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La prossima alluvione è solo questione di tempo: a Montanaro la politica frena mentre il territorio resta esposto

Dal bacino di laminazione ai fossi irrigui, la sicurezza del territorio resta ferma mentre cresce il rischio climatico

La prossima alluvione

La prossima alluvione è solo questione di tempo: a Montanaro la politica frena mentre il territorio resta esposto

La pazienza è finita. A Montanaro, il Comitato Pro Alluvionati torna a farsi sentire con un documento duro e articolato, che mette nel mirino l’Amministrazione comunale e chiede un cambio di passo immediato sulla salvaguardia del territorio. Non solo grandi opere, ma interventi concreti, coordinati e tempestivi, per ridurre un rischio alluvione che, secondo i comitati, aumenta ogni giorno di immobilismo.

Il punto di partenza resta il progetto del Bacino di Laminazione sul Rio Fossasso, attualmente in Valutazione di Impatto Ambientale presso la Regione. Un’opera considerata strategica, ma che da sola non basta. «La sicurezza del territorio non può essere affrontata guardando a un solo progetto», è il messaggio che emerge con chiarezza dal documento datato 3 gennaio 2026. Accanto al Fossasso esistono criticità collaterali, legate alla manutenzione ordinaria e straordinaria del reticolo idrico minore, che oggi vengono giudicate trascurate.

Il nodo centrale è quello della prevenzione. I comitati parlano apertamente di eventi atmosferici estremi imprevedibili, sempre più frequenti, e di un rischio che cresce se non si interviene per tempo. Proprio per questo, già il 22 maggio 2025, il Comitato Pro Alluvionati e il Comitato di Difesa Ambientale avevano presentato una richiesta congiunta per ottenere l’autorizzazione a svolgere azioni di volontariato finalizzate alla pulizia dei fossi irrigui adiacenti alle strade bianche campestri. Una richiesta che nasceva da una scelta precisa: superare appartenenze politiche e lavorare sui risultati.

L’autorizzazione è arrivata il 4 giugno 2025, con il via libera degli Uffici comunali – Settore Tecnico. Il progetto prevedeva il coinvolgimento di più soggetti: i volontari dei due comitati, i Consorzi irrigui di zona, i rappresentanti dell’associazione degli imprenditori agricoli montanaresi. Un lavoro corale, pensato per intervenire in modo mirato proprio nei mesi in cui l’irrigazione è sospesa e i fossi risultano asciutti.

Eppure, a distanza di mesi, secondo il Comitato Pro Alluvionati non è stato fatto nulla. Una situazione che genera stupore e amarezza, soprattutto perché tra i firmatari della richiesta del maggio 2025 figurava Luca Rastaldo, allora rappresentante del Comitato di Difesa Ambientale e oggi capogruppo di maggioranza. Proprio da lui, sottolineano i comitati, ci si aspettava un ruolo attivo per dare seguito a quanto autorizzato.

Il problema, spiegano, è che l’autorizzazione tecnica non basta. Serve una regia politica. Serve l’attivazione di un tavolo tecnico che metta attorno allo stesso tavolo tutti i soggetti coinvolti, per programmare e coordinare gli interventi. Senza questo passaggio, anche la disponibilità dei volontari rischia di restare lettera morta. Un’assenza che viene imputata non solo al capogruppo di maggioranza, ma anche al sindaco Careri, accusato di aver sottovalutato o dimenticato una problematica che per il territorio resta cruciale.

Nel mirino finisce anche la gestione delle risorse economiche. I comitati contestano la scelta di appaltare la pulizia del Rio Baina nel tratto centrale del paese, un intervento già eseguito un paio di anni fa e che, allo stato attuale, non presenterebbe particolari criticità. Le vere emergenze, sostengono, si trovano a monte e a valle dell’abitato, dove l’alveo mostra condizioni ben più problematiche.

Da qui la richiesta precisa: destinare i 10.000 euro stanziati per la pulizia del tratto compreso tra ponte San Rocco e ponte di via Varchi alla manutenzione del tratto nord del Rio Baina, là dove il rio nasce e dove gli interventi sarebbero oggi più urgenti ed efficaci in chiave preventiva.

Il documento si chiude con un appello diretto a Rastaldo, affinché faccia prevalere la sua sensibilità ambientale e il suo passato impegno nel Comitato di Difesa Ambientale, trasformando le autorizzazioni già concesse in azioni concrete. Perché, ribadiscono i comitati, il tempo delle promesse è finito. E quando si parla di alluvioni, aspettare significa esporsi.

Montanaro si trova davanti a un bivio chiaro: continuare a rincorrere le emergenze o costruire una strategia di prevenzione condivisa, fatta anche di piccoli interventi ma capaci di fare la differenza. La prossima piena, ricordano i cittadini, non aspetta i tempi della politica.

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