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Gol, urla e "sceneggiata napoletana": Osimhen vince la partita ma "aggredisce" il suo compagno di squadra (VIDEO)

Il 4-0 al Mozambico basta per passare il turno, ma a far rumore è ancora una volta il carattere del centravanti

Gol, urla e sceneggiata

Gol, urla e sceneggiata napoletana: Osimhen vince la partita ma perde ancora la battaglia con se stesso

Nigeria-Mozambico è una formalità chiusa sul 4-0, qualificazione ai quarti archiviata senza sudare e partita che scivola via già sul 3-0, con doppietta di Osimhen e due assist di Lookman, un dominio tecnico e fisico che racconta tutta la distanza tra le due squadre, poi però basta un pallone non restituito su calcio d’angolo, un passaggio giudicato sbagliato o tardivo, e la partita cambia volto, non nel punteggio ma nel teatro.

Victor Osimhen esplode, urla, gesticola, perde completamente la misura, Lookman prova a mettersi in mezzo per spegnere l’incendio e finisce travolto, zittito, affrontato a muso duro, scena plateale, compagni costretti a dividerli, Chelle che capisce subito dove sta andando la serata e lo toglie dal campo un minuto dopo, mentre lo stadio accompagna l’uscita del centravanti del Galatasaray con una bordata di fischi che pesa come una sentenza.

Il problema non è il litigio, succede, il problema è la rappresentazione, la necessità di trasformare ogni dettaglio in un caso, di occupare la scena anche quando la partita è già vinta, di rendere ingestibile ciò che dovrebbe essere ordinaria amministrazione.

Eppure questa storia ha radici profonde, perché Osimhen non nasce comodo, nasce ai margini, cresce in un Paese duro come la Nigeria, senza la madre, imparando presto che la vita va afferrata con i denti se vuoi restare in piedi, e quel temperamento feroce che oggi fa discutere è lo stesso che lo ha tirato fuori dalla miseria, lo ha portato in Europa, lo ha reso campione d’Italia con il Napoli e Pallone d’Oro africano nel 2023, riscatto personale e familiare completo, da Lagos ai tetti del calcio mondiale.

Tanto di cappello al classe 1998, perché il percorso è reale e meritato, ma il paradosso è tutto qui: quella fame primordiale, quella rabbia che lo ha spinto verso la gloria, oggi è la stessa che gli chiude la porta dell’ultimo gradino, quello che porta davvero nell’élite assoluta, quella delle grandissime d’Europa, Real Madrid, Barcellona, PSG, magari proprio quello del suo ex compagno Khvicha Kvaratskhelia.

A 27 anni le possibilità di domare definitivamente se stesso non sono infinite e questo, per chi ama il calcio, è il vero peccato, perché talenti così vorresti vederli brillare sempre, senza asterischi, senza scene fuori copione, senza dover spiegare ogni volta che sì, è un fuoriclasse, ma con istruzioni per l’uso.

Quando vi chiedete perché Osimhen sia finito in Turchia e non in una superpotenza europea, la risposta passa anche da qui, forse non è l’unica, ma è sicuramente una delle più rumorose.

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