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09 Gennaio 2026 - 11:33
Mattarella a Zurigo accanto ai feriti di Crans Montana, il saluto alle famiglie e il ringraziamento ai medici
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato oggi all’ospedale di Zurigo per incontrare le famiglie di Leonardo Bove ed Elsa Rubino, due dei giovani italiani rimasti gravemente feriti nella strage di Capodanno a Crans Montana. Una visita sobria, lontana dai riflettori, ma dal forte valore simbolico, che ha voluto ribadire la vicinanza delle istituzioni alle vittime e ai loro cari nel momento più difficile.
Il capo dello Stato ha incontrato i familiari dei ragazzi ricoverati nella struttura svizzera, condividendo con loro parole di conforto e attenzione. Un gesto che si inserisce nel solco della tradizione del Quirinale, improntata alla presenza discreta ma costante nei passaggi più dolorosi della vita del Paese, anche quando il confine nazionale viene superato.
Durante la visita, Mattarella si è poi intrattenuto con i medici e il personale sanitario dell’ospedale di Zurigo, ringraziandoli per le cure prestate ai feriti e per l’impegno dimostrato nelle ore successive alla tragedia. Un riconoscimento esteso anche alla Protezione Civile, che ha collaborato nelle fasi di emergenza e assistenza, garantendo il coordinamento con le autorità italiane.
La tappa svizzera rappresenta uno dei momenti più significativi della giornata del presidente, segnata dal ricordo delle vittime e dall’attenzione ai sopravvissuti. Dopo l’incontro in ospedale, Mattarella ha lasciato Zurigo per raggiungere Ginevra in aereo, da dove ha poi proseguito in auto verso Matigny, località in cui è prevista la cerimonia di commemorazione delle persone che hanno perso la vita nella strage.

La presenza del capo dello Stato alle iniziative commemorative sottolinea il carattere nazionale del lutto e il legame profondo tra le istituzioni e i cittadini colpiti dalla tragedia. Un messaggio che va oltre la cronaca e richiama il senso di comunità nei momenti di dolore collettivo.
La visita di Mattarella, scandita da gesti misurati e da parole rivolte soprattutto ai familiari e agli operatori sanitari, si inserisce in un percorso di attenzione continua verso le conseguenze umane dell’attentato. Un percorso che, mentre la giustizia segue il suo corso, mantiene al centro le persone, le loro ferite e la memoria di chi non c’è più.
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