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17 milioni per conciliare lavoro e famiglia: il Piemonte scommette sul ceto medio con buoni fino a 6.000 euro

Un piano sperimentale tra welfare aziendale e sostegno diretto alle famiglie, con una regia tutta regionale

17 milioni per conciliare lavoro e famiglia: il Piemonte scommette sul ceto medio con buoni fino a 6.000 euro

17 milioni per conciliare lavoro e famiglia: il Piemonte scommette sul ceto medio con buoni fino a 6.000 euro. A sinistra: Chiorino; a destra: Cirio

Un intervento da circa 17 milioni di euro per provare a colmare una delle fratture più evidenti del mercato del lavoro contemporaneo: quella tra occupazione, carichi familiari e tenuta del ceto medio. La Giunta regionale del Piemonte ha approvato il piano Alfa – Accordo lavoro famiglia, un progetto sperimentale che punta sulla conciliazione vita-lavoro attraverso voucher diretti alle famiglie e piani di welfare integrato rivolti alle imprese.

Il cuore della misura è un voucher per la conciliazione vita-lavoro del valore massimo di 6.000 euro a famiglia, spendibile nell’arco di 12 mesi, anche non consecutivi. Il contributo è destinato a donne occupate e donne disoccupate, a condizione che queste ultime partecipino a percorsi di politiche attive del lavoro. Il requisito economico fissato è un Isee fino a 40.000 euro, una soglia che colloca esplicitamente l’intervento nella fascia del ceto medio, spesso esclusa dalle misure di sostegno più tradizionali.

Per i voucher la Regione ha stanziato 8,5 milioni di euro, mentre la parte restante delle risorse sarà impiegata per finanziare piani integrati di welfare per la vita e il lavoro. Il budget complessivo del piano Alfa è coperto per l’80 per cento da fondi ministeriali e per il 20 per cento dal programma Fse+.

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I voucher potranno essere utilizzati per un’ampia gamma di servizi. Sono inclusi i servizi educativi per l’infanzia nella fascia 0-3 anni, i servizi scolastici collegati come pre e post scuola, mensa e trasporti per i bambini tra i 3 e i 6 anni, oltre alle attività ricreative durante la chiusura delle scuole. Rientrano nella misura anche il baby sitting, le attività educative e ricreative per minori fino a 17 anni e i servizi di cura e accompagnamento per persone con disabilità o non autosufficienti.

La seconda gamba del piano riguarda invece il mondo produttivo. Le risorse saranno destinate a pmi piemontesi, soggetti aggregatori per il welfare territoriale e grandi imprese, con l’obiettivo di finanziare piani integrati che spaziano dal lavoro agile alla mobilità sostenibile, passando per i servizi per l’infanzia e per la salute. Un tentativo di intervenire non solo sul reddito, ma anche sull’organizzazione del lavoro e dei tempi di vita.

A rivendicare l’impostazione dell’intervento è la vicepresidente della Regione Elena Chiorino, che ha spiegato il senso politico e sociale della misura: «Diamo supporto alle pmi, ossatura di questa regione, ricordandoci del ceto medio - che non sempre rientrano nelle linee di intervento -, delle donne occupate e disoccupate. Possono avere anziani a carico, dei bimbi, e devono poter essere libere di poter avere ambizioni di carriera e di poter fare figli».

Il piano Alfa partirà con una fase di monitoraggio stimata tra i 6 e i 12 mesi. In una prima fase verranno attivati i piani integrati di welfare per la vita e il lavoro, seguiti successivamente dall’erogazione dei voucher alle famiglie. Un percorso graduale, pensato per testare l’impatto della misura e valutare eventuali correttivi.

Sul tavolo resta una sfida più ampia: capire se strumenti di questo tipo riusciranno davvero a incidere sulla qualità della vita delle famiglie piemontesi e sulla partecipazione femminile al lavoro, o se resteranno un intervento sperimentale in un contesto segnato da costi crescenti e servizi spesso insufficienti. La Regione scommette su una risposta strutturata, rivolta a chi lavora e fatica a tenere insieme tutto.

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