AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
13 Gennaio 2026 - 10:28
Livio Tancrida
Alla fine è arrivata. Non una nota stampa, non un annuncio social, non una conferenza con slide rassicuranti. È arrivata la sentenza. E quella, piaccia o no, vale più di mille dichiarazioni. Il TAR Piemonte ha rigettato integralmente il ricorso di Inc Spa sul nuovo ospedale di Cuneo, mettendo fine a una telenovela giudiziaria che per anni ha occupato il ruolo di perfetto alibi istituzionale: non possiamo decidere, c’è il ricorso.
Ora il ricorso non c’è più. E con lui, almeno sulla carta, spariscono anche le scuse.
I giudici amministrativi sono stati fin troppo chiari. Una sentenza lunga, articolata, complessa e ben motivata – come tengono a ribadire Regione e Azienda ospedaliera – che tradotta in lingua comprensibile dice questo: il project financing non stava in piedi. I costi erano aumentati in modo significativo, il partenariato non era sostenibile e la scelta di fermarsi era legittima. Anche se quegli aumenti fossero derivati dalle richieste della stazione appaltante, nessuno scandalo: il TAR ricorda che quelle richieste sono “del tutto connaturali alla fase preliminare di valutazione”. Insomma, niente imbrogli, niente colpi bassi. Solo conti che non tornavano.
A rafforzare il quadro c’è un’istruttoria definita approfondita, condotta – sottolineano i giudici – in modo trasparente e collaborativo, con un confronto continuo tra proponente e Azienda ospedaliera. Con tanto di supporto dell’Università Bocconi, giusto per evitare che qualcuno potesse pensare a decisioni prese “a sentimento”. E come se non bastasse, il TAR respinge anche tutte le richieste risarcitorie. Fine della storia, almeno nei tribunali.
Da qui l’inevitabile coro di soddisfazione del presidente Alberto Cirio e dell’assessore alla Sanità Federico Riboldi, che parlano di sentenza che conferma la correttezza e la legittimità delle scelte regionali e che consente finalmente di andare avanti con determinazione. «Ora possiamo entrare nella fase operativa», assicurano, ricordando che la Regione ha già garantito le risorse per la progettazione e che, in accordo con INAIL, sarebbe stato inserito l’intero importo per la realizzazione dell’opera. Tradotto: i soldi ci sono, la volontà pure. Adesso si fa.
Soddisfazione piena anche per il commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera Livio Tranchida, che parla di giorno importante dopo una dura battaglia giudiziaria e promette a breve una conferenza per spiegare tempi e modalità del bando di gara. Il messaggio ufficiale è rassicurante: il treno è ripartito.
Ma mentre la Giunta regionale brinda alla fine del contenzioso, dall’altra parte dell’aula politica c’è chi cambia completamente registro. Per il Partito Democratico, infatti, questa sentenza non è il traguardo, ma il punto di non ritorno.
Per il consigliere regionale Mauro Calderoni, il TAR ha smontato ogni alibi. «Per troppo tempo – dice – questa vicenda giudiziaria è stata il paravento dietro cui si sono nascosti ritardi, incertezze e una evidente mancanza di scelte politiche chiare». Ora quel paravento non c’è più. E restano solo le responsabilità.
L’onorevole Chiara Gribaudo è ancora più netta: «La stagione degli alibi è finita». Il nuovo ospedale di Cuneo non è un’opera qualunque, ricordano entrambi, ma un hub sanitario provinciale, decisivo per l’intera Granda e per il diritto alla salute di migliaia di cittadini. Ogni ulteriore rallentamento, da oggi in poi, non sarebbe più tecnicamente giustificabile. Sarebbe solo una scelta politica. O una non-scelta.
E allora basta annunci, basta conferenze stampa, basta promesse diluite nel tempo. «È arrivato il momento della verità», insiste Gribaudo. Date, risorse, tempi certi, cronoprogrammi verificabili. Tutto il resto, avverte, è propaganda.
C’è poi il nodo organizzativo, che il Pd non evita di toccare. Secondo Calderoni, l’attuale assetto non è più sostenibile: nessuno può seguire con la necessaria continuità due fronti così impegnativi. Il riferimento a Tranchida, diviso tra Cuneo e Torino, è diretto ma accompagnato da una premessa di rispetto per la sua competenza e disponibilità. Il problema, dicono, non è la persona, ma il modello.
Da qui la richiesta finale, che suona come una chiamata alla prova dei fatti: Cirio e Riboldi vengano a Cuneo. Davanti alla sindaca Patrizia Manassero, agli amministratori locali e ai cittadini. Non per una passerella, non per un rito istituzionale, ma per una vera assunzione pubblica di responsabilità.
Perché ora la sentenza del TAR ha tolto di mezzo giudici, ricorsi e carte bollate. E ha lasciato sul tavolo una sola domanda, brutalmente semplice: il nuovo ospedale di Cuneo si fa davvero o no?
Insomma, il diritto amministrativo ha fatto il suo corso. Adesso tocca alla politica. E questa volta, senza più alibi, senza più paraventi e senza più scuse.

Chiara Gribaudo
E così, dall’alto delle sue competenze multiple, delle scrivanie duplicate e dell’ubiquità amministrativa, Livio Tranchida osserva Cuneo. E Torino. E forse anche qualcos’altro, perché l’impressione è che il commissario straordinario dell’Ospedale S. Croce e Carle abbia ormai superato i limiti della tridimensionalità umana per avvicinarsi a una nuova forma di governo: la divinità sanitaria itinerante.
Da una parte Cuneo, dall’altra la Città della Salute di Torino. Due mondi, due galassie sanitarie, due cantieri (uno reale, uno promesso), due montagne di carte, riunioni, emergenze, criticità. E al centro lui, Tranchida, che tutto vede, tutto coordina, tutto governa. O almeno così ci viene raccontato.
Perché bisogna dirlo chiaramente: nel racconto ufficiale, il nuovo ospedale di Cuneo oggi non è solo un’opera pubblica. È una questione di fede. E Tranchida ne è il sacerdote supremo, se non direttamente il dio minore di un pantheon piemontese in cui la sanità si amministra per miracoli annunciati.
La sentenza del TAR, che rigetta il ricorso Inc e benedice l’operato dell’Azienda e della Regione, arriva come una rivelazione: era tutto giusto, tutto corretto, tutto legittimo. E in questo scenario il commissario emerge come figura centrale, quasi messianica. Dopo una dura battaglia giudiziaria – parole sue – annuncia che a breve convocherà una conferenza per spiegare tempi e modi del bando. A breve, appunto. Un tempo elastico, teologico, non misurabile con i cronometri della vita reale.
Nel frattempo Tranchida è ovunque. A Cuneo per il nuovo ospedale che deve ancora nascere. A Torino per la Città della Salute, che di problemi ne ha già abbastanza per occupare un’intera squadra di commissari, santi e martiri messi insieme. Eppure, nel racconto istituzionale, non c’è contraddizione. Nessuna fatica. Nessun limite umano. Evidentemente l’uomo ha scoperto il dono della moltiplicazione del tempo.
Chi prova timidamente a sollevare il dubbio – come fanno Mauro Calderoni e Chiara Gribaudo – viene quasi accusato di lesa maestà. Eppure la domanda è di un banale disarmante: si può davvero governare con la necessaria continuità due fronti sanitari così giganteschi? La risposta implicita, finora, è sì. Perché Tranchida può. O almeno così pare.
Il problema, però, è che gli ospedali non vivono di mitologia. Vivono di scelte, tempi certi, cantieri che aprono, cronoprogrammi che si rispettano. E Cuneo, più che un dio della sanità, avrebbe bisogno di un responsabile dedicato, inchiodato lì, giorno e notte, con un solo pensiero fisso: far partire quell’opera senza altri rinvii.
Invece ci troviamo davanti a una figura quasi sovrumana, chiamata a reggere tutto. E come spesso accade quando si attribuiscono poteri divini agli uomini, il rischio non è che falliscano: è che nessuno osi più chiedere conto dei risultati.
La sentenza del TAR ha tolto di mezzo l’ultimo grande alibi. Ora non ci sono più ricorsi, né carte bollate dietro cui nascondersi. Restano solo le responsabilità. E quelle, nemmeno un dio, può esercitarle in due luoghi contemporaneamente senza prima scegliere dove stare davvero.
Insomma, Cuneo non chiede miracoli. Chiede un ospedale. E magari anche un commissario meno onnipotente e più presente. Perché la sanità pubblica ha bisogno di governo, non di mitologia. E i cittadini, si sa, preferiscono i cantieri aperti alle divinità in trasferta.
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.