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09 Gennaio 2026 - 08:29
Il Canavese in uno scatto: quando la fotografia diventa racconto
Raccontare un territorio significa prima di tutto imparare a guardarlo. Fermarsi, osservare ciò che spesso sfugge allo sguardo quotidiano e restituirlo in forma di racconto. È esattamente ciò che è accaduto nella Sala Conferenze Trinità di Cuorgnè, in via Milite Ignoto, dove si è tenuta la conferenza del Gruppo Fotografico Unitre Cuorgnè, guidata dal docente Osvaldo Marchetti, coordinatore del gruppo. Un appuntamento partecipato e coinvolgente, frutto di un lavoro collettivo che ha visto la collaborazione di Adriano, Agostino, Angelo, Enzo, Fulvia, Gabry, Laura N., Laura P., Nadia, Daniela, Livio e Maria.
Nel corso dell’ultimo anno il gruppo ha intrapreso un vero e proprio viaggio nel Canavese e nelle sue valli, trasformando le uscite fotografiche in un progetto narrativo coerente, capace di intrecciare paesaggio, memoria, lavoro e identità. Non una semplice raccolta di immagini, ma un racconto per immagini costruito passo dopo passo, luogo dopo luogo, incontro dopo incontro.
Perché la fotografia, in questo caso, non è stata solo tecnica o ricerca estetica. È stata soprattutto relazione. I fotografi hanno potuto entrare in contatto con chi quei luoghi li vive quotidianamente: giardinieri, artigiani, storici, proprietari di dimore antiche, produttori e volontari. Persone che hanno aperto porte, raccontato storie, condiviso saperi. Ed è proprio grazie a loro che le immagini sono riuscite a cogliere l’anima dei luoghi, andando oltre la superficie.
Una delle tappe più significative è stata il Castello e Giardino di Agliè, visitato sotto la guida del giardiniere Dario Druetto. Qui la fotografia ha incontrato la storia e la botanica. Il giardino, nato nel Seicento come giardino all’italiana e trasformato successivamente in romantico, custodisce alberi monumentali, piante esotiche e specie rare. Un patrimonio vivente che richiede cure costanti: molte piante vengono ricoverate nei mesi invernali e riportate all’aperto in primavera. Fotografare Agliè ha significato raccontare non solo la bellezza del paesaggio, ma anche il lavoro silenzioso e quotidiano necessario a conservarlo. All’interno del castello, sale affrescate, dettagli architettonici e giochi di luce naturale hanno offerto scorci suggestivi, restituendo l’immagine di un luogo vivo, capace ancora oggi di raccontare la propria storia.
Da Agliè a Castellamonte, il cambio di scenario è netto. Qui il racconto fotografico si concentra sulla ceramica, vera cifra identitaria del territorio. Il gruppo ha visitato le botteghe artigiane di Sandra Baruzzi e Guglielmo Marthyn, documentando poi il lavoro di Corrado Camerlo e le diverse fasi della lavorazione dell’argilla: dalla tornitura alla cottura. Ogni gesto richiede tempo, pazienza e una profonda conoscenza della materia. Le celebri stufe, i pannelli decorativi e le sculture non sono semplici oggetti, ma il risultato di una tradizione che unisce bellezza e funzionalità. Fotografare questi momenti significa dare valore al lavoro artigiano e a una cultura che continua a rinnovarsi senza perdere le proprie radici.
A Torre Canavese, il gruppo ha visitato un castello millenario, accompagnato dalla proprietaria Monica Datrino. Qui la fotografia ha dialogato con la storia e con l’arte: ambienti storici, una cappella ancora profondamente legata alle tradizioni del paese e una straordinaria collezione di opere che spaziano dal Medioevo all’arte contemporanea. Una dimora che non è solo memoria del passato, ma spazio vivo, aperto alla cultura, agli incontri e alla condivisione.
Il percorso ha incluso anche la tradizione produttiva del territorio. A Locana, i fotografi hanno visitato un antico mulino ad acqua, con torchio latino e macchinari settecenteschi per la lavorazione delle noci, conservati con passione dal signor Bruno Caudana. Nel caseificio di Casetti, tra vapore e profumi intensi, è stata documentata la produzione del formaggio, dalla caldaia alla stagionatura. Realtà autentiche, dove la fotografia ha richiesto attenzione, rispetto dei tempi e capacità di osservazione, restituendo immagini dense di atmosfera.
A Ronco Canavese, il gruppo ha incontrato uno dei gioielli artistici del territorio: la chiesa parrocchiale, ricca di altari lignei, tele seicentesche, sculture e di un magnifico soffitto a cassettoni. Un luogo sorprendente per la quantità e la qualità delle opere custodite, testimonianza della profonda importanza storica e culturale del paese.
Il viaggio si è concluso con una nota di colore e leggerezza nel villaggio dei tulipani dell’Azienda Agricola La Borgheisa di Favria, visitato nell’aprile 2025. Oltre 150.000 fiori, disposti in filari ordinati in stile olandese, hanno trasformato la campagna favriese in un’esplosione di colori. Qui la fotografia è diventata gioco, meraviglia e condivisione. Il villaggio, arricchito da scenografie tipiche e da una casetta delle api dedicata ai più piccoli, ha saputo unire natura, didattica e bellezza. Un fiore, il tulipano, che dall’Asia centrale è arrivato in Europa nel XVI secolo, diventando protagonista nel Seicento della celebre “bolla dei tulipani” nei Paesi Bassi, e che ancora oggi continua a incantare con la sua fioritura primaverile.
In totale, il Gruppo Fotografico Unitre Cuorgnè ha realizzato circa 1.600 fotografie, selezionandone poco più di 150per la presentazione finale. Ogni immagine è il risultato di uno sguardo attento, ma soprattutto dell’incontro con persone che hanno saputo trasmettere passione, competenza e amore per il territorio.
Un progetto che dimostra come il Canavese sia un patrimonio straordinario di storia, arte, natura e tradizioni. Un patrimonio che merita di essere raccontato, fotografato e condiviso. Perché, spesso, le meraviglie più grandi sono proprio quelle che abbiamo più vicino a noi.








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