelerare gli investimenti, stabilizzare il personale e ridurre i divari territoriali, perché – sottolinea la Corte dei conti – «il futuro del Ssn dipenderà, infatti, dalla capacità di trasformare le risorse in servizi qualitativamente migliori, aumentando l’efficienza gestionale e rafforzando l’equità territoriale».
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