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Oltre 100 milioni per salvare il patrimonio culturale del Sud: parte il maxi piano antisismico del Ministero

Ventuno interventi finanziati dal Mic per mettere in sicurezza musei, chiese e siti storici e renderli più resistenti a terremoti e cambiamenti climatici

Oltre 100 milioni per salvare

Oltre 100 milioni per salvare il patrimonio culturale del Sud: parte il maxi piano antisismico del Ministero

Mettere in sicurezza il patrimonio culturale non è più solo una questione di conservazione, ma una priorità strategica che incrocia sicurezza pubblica, sviluppo dei territori e adattamento ai cambiamenti climatici. È con questo obiettivo che il ministero della Cultura ha avviato un vasto programma di interventi destinato alle regioni del Mezzogiorno, stanziando oltre 100 milioni di euro per la prevenzione del rischio sismico e per il rafforzamento della resilienza dei luoghi della cultura più vulnerabili.

Il piano, inserito nel Programma Nazionale Cultura 2021-2027, Azione 2.4.1, prevede il finanziamento di 21 progetti per un importo complessivo pari a 100.562.383,04 euro. Si tratta di uno degli interventi più rilevanti degli ultimi anni sul fronte della sicurezza strutturale del patrimonio culturale pubblico, in un’area del Paese storicamente esposta a fragilità economiche, sociali e ambientali.

L’iniziativa, che fa capo al ministro Alessandro Giuli, si colloca all’interno di una strategia nazionale che punta a coniugare tutela e valorizzazione, intervenendo in modo mirato sugli edifici e sui complessi di elevato valore storico-artistico e ambientale che presentano i maggiori livelli di vulnerabilità strutturale. Il Sud, in questo scenario, diventa un laboratorio di intervento avanzato, dove la messa in sicurezza si intreccia con la necessità di garantire continuità di fruizione e attrattività culturale.

Gli interventi finanziati consentiranno di agire su circa 450 mila metri cubi di strutture culturali, una cifra che restituisce la dimensione concreta del piano. Non si tratta di singole operazioni isolate, ma di un’azione sistemica che mira a migliorare in modo significativo il comportamento sismico degli edifici, riducendo il rischio di danni in caso di terremoti o altri eventi naturali estremi. Un passaggio cruciale in territori dove la storia recente ha dimostrato quanto il patrimonio culturale possa essere fragile di fronte alle scosse della natura.

Il programma non si limita però agli interventi strutturali tradizionali. Tra le linee di azione previste c’è anche l’installazione di 355 dispositivi di monitoraggio, allarme e reazione, progettati per prevenire e rilevare tempestivamente gli effetti di un evento sismico sulle strutture monitorate. Si tratta di tecnologie avanzate che permettono di controllare in tempo reale lo stato degli edifici, offrendo strumenti di prevenzione e gestione del rischio che fino a pochi anni fa erano appannaggio di pochissimi siti sperimentali.

Grazie a questo approccio integrato, il ministero stima un incremento medio di 2,5 classi di rischio sismico per gli edifici interessati. Un salto di qualità che ha ricadute dirette non solo sulla conservazione del patrimonio, ma anche sulla sicurezza di cittadini e visitatori, in un Paese dove musei, chiese e complessi storici non sono solo luoghi di memoria, ma spazi vivi, attraversati quotidianamente da migliaia di persone.

Accanto alla prevenzione sismica, il programma introduce con forza il tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Un elemento che segna una svolta nell’approccio alla tutela dei beni culturali. Il riconoscimento dell’impatto crescente dei fenomeni ambientali estremi – dalle ondate di calore alle piogge intense, fino agli sbalzi termici – impone infatti una visione di lungo periodo, capace di garantire non solo la sopravvivenza fisica degli edifici, ma anche la loro funzionalità e fruibilità nel tempo.

L’obiettivo dichiarato è quello di assicurare continuità di fruizione, maggiore resilienza e una gestione più sostenibile del patrimonio culturale nel medio e lungo periodo. In altre parole, non basta mettere in sicurezza: occorre anche rendere i luoghi della cultura capaci di resistere e adattarsi a un contesto ambientale in rapido mutamento, senza perdere il loro valore identitario e il loro ruolo sociale.

I finanziamenti sono stati disposti attraverso specifici decreti di ammissione adottati nel corso del 2025, che danno attuazione all’Obiettivo Specifico RSO2.4 del Programma Nazionale Cultura 2021-2027. Un obiettivo chiaro: ridurre i rischi connessi alle catastrofi naturali e rafforzare la capacità di adattamento del patrimonio culturale, soprattutto nelle aree più esposte a fragilità strutturali e territoriali.

Il valore dell’operazione va letto anche in chiave economica e sociale. Investire nella sicurezza dei luoghi della cultura significa proteggere un asset strategico per il Mezzogiorno, dove il patrimonio storico-artistico rappresenta una leva fondamentale per il turismo, l’occupazione e lo sviluppo locale. Ogni intervento di messa in sicurezza è anche un investimento sulla possibilità di continuare a raccontare la storia dei territori, di renderla accessibile e di trasformarla in opportunità.

In questo senso, il piano del ministero della Cultura si propone come una risposta concreta a una doppia sfida: da un lato la vulnerabilità sismica, dall’altro la pressione crescente dei cambiamenti climatici. Due fattori che, se non affrontati in modo coordinato, rischiano di compromettere irreversibilmente una parte significativa del patrimonio culturale italiano.

Il Sud diventa così il fulcro di una strategia che guarda al futuro senza dimenticare il passato. La messa in sicurezza di musei, chiese, complessi monumentali e siti culturali non è più un intervento emergenziale, ma una politica strutturale, sostenuta da fondi europei e inserita in una programmazione di lungo periodo.

In un Paese che custodisce una delle più alte concentrazioni di beni culturali al mondo, la prevenzione diventa la forma più avanzata di tutela. E il programma avviato dal ministero della Cultura segna un passo decisivo in questa direzione: proteggere il patrimonio significa proteggere l’identità collettiva, ma anche garantire che quei luoghi possano continuare a vivere, essere visitati e raccontare la loro storia alle generazioni future.

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