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19 Gennaio 2026 - 16:24
Quasi mezzo milione di interventi in un anno: il 118 piemontese regge l’urto, ma crescono le richieste non urgenti (immagine di repertorio)
Quasi 500 mila interventi in dodici mesi. È questo il dato che fotografa, meglio di ogni slogan, l’attività del 118 in Piemonte nel 2025, uno dei pilastri più sollecitati del sistema sanitario regionale. Le quattro Centrali Operative di Torino, Alessandria, Cuneo e Novara, coordinate da Azienda Zero, hanno gestito complessivamente 496.168 missioni con mezzi di soccorso, confermando un volume di lavoro sostanzialmente stabile rispetto agli ultimi tre anni, ma con una trasformazione significativa nella tipologia delle richieste.
Il numero complessivo degli interventi registra un lieve incremento superiore al 2%, ma il dato più rilevante non è quantitativo bensì qualitativo. In quasi tutte le centrali, ad eccezione di Alessandria, si osserva una diminuzione dei codici rossi e gialli, cioè delle emergenze più gravi, a fronte di un aumento consistente dei codici verdi, che indicano richieste di assistenza non urgente. Una tendenza che sta progressivamente modificando il ruolo del 118, sempre più chiamato a rispondere anche a bisogni sanitari di bassa criticità.
Nel dettaglio, nel 2025 si contano 23.055 interventi in codice rosso, 134.362 in codice giallo, 323.750 in codice verde e 18.270 in codice bianco. La maggior parte delle missioni è stata quindi gestita con mezzi di soccorso di base – oltre 364 mila – mentre poco più di 131 mila hanno richiesto l’impiego di mezzi di soccorso avanzato. Un equilibrio che riflette l’evoluzione della domanda: meno emergenze vitali, più richieste di assistenza che trovano nel 118 il primo e spesso unico punto di accesso.
Secondo il direttore generale di Azienda Zero, Adriano Leli, questi numeri raccontano un sistema che continua a funzionare. I dati del 2025, ha sottolineato, confermano la solidità e l’affidabilità del sistema 118 piemontese, frutto di un coordinamento regionale quotidiano tra le centrali operative. Allo stesso tempo, l’aumento delle richieste a bassa criticità rappresenta una sfida organizzativa rilevante, che impone di proteggere la capacità di risposta alle vere emergenze, evitando che il sistema venga congestionato.
Proprio per questo, il 118 ha rafforzato negli ultimi anni le attività di filtro telefonico, i consultI sanitari e i consigli a distanza, con l’obiettivo di orientare correttamente i cittadini e ridurre gli interventi non strettamente necessari. Una funzione che va oltre l’emergenza in senso stretto e che colloca il servizio sempre più al centro della rete assistenziale.

L'assessore Riboldi
Un quadro condiviso anche dall’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, che definisce l’emergenza–urgenza piemontese un vero fiore all’occhiello della Regione. Dietro questi numeri, ha ricordato, c’è il lavoro quotidiano di operatori sanitari, soccorritori e volontari, ma anche la necessità di guardare avanti. L’aumento delle richieste non urgenti, secondo Riboldi, impone di rafforzare l’integrazione tra 118, territorio e assistenza primaria, affinché il sistema resti efficiente e sostenibile nel tempo.
Analizzando le singole centrali operative, emergono dinamiche simili ma con alcune specificità. Ad Alessandria, sotto la direzione di Andrea Mina, l’andamento della gravità delle missioni è rimasto sostanzialmente stabile: i codici rossi sono saliti dai 3.789 del 2023 ai 4.314 del 2025, mentre le missioni complessive con mezzi sono passate da 71.500 a 73.737. Un territorio in cui la domanda di emergenza mantiene caratteristiche più costanti.
Diversa la situazione a Cuneo, oggi diretta da Giovanni Marraccini, dove i codici rossi sono scesi da 5.606 a 5.380, i gialli da 26.127 a 25.859, mentre i verdi sono aumentati in modo significativo, superando quota 33 mila. Aumentano anche le missioni complessive, segno di un carico crescente ma meno grave sul piano clinico.
A Novara, con la direzione di Sara Borga, il calo dei codici più gravi è ancora più evidente: i rossi passano da 5.141 a 4.427, mentre i verdi crescono fino a 63.043. Anche qui aumentano le missioni totali, che nel 2025 sfiorano 97 mila.
Infine Torino, la centrale più grande, diretta da Roberto Gioachin, concentra oltre metà dell’attività regionale. Nel capoluogo i codici rossi scendono sotto quota 9 mila, i gialli calano di oltre 4 mila casi in due anni, mentre i verdi superano 180 mila interventi. Le missioni complessive arrivano a 258.363, con un aumento netto dei mezzi di base.
Il dato finale è chiaro: il 118 piemontese regge, ma cambia pelle. Sempre meno emergenze vitali, sempre più richieste di assistenza che parlano di fragilità diffuse, difficoltà di accesso ai servizi territoriali e di una popolazione che continua a rivolgersi all’emergenza per bisogni che emergenziali non sono. La tenuta del sistema, oggi, passa dalla capacità di governare questa trasformazione senza snaturare la sua missione primaria: arrivare in tempo quando davvero è una questione di vita o di morte.

Roberto Gioachin
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