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19 Gennaio 2026 - 14:34
Torino ricorda Giuseppe Lorusso, 47 anni dopo l’omicidio dell’agente ucciso da Prima Linea
Quarantasette anni dopo l’uccisione di Giuseppe Lorusso, agente di custodia assassinato dai terroristi di Prima Linea, la memoria torna nel luogo in cui tutto accadde. Questa mattina, 19 gennaio, alle 10.30, in via Biella a Torino, si è svolta la commemorazione dell’agente che ha perso la vita servendo lo Stato in uno degli anni più bui della storia repubblicana, segnati dal terrorismo politico.
Alla cerimonia erano presenti i figli Daniela e Domenico Lorusso, una rappresentanza dell’associazione “Nessun uomo è un’isola”, alcuni colleghi in pensione e una delegazione della Casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino, con il vice comandante. Una partecipazione sobria, raccolta, segnata dalla presenza dei familiari e di chi, per ruolo o per esperienza, conosce il peso di quella vicenda.
A colpire, però, è stata l’assenza di qualunque rappresentante delle istituzioni. Nessun esponente dell’Amministrazione comunale, della Regione Piemonte, della Città Metropolitana o di altri enti pubblici ha preso parte alla commemorazione. Un vuoto che non è passato inosservato e che ha dato il tono all’intervento del sindacato Osapp, promotore dell’iniziativa.

L’Osapp ha registrato però “con rammarico la totale assenza” delle istituzioni, sottolineando come, in occasioni di questo tipo, l’assenza finisca per diventare essa stessa un messaggio. Il sindacato ha scelto di non aggiungere ulteriori commenti, rimarcando che il senso della commemorazione sta nel dovere della memoria verso chi ha servito lo Stato “fino all’estremo sacrificio” e verso i suoi familiari, un dovere che non può esaurirsi in dichiarazioni di circostanza.
La figura di Giuseppe Lorusso resta legata a una stagione segnata dalla violenza politica e dal terrorismo interno, quando agenti delle forze dell’ordine, magistrati, giornalisti e civili divennero bersagli di organizzazioni armate. Ricordare oggi quell’omicidio significa richiamare non solo una vicenda personale e familiare, ma anche una pagina collettiva della storia italiana, in cui il prezzo pagato da chi indossava una divisa fu altissimo.
La commemorazione di via Biella si è svolta in modo essenziale, senza clamore, ma con un significato chiaro: tenere viva la memoria di un servitore dello Stato e riaffermare che il ricordo non è un atto formale, bensì una responsabilità condivisa. La presenza dei figli e dei colleghi ha dato concretezza a questo messaggio; l’assenza delle istituzioni ha aperto, implicitamente, una riflessione sul valore simbolico della partecipazione pubblica in momenti che segnano la storia civile del Paese.
A distanza di 47 anni, il nome di Giuseppe Lorusso continua a interrogare la città e le istituzioni sul senso della memoria e sul rispetto dovuto a chi ha pagato con la vita il proprio servizio. Una memoria che, come ricordato dall’Osapp, non può essere delegata né rimandata, perché riguarda il rapporto stesso tra lo Stato, i suoi rappresentanti e i cittadini.
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