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07 Gennaio 2026 - 22:04
Alberto Cirio e Stefano Lo Russo
Opposizione sì, ma con la delicatezza di chi sa dove mettere i piedi. E soprattutto di chi sa quando non conviene inciampare. Il Cresci Piemonte supera senza traumi il primo tornello istituzionale – le Commissioni prima e seconda del Consiglio regionale, riunite in seduta congiunta – e si avvia verso l’Aula con un dettaglio politico che vale più di molte dichiarazioni ufficiali: tutti e quindici gli emendamenti sono della giunta regionale di Alberto Cirio. L’opposizione, nel frattempo, prende appunti. E non alza la mano.
La seduta, presieduta da Mauro Fava, si chiude con il via libera a maggioranza, alla presenza dell’assessore all’Urbanistica Marco Gallo e dell’assessore al Bilancio Andrea Tronzano. Il disegno di legge 94, formalmente intitolato “Disposizioni temporanee in materia urbanistica per l’accelerazione dello sviluppo economico regionale”, informalmente noto come Cresci Piemonte, passa senza scosse. Non perché manchino i nodi, ma perché nessuno ha davvero interesse a stringerli adesso.
Il provvedimento promette di favorire gli investimenti sul territorio, accorciando le procedure e dimezzando le tempistiche necessarie per le modifiche agli strumenti urbanistici. Vale per i progetti finanziati con fondi europei, statali e regionali, ma anche – novità non secondaria – per quelli sostenuti esclusivamente da capitali privati, purché rientrino nella rassicurante categoria dell’“interesse strategico regionale”. Strategico, in Piemonte, significa almeno 5 milioni di euro di investimento, un aumento occupazionale del 10% (con un minimo di 20 addetti) oppure, nel caso di nuovi insediamenti, almeno 100 lavoratori. Lo sviluppo corre, ma con il righello.
La norma ha carattere temporaneo, dettaglio che aiuta a rassicurare tutti: scade il 31 dicembre 2030. Serve – spiegano dalla Regione – a sfruttare meglio risorse che hanno orizzonti rigidi, come il Pnrr e i fondi europei, quelli che se non li spendi in tempo poi non tornano. Per attuarla, la Regione mette sul piatto 400 mila euro nel 2026 e 500 mila euro nel 2027 e 2028, ovviamente condizionati all’approvazione del bilancio di previsione. Priorità, almeno sulla carta, alle varianti urbanistiche dei Comuni sotto i 5 mila abitanti, così anche i piccoli possono sentirsi parte della corsa.
Per Torino e per gli altri capoluoghi di provincia, invece, arriva la cabina di regia: uno strumento pensato per rendere più efficiente l’iter di approvazione delle varianti generali o dei nuovi Piani regolatori, con una riduzione dei tempi della seconda conferenza di pianificazione. Traduzione politica: Torino al centro, perché il vero convitato di pietra di tutta la discussione resta il nuovo Piano regolatore del capoluogo, atteso da trent’anni e diventato improvvisamente una priorità condivisa da quasi tutti.
Ed è qui che si spiega il comportamento del Partito Democratico. Nessun emendamento, nessun ostruzionismo, nessuna sceneggiata. Nadia Conticelli e Daniele Valle parlano apertamente di “linea della responsabilità”. Responsabilità che, letta senza troppi giri di parole, significa non rallentare un percorso che serve a Stefano Lo Russo, sindaco di Torino, alle prese con un Prg che deve vedere la luce in tempi compatibili con la prossima campagna elettorale. Mettere i bastoni tra le ruote al Cresci Piemonte avrebbe significato, di fatto, rallentare Torino. E il Pd non ha alcuna intenzione di farsi autogol.
Qualche passo avanti, i dem lo riconoscono: dopo l’attività emendativa della giunta, il testo è più attento nel definire cosa sia davvero un intervento strategico. Ma non basta. Il vero tema restano i tempi certi per varianti e nuovi Prg, su cui il Pd è pronto a presentare proposte proprie in Aula, nel caso la maggioranza facesse orecchie da mercante alle richieste di Comuni e categorie produttive.
Il dibattito, per ora sommesso, si arricchisce anche di altre voci. Alice Ravinale (Avs) invita a non dimenticare la necessità di una riforma complessiva della legge urbanistica regionale e mette in guardia sul dimezzamento dei tempi per le osservazioni dei soggetti esterni, che rischia di comprimere la partecipazione. Il Movimento 5 Stelle resta vigile: velocizzare va bene, ma senza sacrificare trasparenza e correttezza. Nessuno dice no, ma ognuno segna il territorio.

Daniele Valle
Intanto la maggioranza si organizza. I relatori nominati per l’Aula sono Paolo Ruzzola (Forza Italia), Silvio Magliano(Lista Cirio) e Marina Bordese (Fratelli d’Italia). Per la minoranza, toccherà a Daniele Valle (Pd), Pasquale Coluccio(M5s), Alice Ravinale (Avs) e Vittoria Nallo (Sue). E proprio in Aula dovrebbe arrivare l’emendamento annunciato dalla Lega, firmato dal capogruppo Fabrizio Ricca, che punta a fissare finalmente paletti temporali rigidi: 90 giorni per le deduzioni del comitato di copianificazione e altri 120 per le controdeduzioni. Se tutto fila liscio, il nuovo Piano regolatore di Torino potrebbe vedere la luce già nel 2026. Tempistica perfetta, quasi sospetta.
Non manca, però, la stoccata politica finale. Se il Cresci Piemonte era davvero urgente – fanno notare Conticelli e Valle – perché doveva arrivare in Consiglio a giugno 2025 e invece viene licenziato in Commissione solo ora, a gennaio dell’anno successivo, quando la scadenza dei fondi Pnrr è ormai dietro l’angolo? Domanda legittima, posta senza alzare la voce, giusto per ricordare che l’urgenza, in politica, è spesso una questione di calendario più che di necessità.
Ora la palla passa all’Aula. Il confronto vero comincerà lì. Ma il clima, almeno per il momento, resta quello della mediazione controllata: il Pd non vuole rallentare Torino, la maggioranza vuole portare a casa il suo provvedimento-bandiera e l’emendamento Ricca rischia di diventare il perno di un accordo trasversale. Se non ci saranno colpi di scena, il Cresci Piemonte passerà senza scossoni. Tutti soddisfatti. Tutti responsabili. E tutti pronti, naturalmente, a rivendicarne il merito.
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