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13 Gennaio 2026 - 13:24
Sciopero dei tassisti paralizza Torino per 14 ore: adesione quasi totale e corteo in centro contro Uber (immagine di repertorio)
Torino si è svegliata questa mattina con i taxi fermi. L’adesione allo sciopero nazionale dei tassisti, proclamato dalle 8 alle 22 da una ventina di sigle sindacali, è stata praticamente totale. In città ha lavorato soltanto chi era tenuto a garantire i servizi essenziali previsti dalla legge, mentre centinaia di auto bianche sono rimaste parcheggiate in segno di protesta.
Nel corso della mattinata gruppi di tassisti hanno dato vita a un corteo partito da piazza Vittorio Veneto, dove i mezzi sono stati lasciati in sosta, e diretto verso piazza Castello. Una delegazione è stata ricevuta in Prefettura, mentre il traffico urbano e l’accesso ai servizi di trasporto non di linea hanno subito forti limitazioni per tutta la giornata.
Al centro della protesta c’è l’ingresso sempre più pervasivo delle piattaforme multinazionali nel settore del trasporto urbano, a partire da Uber. Secondo i rappresentanti dei tassisti torinesi, il sistema attuale starebbe progressivamente smantellando il servizio taxi come servizio pubblico locale, sfruttando algoritmi di prezzo e zone grigie normative.
«È uno sciopero sacrosanto – afferma il presidente di Taxi Torino Roberto Sulpizi –. Il governo deve mettere ordine nel settore. Servono regole chiare contro l’abusivismo e per tutelare il servizio taxi. Il silenzio delle istituzioni non è più tollerabile». Sulpizi denuncia una situazione che, a suo dire, si trascina da tempo senza risposte concrete: «Le multinazionali, con le loro tariffe e i loro algoritmi, stanno destrutturando completamente il servizio pubblico».
A puntare il dito anche contro il fenomeno dei noleggi con conducente provenienti da altri territori è l’amministratore delegato di Taxi Torino, Roberto Rocco. «Continuiamo a vedere in giro per la città Ncc che arrivano da qualunque comune, persino da fuori provincia. Per bypassare le regole usano le app», spiega. Secondo Rocco, lo sciopero ha messo in evidenza uno degli aspetti più contestati del sistema delle piattaforme digitali: la variazione dinamica dei prezzi. «Oggi l’algoritmo pompa il costo della corsa e la triplica. Dall’aeroporto fino in città, con i taxi fermi, Uber chiede fino a 140 euro, contro i 40 euro della tariffa comunale».
Una forbice che, secondo i tassisti, dimostra come l’assenza di regole uniformi e controlli efficaci rischi di penalizzare non solo i lavoratori del settore, ma anche gli utenti. Proprio questi ultimi, durante la giornata, hanno segnalato difficoltà nel reperire mezzi alternativi e costi ritenuti eccessivi per le corse verso il centro cittadino.
Lo sciopero torinese si inserisce in una mobilitazione nazionale che chiede al governo un intervento deciso sul quadro normativo del trasporto pubblico non di linea. A Torino, intanto, la giornata di oggi ha offerto un’anticipazione concreta di cosa significhi una città senza taxi e con i prezzi regolati dagli algoritmi: un tema che, dopo il corteo e l’incontro in Prefettura, difficilmente potrà essere archiviato come una semplice protesta di categoria.

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