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Il torinese Mario Burlò libero dopo 423 giorni in un carcere venezuelano, con Trentini rientra in Italia su un volo di Stato

423 giorni senza accuse in un carcere venezuelano: Trentini e Burlò liberi, si chiude uno dei casi più oscuri della diplomazia italiana

Dalla cella senza processo al volo di Stato

Dalla cella senza processo al volo di Stato: dopo 423 giorni Trentini e Burlò tornano liberi dal Venezuela

Alle prime luci dell’alba italiana di lunedì 12 gennaio 2026, una notizia attesa da mesi rompe il silenzio e mette fine a una lunga incertezza: Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi. Dopo oltre un anno di detenzione in Venezuela, i due cittadini italiani si trovano nella sede dell’ambasciata italiana a Caracas, sotto la protezione diplomatica, in attesa del rientro in patria a bordo di un volo di Stato già partito da Roma.

Per la famiglia di Trentini, cooperante veneziano d’adozione, è «la notizia attesa 423 giorni». Per quella di Burlò, imprenditore torinese, è la fine di un incubo iniziato nel novembre 2024, quando di lui si erano perse le tracce dopo un fermo stradale senza spiegazioni ufficiali. Due storie diverse, accomunate da una detenzione mai chiarita e da un lavoro diplomatico portato avanti nel massimo riserbo.

Le prime immagini e le prime parole arrivano da Caracas. Alberto Trentini, appena varcata la soglia dell’ambasciata, rompe il silenzio con una frase che restituisce la misura della tensione accumulata: «È stato tutto così improvviso. Inaspettato. Non sapevamo nulla della cattura di Maduro. Sono felice, ringrazio l’Italia. Ora posso fumare una sigaretta?». Parole semplici, affidate a chi lo ha incontrato subito dopo la liberazione, che raccontano più di molte ricostruzioni ufficiali.

Accanto a lui c’è Mario Burlò, 52 anni, imprenditore e immobiliarista residente nel Torinese. Anche per lui, il primo gesto è una telefonata. Una chiamata lunga, arrivata nel cuore della notte italiana, alla figlia Gianna, 21 anni, per rassicurarla sulle sue condizioni di salute. «Sta benone», riferisce il suo legale Maurizio Basile, che lo assiste nei procedimenti ancora aperti in Italia. «È una persona dalla forza d’animo e dalla vitalità straordinaria», aggiunge l’avvocato, sintetizzando la tempra con cui Burlò ha affrontato mesi di carcere lontano da casa.

Gianna Burlò non nasconde l’emozione. «Non ho parole per esprimere la mia gioia, è la fine di un incubo. Ringrazio ogni persona che ha lavorato per la liberazione di mio padre che non vedo l’ora di riabbracciare». Un sentimento che accomuna le due famiglie, rimaste per oltre un anno sospese tra speranza e silenzio.

La liberazione arriva al termine di una notte cruciale, segnata da contatti diplomatici e comunicazioni riservate. A confermare l’esito positivo è il governo italiano. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni parla di «gioia e soddisfazione» per il ritorno in libertà di Trentini e Burlò. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo in diretta televisiva, sottolinea il lavoro svolto dietro le quinte: «Ho parlato con entrambi, sono in buone condizioni, rientreranno presto in Italia. Sono molto contenti, hanno già parlato con le famiglie, li hanno avvisati. Sono tranquilli, sono a casa loro, sono ‘in Italia’».

Per Tajani si tratta di «un grande lavoro della nostra diplomazia, un successo del governo che ha saputo interloquire e cogliere il cambiamento che c’è stato in Venezuela». Un’operazione condotta con cautela, spiegano dagli ambienti istituzionali, perché il riserbo era considerato essenziale per arrivare al risultato.

Anche dalla politica arrivano reazioni trasversali. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein parla di «splendida notizia» e rivolge un ringraziamento a chi ha lavorato per riportarli a casa. Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, città di riferimento per Trentini, definisce la giornata «di gioia», sottolineando come la liberazione sia il frutto di un impegno «serio, costante e silenzioso» delle istituzioni italiane.

La vicenda di Mario Burlò resta una delle più complesse. Arrestato il 10 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito, dopo essere entrato in Venezuela via Colombia, era stato detenuto per mesi senza che venissero mai formalizzate accuse a suo carico. In Italia, nel frattempo, la sua posizione giudiziaria aveva conosciuto sviluppi decisivi: l’assoluzione definitiva in Cassazione dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e lo stralcio della sua posizione nel procedimento sul crac dell’Auxilium Basket da parte del Tribunale di Torino.

Un intreccio che aveva reso il caso ancora più delicato, anche sul piano giudiziario interno, con udienze rinviate e procedimenti sospesi per l’impossibilità di localizzare l’imputato. Solo una nota consolare depositata in aula aveva permesso, mesi dopo, di chiarire ufficialmente che Burlò si trovava detenuto in Venezuela.

Ora, con la liberazione e il rientro imminente, si chiude il capitolo più drammatico della sua storia personale e familiare. Resta quello delle domande aperte: sulle ragioni di una detenzione mai chiarita, sui mesi trascorsi nel carcere di El Rodeo I, sulle garanzie negate e poi ristabilite solo grazie all’intervento diplomatico.

Il volo di Stato diretto in Italia segna il ritorno alla normalità, almeno sul piano umano. Per Trentini e Burlò significa riabbracciare le famiglie. Per la diplomazia italiana, archiviare uno dei casi più delicati degli ultimi anni. Per chi ha seguito la vicenda dall’inizio, resta l’immagine di una notte che, dopo 423 giorni, ha finalmente cambiato il finale.

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