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Carlo Acutis santo: la reliquia arriva a Borgaro e Caselle

Esposizione dal 31 gennaio all’8 febbraio tra celebrazioni, adorazioni e “24 ore per il Signore”

Carlo Acutis santo: la reliquia arriva a Borgaro e Caselle

Carlo Acutis santo: la reliquia arriva a Borgaro e Caselle

Carlo Acutis è stato proclamato santo il 7 settembre 2025. Aveva 15 anni quando è morto, nel 2006, eppure il suo nome continua a circolare con una forza che pochi adulti riescono a lasciare. Perché Acutis non è diventato “famoso” per caso: è diventato riconoscibile. “Il santo di Internet”, lo chiamano. Un’etichetta moderna, quasi pop, per raccontare una storia che moderna lo è davvero: un ragazzo capace di tenere insieme una fede semplice e profonda e la passione per l’informatica, senza che una cosa cancellasse l’altra. Anzi. La sua testimonianza parla soprattutto ai più giovani, perché in lui vedono qualcosa che non assomiglia alla retorica: un esempio vicino, concreto, attuale.

E adesso, quella presenza che fino a ieri era soltanto un nome, una biografia, un’immagine, arriva anche qui. Le parrocchie dei Santi Cosma e Damiano di Borgaro e di Santa Maria e San Giovanni Evangelista di Caselle si preparano ad accogliere la reliquia di San Carlo Acutis, che sarà esposta dal 31 gennaio all’8 febbraio. Una settimana che non sarà solo “calendario liturgico”, ma un percorso scandito da celebrazioni, adorazioni e momenti di preghiera rivolti a ragazzi, famiglie e comunità.

I primi giorni saranno a Borgaro. Il passaggio più intenso è atteso nella serata di venerdì 6 febbraio, quando inizieranno le “24 ore per il Signore”, con un’adorazione animata dai giovani. Poi, nel fine settimana conclusivo, il trasferimento a Caselle. La chiusura sarà domenica 8 febbraio, con un’adorazione eucaristica trasmessa in diretta su Radio Maria e animata dai giovani della Comunità Cenacolo, realtà che accompagna ragazzi in percorsi di rinascita attraverso la vita comunitaria e la preghiera.

Non è un dettaglio. Perché la presenza della reliquia è legata proprio a Radio Maria: la donazione ufficiale è avvenuta il 23 giugno 2025 ad Assisi, quando Antonia Salzano, madre di Carlo, ha consegnato due reliquie di primo grado, ricordando il legame spirituale tra il giovane santo e l’emittente.

Carlo Acutis

Chi era Carlo Acutis

Carlo Acutis è morto a 15 anni, ma in quel tempo brevissimo ha lasciato una traccia così netta da diventare, per molti, il volto più riconoscibile di una santità “contemporanea”: jeans, felpa, scarpe da ginnastica, un computer acceso e una fede vissuta senza pose.

Nato a Londra nel 1991 (da genitori italiani) e cresciuto a Milano, Carlo è un ragazzo come tanti: va a scuola, gioca, ha amici, è curioso, ama i videogiochi con moderazione, ha una passione vera per l’informatica. Solo che, in mezzo a tutto questo, c’è una costante che lo distingue: una vita spirituale intensissima e sorprendentemente semplice. Non “straordinaria” nel senso teatrale del termine, ma straordinaria per coerenza. Carlo non recita la parte del bravo ragazzo: sembra proprio credere fino in fondo a quello che dice.

La sua fede ruota attorno a un punto preciso: l’Eucaristia. Per lui la Messa non è un’abitudine, ma un centro di gravità. La chiama, in sostanza, la sua forza quotidiana: “l’autostrada per il Cielo”, una frase diventata quasi un marchio, ma che detta da lui non suona come uno slogan. Suona come una scelta.

Accanto alla devozione, c’è l’altro elemento che rende la sua figura moderna: Carlo non demonizza la tecnologia, la usa. La tratta come uno strumento. E qui entra in scena il suo progetto più famoso: raccoglie e organizza, con metodo quasi da archivista digitale, i miracoli eucaristici documentati nel mondo. Crea un sito, prepara una mostra, mette ordine in materiale che spesso vive sparso tra racconti, testimonianze e cronache locali. Il risultato è un lavoro enorme per un adolescente: non la fantasia di un devoto, ma una costruzione paziente, sistematica, quasi “giornalistica” nella struttura.

Eppure Carlo non è solo il ragazzo del sito. La sua storia colpisce perché tiene insieme fede e concretezza: è attento ai poveri, sensibile alle difficoltà degli altri, capace di notare chi resta fuori. Non fa gesti clamorosi: fa cose piccole, ripetute, quotidiane. È lì che si misura la distanza tra un personaggio e una persona.

Nel 2006 arriva la malattia, rapida e brutale: una leucemia fulminante. Carlo affronta la fase finale con un atteggiamento che molti, dopo, descriveranno come disarmante. Non perché non soffra, ma perché non si ribella in modo disperato. Pare che metta tutto dentro una cornice di senso: offre il dolore, pensa agli altri, resta lucido. In pochi giorni, la sua vita si spegne.

Dopo la morte, la sua figura non resta confinata alla memoria familiare o parrocchiale. Inizia a circolare tra giovani, educatori, gruppi di catechesi, comunità cattoliche di mezzo mondo. È una devozione che cresce anche perché Carlo non è distante: non è un santo “d’altri tempi”, non è un monaco, non è un martire antico. È uno che potrebbe sedersi accanto a te in classe.

Nel 2020 la Chiesa lo proclama beato: un passaggio ufficiale che consolida un fenomeno già vivo. Il suo corpo riposa ad Assisi, scelta simbolica e coerente con la spiritualità francescana che tanto lo affascinava: essenzialità, verità, attenzione agli ultimi, una religiosità senza ornamenti.

Carlo Acutis, in fondo, continua a colpire per un motivo semplice: dimostra che la santità, almeno nel suo caso, non è un mondo separato dalla vita reale. È un modo preciso di stare dentro la vita reale. Con disciplina, con allegria, con una specie di normalità radicale. E questo, oggi, è forse ciò che inquieta e attrae di più: l’idea che non serva scappare dal presente per essere credibili. Serve solo non mentire a se stessi.

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