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Energy drink ai minori, l’allarme arriva in Consiglio regionale: il Pd chiede regole, prevenzione e un cambio di passo

Laura Pompeo sollecita la Giunta: “Non è una moda, ma un tema di sanità pubblica. Servono misure urgenti e coordinate”

Energy drink ai minori, l’allarme arriva in Consiglio regionale: il Pd chiede regole, prevenzione e un cambio di passo

Energy drink ai minori, l’allarme arriva in Consiglio regionale: il Pd chiede regole, prevenzione e un cambio di passo

Il consumo di energy drink tra i minori entra ufficialmente nel dibattito politico piemontese. A portare la questione in Consiglio regionale è Laura Pompeo, consigliera del Partito Democratico, che ha presentato un’interrogazione urgente alla Giunta per chiedere quali azioni concrete intenda adottare la Regione per contrastare la diffusione di queste bevande tra bambini e adolescenti e per informare in modo strutturato famiglie, scuole e operatori scolastici sui rischi legati al loro consumo.

«Ho presentato un’interrogazione urgente alla Giunta regionale per sapere che cosa intenda fare per limitare la diffusione degli energy drink tra i minori e per informare famiglie e scuole sui rischi connessi al loro consumo. La tutela della salute dei nostri ragazzi deve essere una priorità», spiega Pompeo, sottolineando come il fenomeno non possa più essere liquidato come una semplice abitudine giovanile.

Secondo la consigliera dem, la letteratura scientifica è ormai chiara. «Numerosi studi scientifici – dall’EFSA alle principali società pediatriche – hanno evidenziato correlazioni tra consumo di energy drink e disturbi del sonno, aumento di ansia e irritabilità, problemi cardiovascolari, peggioramento del rendimento scolastico, comportamenti a rischio e l’emergere di nuove dipendenze», afferma. Al centro dell’allarme ci sono soprattutto le elevate quantità di caffeina e zuccheri contenute in questi prodotti, spesso sottovalutate.

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Laura Pompeo

Una sola lattina, ricorda Pompeo, può arrivare a contenere cinque o sei cucchiaini di zucchero, superando la soglia giornaliera raccomandata, mentre sul fronte della caffeina «le lattine più piccole equivalgono a una tazzina di caffè, quelle più grandi anche a due o tre». Un mix che, soprattutto nei più giovani, può avere effetti rilevanti e duraturi. «È un tema di salute pubblica, non di costume», rimarca la consigliera.

Nel suo intervento, Pompeo allarga lo sguardo oltre i confini regionali e nazionali, richiamando quanto già accade in altri Paesi europei. «Nei Paesi Baltici – Lituania, Lettonia ed Estonia – e in Polonia è stata vietata completamente la vendita di energy drink ai minori di 18 anni», ricorda. In Svezia la vendita è esclusa dalle scuole, mentre nel Regno Unito il dibattito è avanzato e, pur senza un divieto nazionale, sono già in vigore restrizioni significative in ambito scolastico e in alcune catene commerciali. «Il Piemonte non può restare indietro. Abbiamo il dovere di proteggere i più giovani e di allinearci alle migliori pratiche internazionali», sostiene.

L’interrogazione presentata in Consiglio entra nel dettaglio delle possibili azioni regionali. Pompeo chiede se la Giunta non intenda avviare una campagna di informazione e prevenzione rivolta a studenti e famiglie, definire linee guida per scuole e ASL per limitare o vietare la presenza di energy drink nei distributori automatici e nei servizi di ristorazione scolastica, e istituire un sistema di monitoraggio regionale sugli eventi avversi legati al consumo, in raccordo con centri antiveleni, pronto soccorso pediatrici e servizi territoriali.

Tra le richieste figura anche l’apertura di un confronto con il Ministero della Salute per valutare un divieto nazionale di vendita ai minori, superando così la frammentazione delle iniziative locali. «Non possiamo ignorare gli allarmi della comunità scientifica né le segnalazioni che arrivano da altri Paesi europei», conclude Pompeo. «La Regione ha gli strumenti per agire: informazione, prevenzione, regolazione e sorveglianza. È il momento di usarli, con responsabilità e visione».

Un intervento che porta al centro dell’agenda politica piemontese un tema finora rimasto ai margini, ma che coinvolge direttamente salute, scuola e giovani, chiamando la Regione a una scelta chiara tra l’inerzia e una strategia di tutela attiva delle nuove generazioni.

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