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09 Gennaio 2026 - 17:24
A San Mauro la differenziata vola oltre il 70%, ma la Lista Guazzora si dimentica della TARIP mai partita. Foto: a sinistra, Guazzora; a destra, Bonino
Per la prima volta nella sua storia, San Mauro Torinese chiude un anno con la raccolta differenziata sopra il 70%. È questo il dato rivendicato dalla Lista Guazzora e dal consigliere comunale Bruno Bonino, che il 9 gennaio hanno diffuso sui social una nota dai toni soddisfatti sull’andamento della gestione rifiuti nel 2025. Secondo le stime, la percentuale finale dovrebbe attestarsi intorno al 71%, un traguardo mai raggiunto prima dal Comune.
«Nel 2025, per la prima volta nella storia, la raccolta differenziata di San Mauro chiuderà sopra il 70%, probabilmente al 71%», fa sapere la lista della sindaca. Un risultato accompagnato da un secondo elemento ritenuto positivo: dopo due anni di risalita, la quantità di rifiuto indifferenziato pro capite dovrebbe tornare a diminuire. Anche su questo punto, però, la stessa maggioranza frena gli entusiasmi: «Dopo due anni di risalita la quantità di rifiuto indifferenziato per abitante tornerà a calare, anche se ben al di sotto delle attese», precisano.
Il quadro che emerge è quindi più sfumato di quanto la sola percentuale possa suggerire. Perché se è vero che il superamento della soglia del 70% rappresenta un segnale positivo, è altrettanto vero che San Mauro resta lontana dagli obiettivi più ambiziosi fissati a livello regionale e che il calo dell’indifferenziato, pur presente, non è ancora strutturale.
Un passaggio centrale affrontato dalla lista riguarda poi la chiusura temporanea dell’ecocentro di via Domodossola, tema che nell'ultimo anno aveva alimentato polemiche politiche e malumori tra i cittadini. Secondo quanto spiegato dalla maggioranza, la chiusura non avrebbe prodotto effetti negativi sui dati complessivi della raccolta: «Non vi sono stati effetti negativi sui dati dalla chiusura dell'ecocentro comunale», ribadiscono.
La spiegazione è tecnica: SETA attribuisce alcune frazioni di rifiuto – come legno, pneumatici, inerti, RAEE – in quota proporzionale al numero di abitanti, all’interno di un sistema di bacino: «Quindi San Mauro beneficia, nei suoi dati di raccolta, del lavoro complessivo del sistema degli ecocentri di Bacino».
Un chiarimento che spiega perché i numeri ufficiali non abbiano subito scossoni, ma che non esaurisce il problema. Perché se l’impatto statistico è stato limitato, l’impatto pratico e quotidiano per i sanmauresi è stato tutt’altro che irrilevante. La chiusura dell’ecocentro ha infatti costretto molti cittadini a spostarsi in altri Comuni per conferire rifiuti ingombranti o frazioni non gestibili con il porta a porta, con un aggravio di tempi e disagi che non compare in nessun grafico.
Una scelta che l’opposizione, lo scorso anno, aveva duramente contestato, parlando di una gestione poco trasparente del rapporto con SETA e arrivando a evocare il tema di una possibile svendita del patrimonio comunale, con interrogativi anche sul piano del danno erariale sollevati dal consigliere leghista Roberto Pilone.
C’è poi un altro grande assente nel racconto “positivo” della gestione rifiuti: la TARIP, la tariffa puntuale. A San Mauro Torinese non è mai partita, a differenza di quanto sta accadendo o è già avvenuto in diversi Comuni limitrofi, come Castiglione Torinese e Gassino Torinese. Un ritardo strutturale che pesa, perché la TARIP è considerata uno degli strumenti più efficaci per ridurre l’indifferenziato, responsabilizzando direttamente i cittadini sulla quantità di rifiuto prodotto.
Nel corso del 2025, la mancata introduzione della tariffa puntuale è stata giustificata con ritardi organizzativi, criticità gestionali e una macchina comunale giudicata non pronta a sostenere il passaggio, secondo l'assessore Matteo Fogli. Una spiegazione che, però, si scontra con il confronto territoriale: Comuni simili per dimensioni e caratteristiche hanno già imboccato quella strada, mentre San Mauro è rimasta indietro.
Nel frattempo, ciò che i cittadini hanno visto con chiarezza sono stati i rincari della TARI. Negli ultimi anni, la tariffa rifiuti a San Mauro è aumentata più volte, complice l’inflazione, i costi di smaltimento e le nuove regole introdotte da ARERA, senza che a questi aumenti corrispondesse un cambio radicale del sistema. Anche su questo fronte, la nota della maggioranza si limita a segnalare un elemento tecnico: «È stata rimandata al 31 luglio l'approvazione del nuovo Piano Finanziario PEF 2026-2027, cosa che permetterà di valutare con più tempo le nuove regole ARERA per la tariffa rifiuti del prossimo biennio». Una finestra temporale che apre alla discussione, ma che non scioglie i nodi politici.
Lo sguardo, infine, va necessariamente al 2030. Le soglie regionali fissano obiettivi stringenti sulla produzione di rifiuto indifferenziato pro capite, con limiti massimi che richiedono un cambio di passo deciso. Oggi San Mauro, pur migliorando lentamente, resta lontana da quei target, e il dato del 71% di differenziata non basta da solo a garantire il rispetto delle soglie future.
Il bilancio, dunque, è solo parzialmente positivo. I numeri raccontano un miglioramento, ma anche una città che procede a piccoli passi, senza quelle scelte strutturali – dalla TARIP al pieno ripensamento del sistema degli ecocentri – che potrebbero davvero incidere sulla produzione dei rifiuti e sui costi per i cittadini. La gestione rifiuti a San Mauro sembra oggi sospesa tra buone notizie rivendicate e problemi irrisolti, con una distanza ancora evidente tra i dati comunicati e la percezione quotidiana dei sanmauresi. Una distanza che, prima o poi, la politica sarà chiamata a colmare.

Bruno Bonino
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