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05 Gennaio 2026 - 12:26
Gasolio, ecco dov'è più caro dopo il riordino delle accise: l’Italia dei carburanti corre a velocità diverse
Il riordino delle accise ha ridisegnato la mappa dei prezzi dei carburanti in Italia, ma non in modo uniforme. A emergere con chiarezza è una spaccatura geografica netta: il gasolio costa di più nelle regioni di montagna, mentre in alcune aree del Sud il previsto sorpasso del diesel sulla benzina non si è ancora verificato. A fotografare la situazione è l’Unione nazionale consumatori, che ha analizzato i dati aggiornati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Il dato più evidente riguarda Bolzano, che guida la classifica delle regioni dove il gasolio è più caro, con un prezzo medio di 1,730 euro al litro. Subito dietro si colloca Trento, a 1,701 euro, seguita dalla Valle d’Aosta, dove il diesel arriva a 1,698 euro al litro. Tutte realtà caratterizzate da territorio montano, logistica più complessa e una forte incidenza dei trasporti su gomma, elementi che contribuiscono a mantenere i prezzi su livelli più elevati rispetto alla media nazionale.
All’estremo opposto si trovano le regioni considerate più “virtuose” sul fronte dei costi. La Campania risulta la più conveniente, con un prezzo medio di 1,644 euro al litro, seguita dalle Marche (1,654 euro) e dalla Lombardia (1,656 euro). Una differenza che, su base annua e per chi percorre molti chilometri, può tradursi in centinaia di euro di spesa in più o in meno per famiglie e imprese.
Il quadro si complica ulteriormente se si guarda al rapporto tra benzina e gasolio. Dopo il primo gennaio, in gran parte d’Italia il diesel ha superato la benzina, ribaltando uno schema che per anni aveva visto il gasolio come carburante più economico. Ma non ovunque. L’analisi dell’Unione nazionale consumatori evidenzia come in alcune regioni il sorpasso non sia ancora avvenuto.
In Sicilia, ad esempio, la benzina resta più cara del gasolio di 1,8 centesimi al litro. Situazione simile in Campania, dove la differenza è di 1,3 centesimi, in Basilicata (0,7 centesimi) e in Puglia (0,3 centesimi). Margini ridotti, ma sufficienti a dimostrare come il mercato dei carburanti continui a muoversi in modo frammentato, risentendo di fattori locali oltre che delle decisioni nazionali.

Secondo l’Unione nazionale consumatori, però, non emergono segnali di speculazione a danno degli automobilisti. Un elemento non secondario in una fase di transizione come quella attuale, in cui il riassetto delle accise avrebbe potuto prestarsi a rialzi improvvisi e difficili da giustificare. L’associazione sottolinea come le differenze territoriali siano riconducibili principalmente a costi strutturali, distribuzione e dinamiche di mercato, più che a manovre opportunistiche.
Resta il fatto che il nuovo equilibrio dei prezzi incide in modo diverso sulle diverse categorie di utenti. Nelle regioni montane, dove l’uso dell’auto è spesso una necessità più che una scelta, il gasolio caro pesa su pendolari, lavoratori e piccole imprese. Al Sud, invece, il mancato sorpasso del diesel sulla benzina attenua almeno in parte l’impatto del riordino fiscale, pur in un contesto economico già fragile.
Il tema dei carburanti torna così a intrecciarsi con quello delle disuguaglianze territoriali. Un litro di gasolio non pesa allo stesso modo a Bolzano e a Napoli, non solo per il prezzo alla pompa, ma per il diverso reddito medio, la diversa offerta di trasporti alternativi e le distanze quotidiane da coprire. Una differenza che rischia di amplificarsi se, nei prossimi mesi, il mercato dovesse reagire ulteriormente agli aggiustamenti fiscali e alle tensioni internazionali sull’energia.
Per ora, il quadro tracciato dall’Unione nazionale consumatori racconta un’Italia divisa, dove il riordino delle accise non ha prodotto un effetto uniforme, ma ha messo in evidenza vecchie fragilità e nuove asimmetrie. Una situazione destinata a restare sotto osservazione, soprattutto per chi dell’auto e del gasolio non può fare a meno.
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