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Cronaca
16 Gennaio 2026 - 19:05
L'ospedale Giovanni Bosco di Torino e Mark Mariut
Mark Mariut non ce l’ha fatta. Aveva 14 anni. È morto poco fa all’ospedale Giovanni Bosco di Torino, dove era arrivato in condizioni disperate dopo essere stato investito questa mattina, venerdì 16 gennaio, lungo la provinciale 590 della Val Cerrina, in località Abate, a San Sebastiano da Po.
Il ragazzo, di nazionalità rumena, viveva con il papà a poca distanza dal punto dell’incidente. Frequentava l’istituto superiore Europa Unita a Chivasso e, come ogni mattina, stava uscendo di casa per raggiungere a piedi la fermata del pullman e andare a scuola. È stato travolto intorno alle 7, in un tratto di strada dove camminare sul bordo della carreggiata è una routine pericolosa, soprattutto all’alba.
L’impatto è stato violento: Mark è stato scaraventato contro il parabrezza della vettura, una Mercedes Classe E, sfondandolo. Quando i soccorritori del 118 lo hanno caricato in ambulanza, era già in arresto cardiaco. I medici lo hanno rianimato e portato d’urgenza in sala operatoria, ma le ferite erano troppo gravi. Un politrauma devastante, incompatibile con la vita.
I carabinieri della compagnia di Chivasso stanno ricostruendo con precisione la dinamica e le responsabilità, ma intanto resta il fatto più pesante: un ragazzino è uscito di casa per andare a scuola e non tornerà più. E quella strada, la 590, torna ad essere quello che i residenti denunciano da anni: un punto nero dove la quotidianità si trasforma in roulette.
Sui social, già nelle ore successive all’investimento, la rabbia è esplosa. C’è chi chiede strisce pedonali vere, chi invoca il marciapiede, chi parla di illuminazione insufficiente, segnaletica carente. Qualcuno propone una petizione, altri ricordano battaglie vecchie di decenni finite nel nulla, rimbalzate tra enti e competenze. La sintesi è una sola: se non si fa qualcosa di concreto, non cambierà mai niente.
Oggi però non è il giorno delle frasi di circostanza. Oggi resta un nome, un’età, e un vuoto. Mark Mariut, 14 anni, studente. Investito mentre andava a prendere l’autobus. E morto poche ore dopo.
L’incidente è avvenuto all’alba di oggi, lungo la provinciale 590 della Val Cerrina, nel territorio di San Sebastiano da Po, in località Abate. Erano da poco passate le 7 (intorno alle 7.15, secondo la prima ricostruzione) quando Mark Mariut, studente di 14 anni, è uscito di casa come faceva ogni mattina: a piedi, diretto verso la fermata del pullman per raggiungere la scuola a Chivasso.
Quel tratto di provinciale è uno di quelli che i residenti descrivono da anni con una frase semplice e terribile: non c’è spazio per camminare. Per arrivare alla fermata, chi va a piedi è costretto a muoversi praticamente sul ciglio della strada, nello stesso corridoio in cui passano auto che spesso procedono a velocità sostenuta. E al mattino presto, con luce scarsa e visibilità ridotta, il rischio diventa quotidiano.
Secondo quanto riferito dal conducente ai carabinieri, il ragazzo si sarebbe spostato improvvisamente verso il centro della carreggiata. L’auto coinvolta è una Mercedes Classe E. Una versione che verrà verificata con accertamenti tecnici e testimonianze, perché l’impatto è stato violentissimo e ogni dettaglio — velocità, visibilità, condizioni della strada — dovrà essere ricostruito con precisione.

Il tratto della SP 590 dove è avvenuto l'incidente
Quello che è certo è la violenza dell’urto: Mark è stato colpito in pieno, ha sbattuto contro il parabrezza della vettura sfondandolo ed è stato sbalzato sull’asfalto per diversi metri. Una scena drammatica, avvenuta davanti ad altri automobilisti in transito, che hanno immediatamente dato l’allarme.
Tra i primissimi a fermarsi e a prestare aiuto c’è stata Martina Gavazza, consigliera comunale di Torrazza Piemonte e monitore di distretto della Croce Rossa Italiana. È intervenuta nei minuti in cui tutto si decide: quelli in cui un corpo a terra può essere ancora salvato o può scivolare via. Ha assistito il ragazzo e supportato le prime operazioni di soccorso fino all’arrivo dell’ambulanza, in attesa dell’équipe sanitaria.
La chiamata al 112 ha attivato una macchina dei soccorsi rapida e massiccia. Sul posto sono arrivati i Carabinieri, un’ambulanza della Croce Rossa di Chivasso con a bordo l’équipe medica del 118, e successivamente una seconda ambulanza della Croce Rossa di San Sebastiano da Po, a cui è stato affidato l’automobilista, rimasto sotto choc dopo l’investimento.
I sanitari hanno lavorato a lungo sul luogo dell’impatto per stabilizzare Mark. Le sue condizioni, però, sono apparse subito disperate: quando è stato caricato in ambulanza era già in arresto cardiaco. È stato rianimato con manovre avanzate e portato via in codice rosso, con la corsa verso Torino effettuata in emergenza assoluta, a sirene spiegate, con i carabinieri a garantire il passaggio lungo il percorso.
All’ospedale Giovanni Bosco di Torino il ragazzo è arrivato in condizioni critiche, con un quadro definito dai medici come grave politrauma. È stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza, ma le ferite erano troppo gravi.

Mark Mariut su IG
Mark Mariut aveva 14 anni. Un’età in cui la vita è ancora tutta davanti, e in cui ogni mattina dovrebbe significare solo una cosa: alzarsi, prendere un pullman, andare a scuola. Invece oggi il suo nome è diventato cronaca.
Mark viveva a San Sebastiano da Po, con il papà, a poca distanza dalla SP 590 della Valle Cerrina, la stessa strada dove questa mattina è stato investito mentre si stava recando alla fermata dell’autobus. Era di origini rumene, cresciuto qui, in un territorio dove spesso la routine è fatta di distanze brevi e strade lunghe da attraversare in piedi, senza protezioni, senza margini.
Frequentava l’istituto Europa Unita di Chivasso. Un ragazzo normale, uno studente come tanti, con una quotidianità fatta di scuola, amici e passioni che si vedevano anche sui social. Su Instagram, appena 20 ore prima di morire, aveva pubblicato la sua ultima storia. Un segno piccolo, quasi insignificante fino a ieri. Oggi è diventato una specie di fermo immagine crudele: l’ultimo frammento di normalità prima dello schianto.
Dalle foto che aveva condiviso, emergeva quello che spesso racconta più di mille parole: Mark amava la bicicletta. Amava muoversi, correre, sentirsi libero. E amava anche la Formula 1: la seguiva, la viveva con la passione tipica di chi non guarda soltanto le gare, ma ci si riconosce dentro. Era tifoso della Ferrari, di quelli che soffrono e sperano, anche quando va male, perché è così che funzionano le passioni vere.
Aveva 14 anni. Origini rumene, una vita semplice, un padre vicino, una scuola da raggiungere ogni mattina. E una manciata di interessi — bici, motori, Ferrari — che oggi sembrano dettagli, ma in realtà sono tutto ciò che resta di un ragazzo che non doveva finire così.
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