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08 Gennaio 2026 - 11:58
Elsa lotta per la vita a 15 anni dopo il rogo di Capodanno: “Non sappiamo cosa può succedere”
La notte di Capodanno si è trasformata in un incubo che non conosce ancora un epilogo. Elsa, studentessa biellese di 15 anni, è ricoverata in Rianimazione all’ospedale di Zurigo dopo essere rimasta gravemente ferita nell’incendio del bar Le Constellation a Crans-Montana, in Svizzera. Le sue condizioni restano critiche, e il percorso che la attende è lungo, complesso, carico di incognite.
A raccontare questi giorni sospesi è il padre Lorenzo, che sulle pagine di Torino de La Repubblica descrive una situazione ancora instabile, segnata dall’attesa e dalla paura. «La situazione è tesa. Siamo ancora in una fase in cui non si sa cosa può succedere. Servirà del tempo», spiega, dando voce a uno stato d’animo condiviso da tutta la famiglia.
Elsa stava trascorrendo le vacanze nella sua casa in Svizzera quando è rimasta coinvolta nel rogo. Le ustioni riportate sono gravissime: di secondo e terzo grado su oltre il 60% del corpo. Un quadro clinico che ha reso necessario il ricovero immediato in terapia intensiva e una serie di interventi chirurgici delicatissimi.

Nelle scorse ore la ragazza ha affrontato il primo intervento chirurgico, durato 12 ore. «Ha appena subito il primo intervento chirurgico: un’operazione di ricostruzione all’intestino, necessaria per via di un batterio. Tecnicamente è andata bene», racconta il padre, sottolineando però come il percorso sia tutt’altro che concluso. I medici hanno già previsto altri due rientri in sala operatoria entro l’inizio della prossima settimana, segno di una situazione che resta estremamente complessa.
La prognosi è riservata e i tempi sono difficili da definire. «Ci dicono che ci vorranno settimane prima di poter valutare l’evoluzione della situazione: in questo lasso di tempo non si sa cosa potrà avvenire», spiega ancora Lorenzo. Parole che restituiscono tutta la fragilità di una fase in cui ogni giorno può portare piccoli passi avanti o nuove difficoltà.
Anche il ritorno a casa non è, al momento, una possibilità concreta. Dopo la prima lunga operazione, «non potrà rientrare a breve ma non si sbilanciano. Potrebbero passare settimane ma anche mesi», riferisce il padre. Un’attesa che pesa, ma che è sostenuta da una rete di aiuti che in queste ore sta facendo la differenza.
Attorno a Elsa e alla sua famiglia si è infatti stretta una solidarietà ampia e concreta, che supera i confini nazionali. «Qui a Zurigo la protezione civile, i medici e gli psichiatri del Niguarda, il console di Zurigo, tutti stanno dando un aiuto incredibile: un sostegno morale, psicologico, materiale», racconta Lorenzo, ringraziando chi, in silenzio, sta accompagnando questa battaglia quotidiana.
La vicinanza arriva sia dall’Italia sia dalla Svizzera. «La vicinanza è consistente, sia da parte delle persone e delle varie associazioni che sono venute dall’Italia che da parte degli svizzeri che lavorano all’ospedale e sono eccezionali», sottolinea il padre. Un sostegno che si riflette anche nella professionalità del personale sanitario. «Le autorità nonché tutta la struttura del Kinderspital, dal primario alle infermiere passando dai tecnici, sono stati meravigliosi e lo continueranno a essere finché Elsa ne avrà bisogno».
In queste ore non ci sono certezze, solo la consapevolezza che la strada sarà lunga e che ogni piccolo segnale positivo avrà un valore enorme. Elsa resta in Rianimazione, circondata da cure, attenzioni e da una comunità che, pur a distanza, continua a sperare con lei. La sua storia è sospesa tra il dolore di una notte che ha cambiato tutto e la forza silenziosa di chi, giorno dopo giorno, prova a costruire una possibilità di futuro.
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