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Accordo UE-Mercosur, l’agricoltura contadina sacrificata mentre il Governo esulta

Dal Piemonte l’attacco al sì italiano: piccoli produttori schiacciati, sovranità alimentare messa all’asta

Accordo UE-Mercosur, l’agricoltura contadina sacrificata mentre il Governo esulta

Accordo UE-Mercosur, l’agricoltura contadina sacrificata mentre il Governo esulta

Un accordo presentato come opportunità e vissuto da una parte del mondo agricolo come una resa senza condizioni. L’intesa UE-Mercosur torna al centro dello scontro politico e sociale, con un fronte critico che accusa il Governo di aver festeggiato sulla testa dell’agricoltura contadina. A denunciare apertamente la portata dell’accordo è Alberto Deambrogio, segretario regionale del PRC di Piemonte e Valle d’Aosta, che parla senza mezzi termini di «ennesimo tradimento verso l’agricoltura contadina e la sovranità alimentare».

Nel mirino finiscono la posizione dell’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni e quella di Coldiretti, accusate di essere pronte a cedere su un trattato definito «devastante» in cambio di concessioni giudicate miopi. Per Deambrogio, «la posizione del Governo italiano e di Coldiretti, che sono pronti a cedere su un trattato devastante in cambio di concessioni miopi, è un insulto a chi lavora la terra con rispetto». Una critica che si innesta in un clima già teso, segnato da proteste e timori diffusi tra allevatori e agricoltori.

Secondo il segretario del PRC, il cuore del problema è l’apertura del mercato europeo a importazioni massicce di carne bovina, soia e zucchero dal Sud America, prodotti in contesti dove gli standard ambientali e sociali vengono descritti come inesistenti rispetto a quelli europei. Un’operazione che, a suo giudizio, equivale a «svendere la dignità dei produttori locali» e a mettere in concorrenza diretta modelli agricoli profondamente diversi, con costi che ricadrebbero interamente sulle piccole e medie aziende.

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Alberto Deambrogio

Le rassicurazioni arrivate da Coldiretti e dal Governo vengono bollate come una «cortina di fumo». A rafforzare la critica interviene anche l’Associazione Rurale Italiana (ARI), che contesta duramente il presunto equilibrio ambientale dell’accordo. Per ARI, il via libera al Mercosur sarebbe stato barattato con la possibilità di continuare a utilizzare fertilizzanti inquinanti e pesticidi, presentata come una deroga vantaggiosa. Una lettura respinta al mittente: per Deambrogio si tratta di «un passo indietro nella transizione ecologica necessaria», non certo di un successo politico.

Un altro punto sensibile riguarda il tema dei fondi per il settore agricolo. Le risorse annunciate come nuovi aiuti vengono definite un’operazione di facciata. «Le risorse sbandierate come “nuovi aiuti” per il settore non sono altro che un anticipo di fondi già stanziati o dovuti», accusa Deambrogio, sottolineando che «non un euro in più entra realmente nelle tasche degli agricoltori, ma si sposta solo la data sul calendario per placare le proteste». Una manovra che viene descritta come una vera e propria strategia di distrazione, utile a coprire le conseguenze strutturali dell’accordo.

Nel quadro delineato dal PRC e da ARI, l’accordo UE-Mercosur non rappresenta una normale intesa commerciale, ma un dumping legalizzato destinato a colpire duramente il tessuto agricolo italiano. «Porterà alla chiusura di migliaia di stalle e aziende familiari», è l’allarme lanciato, con un effetto domino che favorirebbe l’agroindustria globale a scapito delle produzioni locali e dei territori rurali.

Il giudizio politico è netto e radicale. Accettare l’accordo, secondo Deambrogio, significa «firmare la condanna a morte del nostro modello agricolo in nome del profitto delle multinazionali della chimica». Un atto che metterebbe definitivamente in secondo piano la tutela del reddito agricolo, della qualità del cibo e della salute dei cittadini.

La conclusione è un appello alla mobilitazione e al cambio di rotta. «È tempo di fermare questa svendita e pretendere politiche che tutelino il reddito contadino e la salute dei cittadini, non gli interessi dei soliti giganti del settore», afferma Deambrogio, rilanciando una battaglia che promette di restare centrale nel dibattito politico e agricolo dei prossimi mesi.

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