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Cronaca

Crans-Montana, l’addio straziante ai ragazzi e l’appello allo Stato: “Abbiamo sete di verità”

Genitori in lacrime chiedono giustizia, Meloni chiamata in causa mentre l’Italia si ferma nel silenzio

FUNERALE CHIARA COSTANZO

FUNERALE CHIARA COSTANZO

È il giorno dell’addio, del dolore che non trova parole e di una richiesta che sale forte dalle chiese gremite e dalle piazze mute: verità e giustizia per i ragazzi morti nella strage di Capodanno a Crans-Montana. Cinque delle sei vittime italiane, tutte giovanissime tra i 15 e i 16 anni, vengono salutate oggi da un Paese intero che si stringe attorno alle famiglie spezzate da una tragedia avvenuta in una notte che doveva essere di festa.

Da Milano a Roma, da Bologna a Lugano, parenti, amici, compagni di scuola e insegnanti hanno partecipato ai funerali di Sofia Prosperi, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Giovanni Tamburi e Riccardo Minghetti. Il sesto ragazzo, Emanuele Galeppini, sarà salutato domani a Genova. Questa mattina, in tutte le scuole italiane, è stato osservato un minuto di silenzio: banchi vuoti, nomi pronunciati a bassa voce, un’assenza che pesa come un macigno.

FUNERALE CHIARA COSTANZO

FUNERALE CHIARA COSTANZO

Al termine dei funerali della figlia Chiara, a Milano, Andrea Costanzo si è rivolto direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo un impegno chiaro dello Stato: «Vorrei parlare con lei ed essere rassicurato che non ci siano omissioni». E poi la richiesta più netta: che l’Italia «si costituisca parte civile». Secondo quanto si apprende, la premier sarebbe rimasta profondamente colpita dalla tragedia e non è escluso che il governo possa valutare iniziative nelle prossime ore.

A Milano, la Basilica di Sant’Ambrogio e quella di Santa Maria delle Grazie hanno faticato a contenere la folla accorsa per l’ultimo saluto ad Achille Barosi e Chiara Costanzo. I feretri sono stati accolti da applausi, rose bianche e palloncini, in un silenzio carico di rabbia e dolore. A rendere omaggio alla sedicenne Chiara è stata anche la senatrice a vita Liliana Segre, che ha pronunciato parole semplici e durissime: «Un dolore così da genitori non si può sopportare». La famiglia, pur distrutta, non ha rinunciato a chiedere verità. «Abbiamo tutti sete di verità», ha ribadito il padre Andrea. Un concetto rilanciato anche dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, secondo cui «bisogna accertare al più presto la verità» su quanto accaduto quella notte in Svizzera.

LILIANA SEGRE AL FUNERALE  DI CHIARA COSTANZO 

Dopo l’omelia, hanno preso la parola amici, compagne di classe, professori, l’insegnante di ginnastica e la sorella Elena, che ha affidato all’altare la propria rabbia: «Sono arrabbiata che ti abbiano portata via a 16 anni». Lo zio ha ricordato il «profondo senso di giustizia» della nipote, sottolineando che «si farà di tutto per arrivare alla verità». Un lungo applauso e le note di “Perdutamente” di Achille Lauro, una delle canzoni preferite, hanno accompagnato la bara di Achille Barosi. Il padre Nicola ha raccontato lo smarrimento totale di un genitore: «Mi sono completamente smarrito e svuotato, ma averti è stato un privilegio». La madre Erica ha ricordato un figlio maturo, pieno di sogni e di senso di giustizia, indeciso se diventare architetto o giudice: «Sei libero, vola amore mio, hai delle ali luminosissime e saprò vederti. Mamma, tua per sempre».

ATTILIO FONTANA AL FUNERALE ACHILLE BAROSI

FUNERALE ACHILLE BAROSI

A Roma, una folla di giovani ha partecipato ai funerali di Riccardo Minghetti, sedicenne. Una compagna di classe lo ha ricordato come «un ragazzo gentile ed affettuoso». Sul feretro, accolto da applausi, la maglietta sportiva e gigli bianchi. Dal pulpito, la madre Carla ha rievocato l’ultimo saluto: «Ricordo quando mi ha salutato l’ultimo giorno in coda ai piedi della seggiovia. Mi ha chiamato “mamma, mamma” e si è fatto dare un bacio», spiegando che «negli ultimi giorni a Crans era felice». Intanto, l’amico Manfredi Marcucci, romano anche lui, continua a lottare all’ospedale Niguarda di Milano, dove è ricoverato per le ferite riportate quella notte.

I FUNERALI DI RICCARDO MINGHETTI

CARLA LA MADRE DI RICCARDO MINGHETTI

A Bologna, nella Cattedrale di San Pietro, amici e compagni si sono stretti attorno al feretro di Giovanni Tamburi, cercando sostegno reciproco. Il padre ha pronunciato parole che hanno gelato la chiesa: «Il primo gennaio hai perso la vita e io l’ho persa con te, a differenza tua io vivrò con un vuoto incolmabile ma tu no». A Lugano, infine, si è tenuto l’ultimo saluto a Sofia Prosperi, la più giovane delle vittime. Il vescovo Alain de Raemy, davanti a una chiesa gremita di ragazzi con rose bianche tra le mani, ha detto: «Tutto in noi oggi dice di no, non ce la facciamo, non è vero, non si può morire a 15 anni. Il pensiero va a tutti gli altri giovani che condividevano con lei la festa di Capodanno».

Mentre le bare vengono accompagnate fuori dalle chiese e il silenzio torna a farsi assordante, resta una domanda che attraversa tutte le città coinvolte: cosa è successo davvero quella notte a Crans-Montana. E soprattutto, chi risponderà di una tragedia che ha strappato sei vite giovanissime e cambiato per sempre quelle delle loro famiglie.

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