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14 Gennaio 2026 - 11:20
Ci sono tradizioni che non muoiono: restano lì, silenziose, in attesa che qualcuno abbia il coraggio – e la passione – di rimetterle in cammino. La festa di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali e del mondo agricolo, a Montalto Dora è tornata così. Non per caso, ma per volontà precisa. Quella di tre ragazzi del paese, Giovanni, Luca e Paolo, che lo scorso anno hanno deciso di riportare alla luce una ricorrenza capace di raccontare l’anima più profonda del territorio. Non folklore da cartolina, ma identità vera.
La seconda edizione della festa lo ha confermato: quando una comunità si riconosce in ciò che celebra, la partecipazione diventa naturale. Quest’anno i priori sono stati Maurizio Leona e Paolo Barroero, affiancati da una novità che guarda lontano: l’introduzione del priore junior, ruolo affidato a Francesca Gallo. Un segnale forte, quasi politico nel senso più nobile del termine: la tradizione non è un cimelio da conservare in vetrina, ma qualcosa da tramandare, spiegare, far vivere ai più piccoli. Perché senza continuità non c’è memoria, e senza memoria non c’è futuro.
La giornata si è aperta con un rinfresco offerto dai priori, momento semplice ma prezioso di incontro, prima di uno dei passaggi più toccanti della festa: la deposizione di un ciclamino in ricordo di tutti gli agricoltori che non ci sono più. Un gesto sobrio, ma carico di significato, per ricordare chi ha lavorato la terra con fatica, spesso lontano dai riflettori, ma fondamentale per la storia e l’economia del paese.
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Poi il rumore dei motori ha preso il posto delle parole. Circa 35 trattori si sono messi in movimento per una sfilata che ha attraversato Montalto Dora, direzione sacrato della chiesa. Non una parata, ma una dichiarazione d’appartenenza. A fianco del corteo anche il sindaco Renzo Galletto, presente non solo con la fascia tricolore, ma con un’attenzione sincera verso una festa che unisce fede, lavoro e comunità. Al termine della messa, il suo intervento ha voluto ringraziare chi ha reso possibile l’evento, sottolineando il valore di iniziative che tengono vivo il legame tra istituzioni e cittadini.
Momento centrale della giornata, come da tradizione, la benedizione dei mezzi agricoli, impartita dal parroco don Nicola. Un rito antico, che resiste al tempo e alle trasformazioni del lavoro agricolo, e che continua a parlare di protezione, rispetto e speranza. Perché quei mezzi non sono solo macchine: sono strumenti di vita, di fatica quotidiana, di sostentamento.
La festa si è poi chiusa nel modo più autentico possibile: seduti a tavola. Il pranzo alla Trattoria Alpi di Tavagnascoha suggellato una giornata vissuta intensamente, tra sorrisi, racconti e la consapevolezza di aver fatto qualcosa di importante per il paese.
Insomma, la festa di Sant’Antonio Abate a Montalto Dora non è solo tornata. Ha messo radici. E quando una tradizione riparte dai giovani, coinvolge i bambini e riesce a parlare a tutta la comunità, non è nostalgia: è futuro che prende forma.
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