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Sempre meno matrimoni in Italia, l’Istat fotografa il cambiamento

Cambiamenti demografici e culturali alla base del fenomeno

Sempre meno matrimoni in Italia

Sempre meno matrimoni in Italia, l’Istat fotografa il cambiamento (foto di repertorio)

Ci si sposa sempre meno. E quando lo si fa, succede più tardi. Sempre più spesso con rito civile. È una fotografia nitida quella scattata dall’Istat, che nel suo ultimo report certifica un cambiamento strutturale nei comportamenti familiari degli italiani. Un cambiamento che non riguarda solo i matrimoni, ma anche unioni civili, separazioni e divorzi, tutti in calo.

Nel 2024, in Italia, sono stati celebrati 173.272 matrimoni, con una diminuzione del 5,9% rispetto all’anno precedente. Un dato che conferma una tendenza già in atto e che attraversa l’intero Paese, seppur con intensità diverse. Il calo più marcato si registra nel Mezzogiorno, dove le nozze diminuiscono dell’8,3%, seguito dal Centro (-5%). Nel Nord la flessione è più contenuta, ma comunque significativa (-4,3%).

La tendenza non si arresta. Anche i dati provvisori dei primi nove mesi del 2025 indicano un’ulteriore riduzione dei matrimoni, ancora del 5,9%. Secondo l’Istat, a incidere non è un solo fattore. Da un lato pesa la denatalità persistente, che riduce numericamente le generazioni più giovani. Dall’altro, entrano in gioco cambiamenti culturali profondi, come la diffusione delle convivenze more uxorio, sempre più percepite come alternativa stabile al matrimonio o come fase preliminare non obbligatoriamente destinata alle nozze.

A cambiare non è solo il numero dei matrimoni, ma anche il modo in cui vengono celebrati. Il rito religioso continua a perdere terreno. Nel 2024 le nozze in chiesa registrano un calo dell’11,4% rispetto all’anno precedente, rafforzando una tendenza di lungo periodo. Oggi, il 61,3% dei matrimoni avviene con rito civile, una quota in crescita rispetto al 58,9% del 2023. La scelta è quasi totale nelle seconde nozze, dove il rito civile riguarda il 95,1% dei casi, spesso per motivi normativi.

In calo anche le prime nozze, che nel 2024 sono state 130.488, con una diminuzione del 6,7% rispetto all’anno precedente. Un dato che si lega direttamente al rinvio delle tappe tradizionali della vita adulta. Gli italiani, spiega l’Istat, restano più a lungo in formazione, entrano più tardi nel mondo del lavoro e faticano a raggiungere una stabilità economica sufficiente per lasciare la famiglia di origine. Tutto questo si riflette sulla scelta di sposarsi.

Il risultato è un progressivo innalzamento dell’età media al primo matrimonio. Nel 2024 gli uomini si sposano per la prima volta a 34,8 anni, mentre le donne a 32,8 anni, entrambi con un aumento di 0,1 anni rispetto al 2023. Anche in questo caso, la diffusione delle convivenze prematrimoniali contribuisce a posticipare le nozze, trasformandole da passaggio obbligato a scelta eventuale.

In lieve calo anche i matrimoni misti. Nel 2024 sono stati celebrati 29.309 matrimoni con almeno uno sposo straniero, pari al 16,9% del totale, con una flessione dell’1,4% rispetto al 2023. Tuttavia, aumentano le nozze tra stranieri e nuovi cittadini italiani, un effetto diretto del forte incremento delle acquisizioni di cittadinanza. L’Istat sottolinea che sempre più spesso si tratta di coppie che, pur risultando “miste” nei dati, erano entrambe straniere alla nascita.

Il cambiamento investe anche le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Nel 2024 se ne contano 2.936, con un calo del 2,7% rispetto all’anno precedente. La flessione è confermata anche nei primi nove mesi del 2025 (-3,1%). Resta prevalente la componente maschile: 1.608 unioni, pari al 54,8% del totale, riguardano coppie di uomini.

Ma non è solo la formazione delle unioni a ridursi. Diminuiscono anche le rotture. Nel 2024 sono state registrate 75.014 separazioni, in calo del 9%, e 77.364 divorzi, con una riduzione del 3,1%. Un dato che può essere letto in più modi: da un lato la diminuzione delle coppie formalmente sposate, dall’altro la possibile maggiore stabilità delle unioni che arrivano al matrimonio dopo percorsi più lunghi e selettivi.

Nel complesso, il report Istat restituisce l’immagine di una società che rimodella le proprie scelte affettive e familiari. Il matrimonio perde centralità, si sposta nel tempo, cambia forma. E con esso cambiano anche le dinamiche di separazione e divorzio. Una trasformazione lenta, ma costante, che racconta molto più di semplici numeri.

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