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Produzione auto in caduta libera, Anfia lancia l’allarme sui volumi industriali

I dati mostrano una filiera in sofferenza e una ripresa ancora incerta

Produzione auto in caduta libera

Produzione auto in caduta libera, Anfia lancia l’allarme sui volumi industriali (foto di repertorio)

Il rallentamento della produzione automotive italiana non accenna a fermarsi e i numeri diffusi dall’Anfia fotografano una crisi che ormai si trascina da mesi, con prospettive ancora fragili per il breve periodo. A novembre l’indice della produzione del settore segna un nuovo arretramento, confermando un quadro strutturalmente debole che pesa su tutta la filiera industriale.

Secondo quanto illustrato dal direttore generale Gianmarco Giorda, «a novembre prosegue il calo dell’indice della produzione automotive italiana (-5%)». Un dato che si inserisce in una tendenza negativa più ampia e che riguarda in modo particolare la fabbricazione di autoveicoli. «Anche l’indice della fabbricazione di autoveicoli si mantiene in flessione nel mese (-7,6%)», spiega Giorda, attribuendo il risultato soprattutto al drastico ridimensionamento della produzione di autovetture.

I dati preliminari Anfia indicano infatti una contrazione del 27,9% per le auto prodotte, con appena 18.000 unità uscite dagli stabilimenti nel mese di novembre. Una frenata che pesa sull’intero comparto, nonostante la tenuta, seppur marginale, di alcuni segmenti della componentistica. L’indice della produzione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori chiude infatti il mese con un lieve rialzo dello 0,3%, ma il bilancio complessivo da inizio anno resta negativo, con una flessione del 5,2%.

Le prospettive per la chiusura dell’anno non sono incoraggianti. Secondo le stime dell’Anfia, la produzione domestica di autoveicoli a fine 2025 dovrebbe attestarsi intorno alle 450.000 unità, un livello che rappresenta un calo del 23% rispetto al 2024 e circa la metà dei volumi registrati nel 2019, prima delle crisi che hanno colpito il settore tra pandemia, carenza di semiconduttori e transizione normativa.

«Il 2025 si è confermato un anno debole dal punto di vista produttivo», sottolinea Giorda, che tuttavia intravede possibili segnali di inversione nel medio periodo. «Confidiamo che nel 2026 possa avviarsi una graduale ripresa, sostenuta dall’implementazione dei piani produttivi del gruppo Stellantis», afferma, precisando però che la ripartenza sarà condizionata da fattori esterni e regolatori.

In particolare, secondo il direttore generale Anfia, sarà determinante una revisione del Regolamento europeo sulla riduzione delle emissioni di CO₂ per gli autoveicoli leggeri, «che vada nella direzione auspicata con interventi incisivi e ben dettagliati». Accanto alla normativa ambientale, il settore chiede misure concrete sul fronte dell’offerta, soprattutto per il contenimento dei costi energetici e per agevolazioni fiscali a sostegno degli investimenti.

Se la produzione di autoveicoli continua a soffrire, il quadro appare più articolato osservando l’andamento delle immatricolazioni dei veicoli industriali. Nel mese di dicembre, autocarri e veicoli trainati mostrano una crescita a doppia cifra, mentre gli autobus subiscono un brusco arretramento.

I dati indicano che a dicembre sono stati rilasciati 2.111 libretti di circolazione di nuovi autocarri, in aumento del 12,3% rispetto allo stesso mese del 2024. Ancora più marcata la crescita dei rimorchi e semirimorchi pesanti, con 1.086 libretti e un incremento del 22,3%. Il dettaglio mostra però dinamiche divergenti: i rimorchi calano del 28,4%, mentre i semirimorchi crescono del 28,9%.

Su base annua, il 2025 si chiude con 27.709 autocarri immatricolati, in lieve calo (-2,8%) rispetto al 2024, mentre i rimorchi e semirimorchi pesanti raggiungono quota 15.254, con una crescita complessiva del 14,2%. All’interno di questo segmento, i rimorchi restano sostanzialmente stabili (-0,1%), mentre i semirimorchi segnano un deciso +15,8%.

Di segno opposto l’andamento degli autobus, che dopo una flessione moderata a novembre registrano a dicembre una contrazione pesante, pari al -27,9%, chiudendo l’anno in territorio negativo.

Per il comparto del trasporto merci, tuttavia, l’Anfia guarda con attenzione alle misure di sostegno annunciate dal Governo. «Il trend positivo delle immatricolazioni di autocarri nell’ultimo trimestre del 2025 conferma la resilienza del settore e rappresenta una base solida su cui costruire la ripresa», commenta Luca Sra, delegato Anfia per il trasporto merci. «Accogliamo con favore lo stanziamento di 590 milioni di euro destinati al piano straordinario di rinnovo del parco veicoli per il trasporto merci, auspicando che la sua piena attuazione avvenga già nel corso del 2026».

Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un settore diviso tra difficoltà strutturali, timidi segnali di tenuta e una ripresa che, almeno per ora, resta affidata a decisioni politiche, investimenti industriali e scelte regolatorie ancora tutte da definire.

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