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10 Gennaio 2026 - 09:47
Raffica di multe a Torino: 56 milioni di euro in un anno. Una media più alta di una multa ad abitante
A Torino le multe non sono più un dettaglio di bilancio, ma una voce strutturale che racconta molto del rapporto tra amministrazione, spazio urbano e cittadini. Nel 2025 il Comune ha incassato 55,9 milioni di euro da sanzioni per violazioni del Codice della strada, circa 153 mila euro al giorno, collocandosi stabilmente nella fascia alta delle classifiche nazionali. Un dato che, da solo, dice poco. Ma messo a confronto con una città comparabile come Palermo, diventa una lente potente sulle scelte politiche e amministrative che hanno trasformato Torino in quello che molti ormai chiamano senza giri di parole un “multificio”.
Il paragone con il capoluogo siciliano è istruttivo. Palermo conta circa 627 mila abitanti contro gli 850 mila di Torino, ha un tasso di motorizzazione persino più elevato, con 750 veicoli ogni mille abitanti contro i 632 torinesi, e una densità veicolare superiore ai 6.000 veicoli per chilometro quadrato, un valore molto simile a quello piemontese. Eppure, a fine anno, i numeri divergono in modo netto: Torino incassa 55.894.430 euro, Palermo 21.247.649. Tradotto in termini individuali, significa che ogni torinese paga mediamente circa 65 euro di multe all’anno, neonati compresi, contro i 34 euro dei palermitani.
Una parte della spiegazione sta certamente nella capacità di riscossione. Nei grandi Comuni del Nord la percentuale di sanzioni effettivamente pagate è più alta rispetto a molte realtà del Mezzogiorno, dove l’evasione dei verbali resta consistente. Ma fermarsi a questo dato significa guardare solo all’ultimo anello della catena. Prima di essere incassate, le multe devono essere emesse. E qui il confronto smette di essere tecnico e diventa politico.

Torino, semplicemente, multa molto di più. I dati degli anni precedenti mostrano un andamento costante: 805 mila verbali nel 2019, circa 800 mila nel 2020, 831 mila nel 2021, 934 mila nel 2022, con una crescita progressiva che ha portato nel 2025 a stime vicine al milione di sanzioni. Palermo, negli stessi anni, si è fermata a numeri nettamente inferiori, oscillando tra i 315 mila e i 678 mila verbali. Non è una questione di maggiore indisciplina stradale: nessun indicatore serio suggerisce che i torinesi guidino peggio dei palermitani. La differenza sta negli strumenti e nelle decisioni.
Negli ultimi anni Torino ha investito massicciamente nell’automazione dei controlli. Telecamere T-Red ai semafori, autovelox, varchi elettronici, controlli sulle corsie riservate al trasporto pubblico sono diventati parte integrante del paesaggio urbano. Sistemi che lavorano 24 ore su 24, senza mediazione umana, capaci di produrre verbali in serie. Non a caso l’attivazione di ogni nuovo impianto è stata accompagnata da polemiche, ripensamenti e, in alcuni casi, marce indietro parziali, come nel caso delle corsie bus ritenute inizialmente “troppo punitive”. Ma il disegno complessivo non è mai cambiato: aumentare i controlli significa aumentare le sanzioni, e quindi le entrate.
Questa impostazione è stata esplicitata anche nei documenti ufficiali. Nel Documento Unico di Programmazione 2025-2027, l’amministrazione torinese aveva messo nero su bianco l’aspettativa di entrate crescenti dalle multe, arrivando a stimare quasi 90 milioni di euro annui. Un obiettivo non raggiunto, ma indicativo della filosofia di fondo: le sanzioni non come effetto collaterale della sicurezza stradale, bensì come voce strutturale di bilancio.
A rendere il sistema ancora più efficiente è arrivata l’automazione dei verbali, che ha ridotto tempi, costi e margini di errore nella gestione amministrativa. Anche la disattivazione di uno degli strumenti più produttivi, l’autovelox di corso Unità d’Italia, non ha impedito alla macchina di raggiungere quota 56 milioni di euro nel 2025. Un risultato che poche città italiane possono vantare.
Alla fine, la differenza tra Torino e Palermo non sta solo nei milioni incassati, ma nel modello urbano che quei numeri raccontano. Torino controlla di più, sanziona di più, incassa di più. Il resto viene dopo, quando il verbale diventa pagamento. È una presenza costante, spesso percepita come una tassa invisibile, che si insinua nella quotidianità fatta di incroci, svolte, corsie riservate e limiti di velocità. In media, più di una multa all’anno per ogni torinese, bambini compresi. Una cifra che non fa notizia da sola, ma che sommata, giorno dopo giorno, spiega perché a Torino il tema delle sanzioni non sia più solo una questione di sicurezza stradale, ma un capitolo centrale del rapporto tra cittadini e istituzioni.
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