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Cronaca

Perché nessuno ha controllato per sei anni il locale dove sono morti 40 ragazzi?

Le Constellation, Crans-Montana: ultima ispezione nel 2019, lavori non autorizzati nel seminterrato e fuochi pirotecnici indoor. L’inchiesta per omicidio colposo apre un buco nero nei controlli sulla sicurezza

Perché nessuno ha controllato per sei anni il locale dove sono morti 40 ragazzi?

Perché nessuno ha controllato per sei anni il locale dove sono morti 40 ragazzi?

Ultima ispezione nel 2019, lavori nel seminterrato senza autorizzazione e un divieto immediato ai cosiddetti “fuochi da bottiglia”. Dentro la cronaca, fuori le scorciatoie: cosa non ha funzionato davvero al Le Constellation, mentre la Procura del Canton Vallese indaga per omicidio colposo.

Una sala seminterrata, luci intermittenti, musica ad alto volume. Poi una sorta di “pioggia” di scintille: candeline pirotecniche fissate al collo delle bottiglie, un gesto ormai diventato consuetudine in molti locali alpini. In meno di un minuto la festa degenera. Il calore aumenta, i gas si accumulano, le fiamme si propagano sul soffitto. È il fenomeno noto come flashover, una transizione rapidissima che trasforma un ambiente chiuso in una trappola. A Crans-Montana, nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026, l’incendio al bar Le Constellation provoca una strage che colpisce soprattutto giovanissimi. Oggi è accertato che quel locale non veniva sottoposto a controlli di sicurezza da sei anni. A confermarlo è il sindaco Nicolas Féraud, che lo ammette pubblicamente in conferenza stampa. Non solo: nel seminterrato sarebbero stati eseguiti lavori interni privi delle necessarie autorizzazioni. Da qui prende forma un quadro che va oltre la singola responsabilità e chiama in causa l’intero sistema dei controlli.

Le prime ricostruzioni convergono sull’innesco: le candeline a scintille avrebbero raggiunto materiali presenti sul soffitto, dando origine a un incendio che si è propagato in modo fulmineo. La Procura del Canton Vallese, guidata dalla procuratrice generale Béatrice Pilloud, procede per incendio colposo e omicidio colposo. Gli inquirenti parlano apertamente di una sequenza compatibile con la dinamica “candeline – soffitto – flashover”, supportata da filmati acquisiti e da rilievi tecnici.

Sul piano amministrativo, il dato più pesante riguarda i controlli. L’ultima ispezione ufficiale risale al 2019. Le verifiche annuali previste non sono state effettuate tra il 2020 e il 2025. È lo stesso Comune di Crans-Montana a confermarlo, annunciando contestualmente il divieto immediato di qualsiasi oggetto pirotecnico in luoghi chiusi su tutto il territorio comunale. Un provvedimento adottato dopo la tragedia, ma che implicitamente riconosce una falla strutturale nella prevenzione.

Il bilancio umano resta drammatico: circa 40 morti e oltre 100 feriti, molti dei quali giovanissimi, provenienti da diversi Paesi. Le operazioni di identificazione sono state complesse e hanno richiesto il supporto internazionale, in particolare delle autorità francesi. La dimensione transfrontaliera dell’evento ha spinto la Francia ad aprire un fascicolo di supporto per assistere le famiglie delle vittime.

Un altro nodo riguarda la capienza. I documenti disponibili indicano un limite massimo di 200 persone, suddivise tra piano terra e seminterrato. Resta da chiarire quante persone fossero effettivamente presenti al momento dell’innesco e se tutte le vie di fuga fossero operative. In ambienti affollati e chiusi, pochi secondi fanno la differenza tra un’evacuazione possibile e il caos. Se il numero dei presenti fosse stato superiore a quello autorizzato, i tempi di esodo si sarebbero inevitabilmente allungati oltre la soglia compatibile con un flashover.

le bare

La cronologia ufficiale degli atti comunali è lineare: ispezioni nel 2016, 2018 e 2019, con prescrizioni e richieste di adeguamento, poi il vuoto fino al 2025. Il Comune parla apertamente di “rammarico” per l’assenza di verifiche in quegli anni, un periodo che coincide in parte con la pandemia, ma che non può essere spiegato solo con l’emergenza sanitaria. L’amministrazione ha annunciato l’intenzione di affidarsi in futuro anche a strutture esterne per garantire continuità e rigore nei controlli.

Il punto centrale dell’inchiesta è capire se, dopo il 2019, il locale sia stato modificato senza una nuova valutazione: materiali, rivestimenti, arredi fissi, impianti. In particolare nel seminterrato, Rai ha documentato la presunta esecuzione di lavori non autorizzati. Ogni modifica, anche apparentemente marginale, può alterare il comportamento al fuoco di un ambiente. Stabilire cosa fosse installato sul soffitto e da quando è una priorità per le perizie.

Gli investigatori sottolineano che, al momento dell’ultima ispezione nota, le dotazioni risultavano conformi. Ma sei anni senza verifiche significano assenza di controlli su allarmi, illuminazione di emergenza, segnaletica, compartimentazioni e piani di evacuazione. Non è secondario, inoltre, che secondo più ricostruzioni giornalistiche non risultassero attivi dispositivi di allarme antincendio e che l’uso di effetti pirotecnici indoor fosse entrato nelle prassi del locale. Su questo punto convergono sia le testimonianze sia le ammissioni del sindaco Féraud.

L’inchiesta penale ipotizza responsabilità precise. I gestori, i coniugi Jacques Moretti e Jessica Moretti, sostengono di aver sempre operato “a norma”, ricordando che il locale era stato ispezionato più volte in passato. Ma questa linea difensiva dovrà confrontarsi con il dato oggettivo: l’ultimo controllo risale al 2019. Nel frattempo, un altro locale riconducibile alla stessa gestione è stato chiuso in via cautelativa.

Sul piano istituzionale, il Comune di Crans-Montana ha annunciato la volontà di partecipare attivamente al procedimento per favorire l’accertamento delle responsabilità. La Procura vallesana coordina rilievi tecnici, audizioni e acquisizioni documentali. È stata annunciata anche una cerimonia ufficiale di commemorazione, alla quale potrebbe partecipare il presidente francese Emmanuel Macron, a conferma della rilevanza internazionale della tragedia.

Dal punto di vista normativo, la Svizzera prevede un quadro federale, ma l’applicazione concreta della prevenzione incendi è demandata ai Cantoni e, per alcuni aspetti, ai Comuni. Nel Vallese, la legge cantonale di riferimento attribuisce ai municipi compiti diretti di controllo. Un sistema che funziona solo se le verifiche sono regolari e tracciabili. A Crans-Montana questo non è avvenuto, e il periodo 2020–2025 rappresenta una cesura che oggi nessuno mette in discussione.

La tragedia ha riportato al centro il tema delle cosiddette sparkler candles, piccole fonti pirotecniche usate come effetto scenico. In ambienti chiusi e affollati, a contatto con materiali fonoassorbenti o decorativi, non sono innocue. Gli inquirenti ritengono che proprio questa pratica abbia avuto un ruolo determinante nell’innesco. Da qui il divieto comunale e l’indicazione, condivisa da diversi esperti, di sostituire questi effetti con soluzioni prive di calore.

Nelle ore successive all’incendio, la diffusione di notizie false e immagini manipolate ha complicato la lettura dei fatti. Un primo riferimento a una “esplosione” ha alimentato confusione, ma gli esperti spiegano che il flashover può essere percepito come un boato, senza che vi sia un’esplosione in senso tecnico. Il lavoro di verifica delle informazioni ha chiarito progressivamente la dinamica reale.

Restano domande aperte: quali dotazioni di sicurezza fossero effettivamente operative quella notte, se le uscite fossero immediatamente individuabili, se i materiali presenti rispettassero le classi di reazione al fuoco richieste, quante persone si trovassero realmente all’interno e perché la catena dei controlli si sia interrotta per sei anni. Le risposte arriveranno dall’indagine penale, ma il caso Le Constellation evidenzia già una lezione chiara: un’ispezione saltata non è una formalità mancata, è un rischio che cresce nel tempo.

Fonti: Comune di Crans-Montana, Procura del Canton Vallese, Rai, Autorità cantonali vallesane, Dichiarazioni ufficiali del sindaco Nicolas Féraud, Comunicazioni della procuratrice Béatrice Pilloud, Media svizzeri e francesi.

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