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Askatasuna, il comitato per il patto civico accusa il Comune: “Due anni di lavoro azzerati senza confronto”

I promotori del patto di collaborazione chiedono ispezioni e un tavolo politico

Askatasuna, il comitato per il patto civico accusa il Comune: “Due anni di lavoro azzerati senza confronto”

Askatasuna, il comitato per il patto civico accusa il Comune: “Due anni di lavoro azzerati senza confronto” (immagine di repertorio)

Il silenzio di Palazzo Civico dopo lo sgombero di Askatasuna continua ad alimentare polemiche e tensioni politiche. A denunciarlo sono i portavoce del comitato proponente del patto di collaborazione per trasformare in bene comune l’edificio di corso Regina Margherita 47, occupato per circa trent’anni dal centro sociale e sgomberato lo scorso 18 dicembre.

Secondo i promotori del patto, il comportamento dell’amministrazione comunale sarebbe incomprensibile e politicamente grave. «Il silenzio del sindaco di Torino è assordante e ingiustificabile», affermano in una nota, sottolineando come, dopo lo sgombero, dal Comune non sia arrivato alcun confronto reale sul futuro dello stabile.

Il nodo centrale riguarda proprio la decadenza del patto di collaborazione, comunicata – denunciano i proponenti – con una modalità ritenuta inaccettabile. «Noi abbiamo ricevuto il 18 dicembre solo una mail, quattro righe per dirci che il patto decadeva», spiega Ugo Zamburru, psichiatra ed ex presidente dell’Arci di Torino, tra i promotori dell’iniziativa. «Due anni di lavoro, in cui abbiamo avuto una buona interlocuzione con l’amministrazione, sono stati cancellati da un intervento per noi inspiegabile», aggiunge.

Secondo il comitato, il Comune di Torino, in quanto proprietario dell’immobile, dovrebbe ora effettuare una ispezione all’interno della palazzina per verificare lo stato dello stabile dopo lo sgombero. Una richiesta che si accompagna a un appello politico più ampio. «Vorremmo dire al Comune: ritroviamoci e parliamo, perché non si può cancellare con una semplice prova muscolare quello che è stato un percorso positivo», insiste Zamburru.

La vicenda, però, non riguarda solo il destino dell’edificio, ma anche l’impatto sul quartiere di corso Regina. I proponenti parlano apertamente di una situazione di presidio permanente che starebbe pesando sulla vita quotidiana dei residenti. «Chiediamo che tutte le forze democratiche e il sindaco dicano basta con questa occupazione militare del quartiere», afferma Giorgio Cremaschi, sindacalista e politico, anch’egli membro del comitato.

Le parole sono dure. «Non esiste che in una città e in un Paese democratico ci sia da un mese un quartiere presidiato militarmente, con i genitori che devono essere controllati se portano i bambini a scuola», sostiene Cremaschi, che rilancia il significato politico della vertenza. «Per noi non è assolutamente finita: è una questione del quartiere e della città avere uno spazio democratico».

Al centro dello scontro resta la natura stessa di Askatasuna e del progetto avanzato dai proponenti del patto. «Chi pensa che un centro sociale autogestito, concordato con le istituzioni, sia un atto di sovversione ha un’idea della democrazia che non esiste», conclude Cremaschi, chiamando direttamente in causa il ruolo delle istituzioni cittadine.

A quasi un mese dallo sgombero, dunque, la partita resta aperta. Da un lato, un percorso di collaborazione che i promotori ritengono legittimo e condiviso; dall’altro, una decisione amministrativa e di ordine pubblico che ha interrotto bruscamente quel cammino. In mezzo, un silenzio istituzionale che, invece di spegnere la tensione, continua ad alimentare uno dei dossier più delicati e divisivi della Torino politica.

Palazzo di Città - MuseoTorino

Palazzo Civico a Torino

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