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12 Gennaio 2026 - 17:21
I tassisti si fermano e attaccano governo e Uber, lo sciopero che minaccia la paralisi
Le città italiane rischiano la paralisi con il primo sciopero dei taxi del nuovo anno, proclamato da una ventina di sigle sindacali da Nord a Sud della Penisola, con la sola eccezione dell’Umbria. I tassisti incroceranno le braccia dalle 8 alle 22 per protestare contro il governo e contro l’ingresso nel settore di multinazionali come Uber, accusate di alterare gli equilibri del trasporto pubblico locale.
A Roma la mobilitazione sarà accompagnata da presidi e iniziative di piazza. Gruppi di tassisti in arrivo da diverse città si ritroveranno a Fiumicino, da dove partirà un corteo diretto verso Piazza Bocca della Verità e successivamente verso Montecitorio, dove dalle 11 è previsto un “corteo statico”. Una protesta che però non vede l’adesione compatta dell’intera categoria: Unione Radiotaxi d’Italia e il consorzio itTaxi hanno scelto di non partecipare allo sciopero, prendendo le distanze dalla mobilitazione.
Le sigle sindacali che hanno proclamato lo stop chiedono “regole chiare” per le piattaforme digitali, invocando un intervento che eviti lo “strapotere degli algoritmi”, e sollecitano la conclusione dell’iter dei decreti attuativi della legge contro l’abusivismo. Al centro della protesta c’è anche la difesa del servizio taxi come servizio pubblico locale. «Chiediamo con forza al governo la riapertura del tavolo di confronto sui decreti attuativi che la categoria aspetta ormai dal 2019», afferma Uiltrasporti, che denuncia come «non è più tollerabile il silenzio delle istituzioni di fronte all’ingresso aggressivo delle multinazionali». Secondo il sindacato, qualità e sicurezza del servizio «non possono essere affidate a delle app senza controllo pubblico».
Ancora più duro l’attacco della Cgil, che chiama direttamente in causa l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. «Lo sciopero dei taxi di domani è contro questo governo che non ha mantenuto gli impegni, è per difendere il servizio pubblico e il futuro dei tassisti che hanno pagato per una licenza rilasciata da un comune e che operano secondo turni e orari stabiliti dal comune», afferma il coordinatore nazionale di Unica Taxi Cgil, Nicola Di Giacobbe. Per l’esponente sindacale «non si può far decidere ad un algoritmo» a discapito del servizio pubblico, e l’affondo politico è netto: «Questo governo o è connivente delle multinazionali o non è nelle condizioni di far rispettare la legge».

NICOLA DI GIACOBBE - COORDINATORE NAZIONALE UNICA TAXI CGIL
Di segno opposto la posizione di Uri e itTaxi, che ribadiscono la loro fiducia nel governo e nel dialogo istituzionale, prendendo le distanze dallo sciopero. «Chi promuove questa astensione dovrebbe protestare contro se stesso», attacca il presidente Loreno Bittarelli, ricordando come «furono proprio alcune delle sigle oggi in piazza a chiedere nel 2019 modifiche alla legge quadro, creando un vuoto regolatorio e conseguenze disastrose». Una frattura interna che rende lo sciopero non solo una sfida al governo, ma anche un regolamento di conti all’interno della stessa categoria.

LORENO BITTARELLI - PRESIDENTE 3570
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