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Ronco e la Valle Soana sotto i riflettori: tra Rai, tradizioni e un documentario arrivato dall’altra parte del mondo

Una settimana di riprese e messa in onda trasforma una piccola comunità alpina in un racconto televisivo che parla di identità, lingua e memoria

Ronco e la Valle Soana

Ronco e la Valle Soana sotto i riflettori: tra Rai, tradizioni e un documentario arrivato dall’altra parte del mondo

Per una volta non è una cartolina, né una cronaca di passaggio. Ronco Canavese e la Valle Soana diventano protagoniste di una vera e propria settimana televisiva, con produzioni nazionali e internazionali che accendono i riflettori su una realtà piccola per dimensioni ma densa di storia, cultura e legami. Un’esposizione rara, che porta il nome della valle nelle case italiane e oltre confine, fino all’Asia.

Il primo appuntamento è fissato per venerdì 16, quando su Rai 2 andrà in onda una puntata di Bella Ma’ dedicata al Piemonte, con la partecipazione di Manuela Villa. Al centro del racconto ci saranno “Li Viri Gonel” e il patois, elemento identitario che da secoli accompagna la vita quotidiana della valle. Le riprese sono state realizzate l’8 dicembre nel centro storico di Ronco, trasformato per un giorno in un set a cielo aperto, tra scorci antichi e voci che custodiscono una lingua tramandata più per uso che per scrittura.

Ma la presenza televisiva non si ferma qui. Giovedì 15 e venerdì 16 Ronco tornerà davanti alle telecamere per le riprese di un nuovo programma Rai, intitolato Radici, dedicato al tema dell’emigrazione italiana all’estero. Un argomento che, in Valle Soana, non appartiene ai libri di storia ma alle vicende familiari, ai racconti di partenze e ritorni, ai legami mantenuti nel tempo. Protagonista del progetto sarà l’associazione “Li Nohtri”, che attraverso il coinvolgimento della comunità racconterà passato, presente e futuro di una valle segnata dalle migrazioni ma ancora fortemente ancorata alla propria identità.

Il format punta a ricostruire non solo le storie di chi è partito, ma anche il senso profondo di appartenenza che resiste alla distanza. Un racconto fatto di volti, luoghi e memorie, che affida alla televisione il compito di restituire complessità a territori spesso ridotti a poche immagini stereotipate.

A rendere ancora più singolare questa settimana c’è un terzo tassello, arrivato quasi in punta di piedi. Qualche settimana fa, Ronco è stata visitata dalla principale emittente televisiva della Corea del Sud, che ha scelto il paese come tappa di un documentario dedicato alla scoperta dell’Italia e dell’Europa. Una visita senza preavviso, che ha colto di sorpresa la comunità, ma che ha portato a interviste e riprese della vita quotidiana. Il risultato è uno spezzone già visibile all’interno del documentario, in cui Ronco compare come esempio di autenticità e vita locale, lontana dai grandi circuiti turistici.

Per chi ha partecipato alle riprese, associazioni e cittadini, l’esperienza non è stata priva di difficoltà. Stare sotto i riflettori richiede tempo, pazienza, rispetto di tempi e regole imposte dalle produzioni. È un lavoro silenzioso, spesso invisibile allo spettatore, che però diventa fondamentale quando si tratta di raccontare un territorio in modo credibile.

Eppure, al di là della fatica, resta la consapevolezza di un’opportunità rara. Quella di vedere una piccola comunità montana raccontata non come luogo marginale, ma come spazio vivo, capace di parlare al presente attraverso le proprie radici. Una valle che, per una settimana, smette di essere periferia e diventa centro di una narrazione che attraversa l’Italia e arriva dall’altra parte del mondo.

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