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Trump invaderà il Messico? Sheinbaum risponde: cooperazione sì, soldati no

Sulle minacce di attacchi di terra lanciate da Donald Trump, la presidente messicana Claudia Sheinbaum rivendica sovranità, numeri sulla sicurezza e rapporti bilaterali fondati su accordi, non su invasioni

Trump invaderà il Messico? Sheinbaum risponde: cooperazione sì, soldati no

Claudia Sheinbaum

All’alba di Città del Messico, la facciata del Palazzo Nazionale si colora di arancione mentre le telecamere si preparano alla conferenza mattutina. Alla prima domanda — le dichiarazioni di Donald Trump in televisione, “i cartelli governano il Messico, inizieremo attacchi di terra”Claudia Sheinbaum non alza la voce e non cambia espressione. “Testa fredda”, dice. È una scelta comunicativa precisa: spostare l’attenzione dalla minaccia alla gestione, dalla retorica alla linea istituzionale. Cooperazione invece di escalation, sovranità invece di etichette come “narco-Stato”. È il messaggio che la presidente messicana invia al Paese e a Washington dopo l’intervista rilasciata da Trumpa Fox News, che ha agitato i canali diplomatici lungo la frontiera più attraversata al mondo.

Nell’intervista televisiva, Trump ha sostenuto che “i cartelli governano il Messico” e ha evocato l’ipotesi di “attacchi di terra” contro le organizzazioni criminali oltreconfine, collegando queste parole alle operazioni marittime statunitensi contro il traffico di stupefacenti e alle recenti iniziative in Venezuela. Per Città del Messico non si tratta solo di una provocazione verbale. Le dichiarazioni arrivano in una fase delicata dei rapporti bilaterali, tra il contrasto al fentanyl e l’avvicinarsi della revisione dell’USMCA (United States-Mexico-Canada Agreement) prevista per il 1° luglio 2026.

La frase sugli “attacchi di terra” ha un doppio effetto. Sul piano interno offre argomenti all’opposizione messicana, che accusa il governo di debolezza. Sul piano esterno alimenta una narrazione — contestata da analisti e studiosi — che descrive il Messico come uno Stato controllato dalla criminalità organizzata. Sheinbaum risponde senza ambiguità: “In Messico non accadrà nulla del genere. Abbiamo una relazione di cooperazione e collaborazione, non di subordinazione”. È il richiamo diretto ai principi storici della politica estera messicana: non intervento, soluzione pacifica delle controversie, rispetto della sovranità.

Per rendere operativa questa linea, la presidente ha incaricato il ministro degli Esteri Juan Ramón de la Fuente di contattare l’omologo statunitense, il segretario di Stato Marco Rubio, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la comunicazione bilaterale. Il messaggio è chiaro: confronto politico ai massimi livelli, coordinamento tra forze di sicurezza e magistrature, rispetto delle giurisdizioni. Nessuna chiusura ideologica, ma confini netti. Ogni azione contro i cartelli deve essere concordata e rimanere nel perimetro bilaterale.

Marco Rubio

Marco Rubio

Nel frattempo, il governo messicano ribadisce due punti fermi. Le forze armate straniere non entreranno sul territorio nazionale senza una richiesta formale, che non è all’ordine del giorno. Allo stesso tempo, il dialogo con gli Stati Unitiresta aperto su tutti gli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata: arresti, estradizioni, indagini finanziarie, cooperazione di intelligence. “C’è collaborazione, non subordinazione”, insiste Sheinbaum.

Dal punto di vista logistico e politico, l’ipotesi di un intervento armato appare poco credibile. Il Messico non ospita basi militari statunitensi e mantiene da decenni una barriera giuridica e politica contro operazioni militari straniere. Un’azione di questo tipo toccherebbe un nervo scoperto della società messicana, segnato dalla memoria storica delle perdite territoriali dell’Ottocento. C’è poi una considerazione strategica: gli Stati Uniti non possono trattare il Messicocome un teatro esterno qualsiasi. È il loro primo partner commerciale. Le filiere integrate in automotive, elettronica, agroalimentare e sanità rendono fragile qualsiasi retorica muscolare. Secondo dati del U.S. Census Bureau, nel 2024 e nel 2025 l’interscambio bilaterale ha superato gli 800 miliardi di dollari, un livello che scoraggia gesti unilaterali.

Per contrastare l’idea che Washington debba agire da sola, Sheinbaum richiama l’accordo di sicurezza firmato nel settembre 2025, che definisce ruoli, coordinamento e limiti dell’azione congiunta. Su questo quadro il governo rivendica risultati concreti: sequestri di armi e droga, arresti di figure di rilievo, pressione sulle reti logistiche e finanziarie dei gruppi criminali. Il dato più citato è quello sugli omicidi. Tra settembre 2024 e dicembre 2025, secondo cifre ufficiali ancora in fase di consolidamento, il numero medio giornaliero di vittime sarebbe sceso da 86,9 a 52,4, una riduzione di circa il 40% e il livello più basso dal 2016. Il tasso annuo nel 2025 si attesterebbe a 17,5 omicidi ogni 100.000 abitanti. Reuters e Associated Press hanno riportato questi numeri, accompagnandoli con la cautela degli esperti, che invitano a verificare la tenuta del trend e a incrociare i dati con quelli sulle persone scomparse e sulle dinamiche regionali, dove la violenza resta elevata.

La strategia del governo combina diversi strumenti: rafforzamento della Guardia Nazionale, maggiore coordinamento tra forze di sicurezza e procure, uso mirato dell’intelligence giudiziaria, attacchi alle filiere economiche e finanziarie dei cartelli e politiche sociali per ridurre il reclutamento giovanile. Un approccio più selettivo rispetto alla fase iniziale della linea “abbracci, non proiettili”, orientato a ridurre capacità operative e profitti delle organizzazioni criminali.

Nel dialogo con Washington, Città del Messico insiste su tre dossier critici. Il primo riguarda il controllo delle armi. Secondo analisi citate da media francesi, circa il 70% delle armi recuperate sulle scene del crimine in Messico proviene dagli Stati Uniti. Il secondo è la domanda di droghe sintetiche, che resta prevalentemente nordamericana. Il terzo è il riciclaggio di denaro nei circuiti finanziari statunitensi e offshore. Senza controlli più severi su questi fronti, sostengono le autorità messicane, la pressione sui cartelli rischia di essere parziale.

C’è poi il capitolo migrazioni. Nel 2025, i dati della CBP (Customs and Border Protection) indicano un crollo degli incontri alla frontiera ai livelli più bassi mai registrati, con una riduzione stimata intorno all’89% rispetto alle medie del periodo 2021-2024. La Casa Bianca ha attribuito il risultato alle nuove politiche, ma il governo messicano sottolinea il peso della cooperazione operativa, dai rimpatri alla gestione dei flussi in transito. Il messaggio politico è che i progressi esistono e che un’azione unilaterale rischierebbe di comprometterli.

La narrazione del “narco-Stato”, diffusa da settori del Partito Repubblicano, semplifica una realtà complessa. Gli studiosi descrivono un potere criminale frammentato, territoriale, spesso legato a collusioni locali e competizioni tra gruppi. Trasformare questa complessità in uno slogan favorisce l’idea che l’intervento militare sia l’unica soluzione, spostando il dibattito dalla cooperazione giudiziaria e finanziaria a una risposta armata di dubbia efficacia. Anche negli Stati Uniti, giuristi e analisti militari mettono in guardia dai rischi legali e strategici di un’operazione senza consenso dello Stato interessato.

Il calendario rende tutto più sensibile. Tra gennaio e luglio 2026 è prevista la prima revisione dell’USMCA (United States-Mexico-Canada Agreement). Il processo, avviato dall’USTR (United States Trade Representative) con consultazioni pubbliche nel 2025, coinvolgerà sicurezza, migrazioni, catene del valore e dazi. Nessuna delle due capitali ha interesse ad aggiungere una crisi militare a una trattativa che riguarda l’ossatura produttiva del Nord America. Già nel 2025, di fronte a minacce di nuovi dazi, Sheinbaum aveva ribadito che le misure commerciali punitive non funzionano e che il coordinamento resta la via maestra.

Sul piano interno, le parole di Trump hanno riacceso le accuse dell’opposizione messicana su presunte collusioni tra governo e criminalità. Il governo risponde con dati, conferenze quotidiane e aggiornamenti sui risultati operativi. La sfida è dimostrare che il calo degli omicidi non sia temporaneo e mantenere la pressione nelle aree più colpite. Analisti indipendenti ricordano che in passato alcune flessioni della violenza hanno coinciso con riassetti tra gruppi criminali. Per questo viene monitorato anche il numero delle persone scomparse. Le istituzioni messicane indicano investimenti in strutture forensi, banche dati e professionalizzazione delle procure come elementi decisivi per la tenuta del trend.

Uno scenario di intervento armato statunitense aprirebbe una crisi immediata: rottura diplomatica, rischio di scontri con le forze di sicurezza messicane, contenziosi legali e ripercussioni sulle catene di approvvigionamento. Sul piano politico potrebbe rafforzare sentimenti nazionalisti e antiamericani, con effetti controproducenti sul contrasto ai cartelli. È per evitarlo che Sheinbaum insiste sui canali istituzionali e tecnici, mentre negli Stati Uniti voci autorevoli invitano a distinguere tra propaganda, azione di polizia e uso della forza oltreconfine.

Tra retorica e realtà, uno spazio di intesa esiste. Lo stesso Trump, pur nei toni duri, ha riconosciuto di avere “un buon rapporto” con la presidente messicana. L’equilibrio possibile passa da elementi verificabili: consolidare i risultati su omicidi e sequestri con trasparenza, rafforzare la cooperazione su armi, droghe sintetiche e riciclaggio, proteggere il dialogo in vista della revisione dell’USMCA, preservare la sovranità messicana come principio non negoziabile. L’immagine che resta, dopo la tempesta mediatica, è quella di una presidente che abbassa i toni e alza il livello della diplomazia. Claudia Sheinbaum risponde alle minacce collocandole dentro un quadro di accordi esistenti, numeri da discutere e regole condivise. Con il Messico, la convivenza passa dalla cooperazione, non dalla forza.

Fonti: Fox News, Reuters, Associated Press, U.S. Census Bureau, Customs and Border Protection, comunicazioni ufficiali del Governo del Messico.

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