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San Raffaele Cimena, oltre 500 persone per “Bruciamo la Befana”

Il palo guarda Superga: secondo la tradizione è buon segno

San Raffaele Cimena

San Raffaele Cimena, oltre 500 persone per “Bruciamo la Befana”

Una sera d’inverno, un falò che illumina la collina, bambini in attesa del conto alla rovescia e un paese intero che si ritrova. Anche quest’anno San Raffaele Cimena ha salutato le feste con “Bruciamo la Befana”, arrivata alla 28ª edizione, confermandosi uno degli appuntamenti più sentiti e partecipati del territorio.

L’evento, organizzato dalla Squadra A.I.B. e Protezione Civile San Raffaele Cimena ODV, ha trasformato la serata in un momento di incontro capace di unire famiglie, giovani, anziani e volontari, sotto il segno di una tradizione che continua a rinnovarsi senza perdere autenticità. Oltre 500 persone hanno scelto di esserci, riempiendo la Piana di San Raffaele con voci, sorrisi e una partecipazione che ha superato ogni aspettativa.

Protagonista indiscussa, come da tradizione, la Befana Dolores, accolta dall’entusiasmo dei più piccoli. Il conto alla rovescia, scandito proprio dai bambini, ha accompagnato l’accensione del falò, momento centrale della serata. Secondo il rito popolare, se il palo del falò guarda verso Superga, l’anno che inizia porterà buoni presagi. Questa volta, Superga l’ha vista arrivare, alimentando simboli, racconti e speranze condivise.

Alla manifestazione hanno preso parte numerose autorità e rappresentanti istituzionali. Presenti il sindaco Ettore Mantelli, la Polizia Municipale, la consigliera della Città Metropolitana Clara Marta, il sindaco di Pavarolo Laura Martini, Don Martino e molti cittadini dei comuni vicini, a testimonianza di quanto l’evento abbia ormai superato i confini del paese.

Nel corso della serata, proprio Don Martino ha invitato tutti a un momento di riflessione, richiamando quanto accaduto nella notte di Capodanno a Crans-Montana, una tragedia che ha colpito giovani vite. Parole che hanno riportato l’attenzione sul valore del rispetto, della sicurezza e della consapevolezza, inserendo la festa in un contesto più ampio, capace di tenere insieme tradizione e responsabilità.

“Bruciamo la Befana” non è soltanto un falò. È un rito collettivo che racconta il territorio, la sua storia e il bisogno, sempre attuale, di ritrovarsi. Una serata fatta di gesti semplici, di condivisione reale, di presenza. Ed è anche il risultato di un lavoro silenzioso e costante.

Un pensiero particolare è andato ai volontari, uomini e donne che mettono a disposizione tempo, energie e competenze, spesso sottraendoli alle proprie famiglie. Senza cercare visibilità, garantiscono organizzazione, sicurezza e serenità a tutta la comunità. È grazie a loro se eventi come questo continuano a esistere e a crescere. Come ricordato nel messaggio finale del presidente Roberto Scalafiotti, essere volontari significa sentirsi custodi e sentinelle del territorio, con orgoglio e senso di responsabilità.

La 28ª edizione si è chiusa così, tra tradizione rispettata, partecipazione straordinaria e uno sguardo rivolto all’anno appena iniziato. A San Raffaele Cimena, la Befana è stata bruciata ancora una volta. E il paese, ancora una volta, si è riconosciuto intorno a quel fuoco.

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